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caricatura

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Lessico

Sf. [sec. XVII; da caricare].

1) Ant., l'atto del caricare, carico.

2) Raffigurazione che accentua tratti caratteristici e deteriori di una persona o di una situazione e ne dà un'immagine ridicola e grottesca: questo è Rossini in una caricatura dell'epoca; una riuscita caricatura di un certo conformismo provinciale; metter in caricatura, rappresentare in modo ridicolo e pungente, beffare.

3) Imitazione goffa e mal riuscita che risulta involontariamente comica: col suo atteggiamento pomposo era la caricatura della dignità paterna.

Arte

Fin dalla più remota antichità (Egizi, Babilonesi, Cinesi) è possibile ritrovare elementi caricaturali (piccole sculture, papiri egizi). Diverse figure grottesche appaiono già nella ceramica corinzia, ionica ed etrusca del sec. VI a. C. Nei sec. V e IV a. C. si diffonde la caricatura vera e propria – spesso in parodie di scene mitologiche – sui vasi attici a figure rosse, sui vasi cabirici della Beozia e sui vasi fliacici dell'Italia meridionale. In età ellenistica e romana la caricatura deriva soprattutto dall'ambiente alessandrino: pigmei, gobbi, danzatori, ecc. si moltiplicano in statuette, pitture e mosaici , fino alla caricatura del Crocifisso con testa asinina graffito nella domus Gelotiana del Palatino. Nell'alto Medioevo figure deformi e visioni infernali costituiscono un mondo orrido, caro soprattutto allo spirito nordico, che culmina nelle visioni di H. Bosch. Ma è con Leonardo da Vinci che si apre in Italia il vero periodo della caricatura moderna dove il disegno, bonariamente umoristico, si volge alla ricerca dei caratteri del personaggio in esame . L'esempio più chiaro Leonardo lo dà nelle teste virili in caricatura (Windsor, Royal Library) e nel profilo grottesco dello Scaramuccia (Oxford, Christ Church). Di questo periodo non vanno dimenticate le analoghe ricerche condotte da Dürer. Il Seicento ha come tipici rappresentanti della caricatura nomi di rilievo come quelli dei Carracci, di Mitelli, di Bernini, di Guercino, i quali con pochi tratti sono capaci di evidenziare i difetti e i pregi di un personaggio. La ricerca di questo periodo culmina nelle illustrazioni di G. M. Crespi per il di G. C. Croce; un posto a sé occupano i ritratti caricaturali del Tiepolo. Nel Settecento P. L. Ghezzi, nei volumi conservati nella Biblioteca Vaticana e negli affreschi della villa Falconieri a Frascati, costruisce una caricatura di eccezionale mordente. W. Hogarth e T. Rowlandson eccellono in Inghilterra; Goya in Spagna. In questo contesto la caricatura diventa arte autonoma legandosi intimamente alle vicende dell'incisione per poi acquistare con la litografiaua precisa espressione: infatti la litografia, col suo metodo di stampa, consente alla caricatura di costituirsi in scuole nazionali particolari. Le scuole che si segnalano in tale occasione sono quella francese , quella tedesca e quella inglese. La caricatura del sec. XIX, di predominante tono satirico-politico, ha ampio sviluppo in tutta Europa, trovando un potente mezzo di diffusione nella stampa litografica.

