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carrier

s. inglese (propr., trasportatore) usato in italiano come sm.

1) In biochimica, termine che indica le proteine trasportatrici delle molecole che non sono in grado di diffondersi liberamente attraverso le membrane cellulari.

2) Nelle telecomunicazioni, segnale portante generato in un determinato punto dello spettro di frequenza a supporto del segnale contenente l'informazione (analogica o digitale). Quest'ultimo è un segnale in banda base che va da frequenze di pochi KHz a oltre 12 MHz (per le microonde). Il carrier è in genere un segnale analogico, compatibile con il sistema di trasmissione, che viene modulato per trasportare il messaggio secondo cinque modalità basilari: modulazione d'ampiezza (AM), di fase (PM), di frequenza (FM), a codice di impulsi (PCM) e di frequenza con segnale di codifica (SSM).

3) In chimica, termine usato in vari contesti per indicare un gas inerte (anche denominato con la loc. italiana gas di trasporto) che viene fatto fluire in un condotto, avente la sola funzione di trasportare altre specie chimiche. Per esempio, in gascromatografia il gas carrier rappresenta la fase mobile che, fluendo attraverso la colonna o il capillare contenente la fase stazionaria su cui sono legati gli analiti, rimuove questi ultimi trascinandoli verso la zona del rivelatore, dove vengono misurate le loro concentrazioni. Gas carrier tipici per questa e per altre applicazioni sono l'elio, l'argo, l'azoto e il biossido di carbonio.