carburo

sm. [sec. XIX; da carb(onio)+-uro]. Composto chimico binario formato da carbonio e da un elemento di tipo metallico o quasi metallico. La composizione di alcuni carburi, che si definiscono stechiometrici, rispecchia la normale valenza degli elementi che li compongono come per esempio il carburo di alluminio Al4C₃ nel quale l'alluminio e il carbonio presentano le loro solite valenze rispettivamente di quattro e di tre. Trattati con gli acidi forti, i carburi di questo tipo liberano metano: Al4C₃+12HCl —→ 4AlCl₃+3CH4. Altri carburi, definiti non stechiometrici, contengono invece il carbonio e l'elemento metallico in un rapporto atomico che non segue le normali regole di valenza, come per esempio nel carburo di ferro Fe₃C indicato con il nome di cementite. Formano carburi di questo tipo, oltre al ferro, altri metalli tra cui il cromo, il cobalto, il tungsteno e il molibdeno: del cromo, del tungsteno e del molibdeno sono noti vari carburi contraddistinti da un punto di fusione e da una durezza elevatissimi, per cui possono venir usati, per esempio, nella fabbricazione di utensili, ecc. Anche alcuni elementi di carattere non metallico formano con il carbonio carburi durissimi, come tra l'altro il boro e il silicio: quest'ultimo fornisce il carburo noto con il nome di carborundum. Il nome di carburo viene anche usato per indicare alcuni composti che dovrebbero meglio dirsi acetiluri perché la loro struttura deriva da quella dell'acetilene, come per esempio quella del carburo di calcio, CaC₂. In siderurgia viene detta carburo anche una miscela di CaC₂ e CaO caricata talvolta nel cubilotto assieme al coke, come combustibile; permette di aumentare la temperatura, oppure, se viene caricata in sostituzione di parte del coke, permette di ridurre il tenore finale di zolfo nella ghisa. Carburi altamente refrattari vengono formati con S e B.