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caròtide

sf. [sec. XVIII; dal greco karōtís-ídos, forse connesso con káros, sonno, perché si riteneva regolasse il sonno]. Vaso arterioso destinato all'irrorazione del collo e della testa. Nell'uomo le carotidi sono due: l'arteria carotide comune sinistra, che si origina dall'arco aortico, e quella destra, che sorge dall'arteria omonima. I due vasi risalgono il collo, addossandosi alla vena giugulare interna e al vago (con cui formano il cosiddetto fascio neurovascolare), biforcandosi poi all'altezza della cartilagine tiroidea nella carotide esterna e nella carotide interna, che penetrano nel capo, distribuendosi in rami collaterali e terminali. La prima provvede essenzialmente all'irrorazione della parte superiore del collo e della faccia, terminando nella ghiandola parotide; l'arteria carotide interna, attraversato prima il canale carotideo dell'osso temporale e poi, con un tratto flessuoso (sifone carotideo), il seno cavernoso della dura madre, provvede alla vascolarizzazione di gran parte del cervello e dell'occhio.