Editoria

I primi e più famosi giornali satirici (La Caricature, 1830-35, e Le Charivari, 1832-93) nascono in Francia fondati dal caricaturista Charles Philipon e aperti alla collaborazione di disegnatori quali Grandville, C. J. Traviès, H. Monnier, P. Gavarni, H. Daumier (che, oltre a una violenta denuncia politica, sviluppa i temi d'una critica di costume, creando Robert Macaire, personaggio emblematico della società borghese e conformista). Seguono quindi J. L. Forain e Th. A. Steinlen, mentre in un posto a sé si colloca la mordente ironia di Toulouse-Lautrec. Alla violenta satira politica si dedica nel sec. XX Le Canard enchaîné (1915). In Inghilterra, dove già all'inizio del secolo erano apparse le feroci caricature antinapoleoniche di Rowlandson e Gillray, nasce nel 1841 il Punch, per iniziativa di Ebenezer Landell, con il sottotitolo London Charivari. Il periodico, cui collaborano tra gli altri J. Leech, J. Tenniel, G. Du Maurier, non si limita a imitare il giornale satirico francese, ma la tradizione inglese riappare in un umorismo bonario. Si usano nel testo piccole illustrazioni o pictures, oppure sketches (schizzi o abbozzi). Quando nel 1843 il governo fa esporre al pubblico i grandi cartoni, cioè le illustrazioni per la decorazione del Parlamento, il Punch pubblica a piena pagina una serie di sei disegni satirici che chiama cartoons (i poveri domandano pane, dice il commento del primo, il governo filantropo offre loro un'esposizione). In Italia manca una tradizione caricaturale e il giornalismo satirico si sviluppa solo dal 1848, nel nuovo clima di fermenti rivoluzionari. I periodici umoristici riescono a sopravvivere agli attacchi della censura politica, cambiando spesso titolo e mantenendo anonimi i disegnatori; da ricordare il quotidiano Don Pirlone (anticlericale), uscito durante il periodo della Repubblica; Il Fischietto e Il Pasquino (1856) a Torino, nei quali si esprimono le eccezionali qualità di Casimiro Teja; Il Guerin Meschino a Milano e, più tardi, L'asino (1892) a Roma, che rivela il talento di Ratalanga (Gabriele Galantara) ed è il primo giornale satirico sociale in Italia. Fra i quotidiani di informazione e politici che accolgono vignette satiriche una menzione particolare spetta all'Avanti! degli anni Dieci e Venti del Novecento, per le feroci caricature antimilitariste e a sfondo sociale di Giuseppe Scalarini. Quando il fascismo vieta l'argomento politico, la caricatura ripiega su una bonaria satira del costume borghese, esemplificata nell'opera di Novello. In Germania fanno la loro apparizione nel 1845 i Blätter> (Fogli volanti). Non è ancora permessa la satira politica e quindi il giornale umoristico tedesco si limita alla caricatura sociale, meno aggressiva ma, in compenso, più variata. Ecco spiegata la caricatura del buon borghese di mezza taglia, cioè di quel signor Biedermeier che darà poi il nome a uno stile, ovviamente di natura borghese. Il Kladderadatsch (Patatrac), nato a Berlino nel maggio 1848, comincia con una satira rivolta ai personaggi celebri, ma ben presto si concentra sulle figure di Schultz e Müller, due sensati rappresentanti della piccola borghesia, e dei baroni von Strudelwitz e von Rudelwitz, due gentiluomini di provincia dalle idee limitate. Ma il grande momento della caricatura tedesca si presenta col Simplicissimus (1896), intorno al quale si raccolgono gli espressionisti, trovando l'interprete più alto in George Grosz, che dissacra i miti della borghesia tedesca preconizzando nei suoi disegni la tragedia del nazismo e della II guerra mondiale. In Russia il Krokodil (1922) trae le sue origini dalla Rivoluzione d'Ottobre. In Italia, nel sec. XX, si affermano giornali umoristici come il Travaso delle idee, il Marc'Aurelio e il Bertoldo, che conta fra i suoi collaboratori il romeno Steinberg, Mosca e Guareschi, in seguito fondatori del periodico umoristico di destra Candido, Attalo, Gec, Onorato, Novello, il pittore Mondaini, il disegnatore A. Bartoli e Mino Maccari, principale illustratore del Selvaggio (1924-43). Ancora da destra, ma con l'atteggiamento di chi ama stare sempre controcorrente, esercita la sua ironia lo scrittore e disegnatore Leo Longanesi, fondatore de L'Italiano (1927) e del Borghese (1950). Un rinnovato gusto per la vignetta caricaturale, politica e di costume, si ha in Italia a partire dagli anni Settanta: A. Fremura, G. Isidori sul Borghese, A. Chiappori, Pericoli e Pirella, Altan sull'Espresso e Panorama, rinverdiscono un'antica tradizione. La nascita di un settimanale dissacrante come Il Male sull'onda della contestazione induce anche i quotidiani a ospitare addirittura in prima pagina, cosa mai avvenuta prima, delle caricature e delle vignette satiriche a commento dei fatti del giorno: si distingue in questo il segno graffiante e indipendente di Giorgio Forattini, soprattutto sulla . La caricatura viene a occupare una parte non piccola nel processo di deformazione e d'astrazione dell'arte contemporanea (sintomatico è il fatto che importanti artisti moderni esordiscono come caricaturisti: Feininger, Kupka, Barlach, Gris, Orozco). Ma è proprio questo fenomeno, unitamente all'esaurirsi nella caricatura dell'elemento umoristico, soppiantato da quello drammatico, che determina la sua fine come genere.

B. Lynch, A History of caricature, Londra, 1926; W. Hofmann, Die Karikatur von Leonardo bis Picasso, Vienna, 1956; E. Cassoni, Storia della caricatura e del disegno umoristico nel mondo, Roma, 1988.