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carsismo

sm. [dal nome della regione del Carso, dove tali fenomeni sono particolarmente rappresentati]. Termine comprensivo di tutta la gamma dei fenomeni connessi all'azione solvente (corrosione) dell'acqua esercitata a danno delle rocce calcaree (calcari, travertini, ecc.). Oltre che le rocce calcaree, i fenomeni carsici possono interessare anche quelle dolomitiche pure, quelle gessose e, in alcuni casi, anche gli affioramenti di salgemma. È tuttavia nell'ambito delle rocce calcaree che il carsismo trova la massima espressione. Dal punto di vista chimico, il fenomeno sul quale si basa consiste nella trasformazione che subisce il carbonato di calcio per prolungato contatto con acqua ricca di anidride carbonica secondo la reazione ; il carbonato di calcio, praticamente insolubile, passa a bicarbonato molto più solubile e come tale viene asportato, in soluzione, dalle acque di circolazione superficiali e sotterranee. Sulla scorta di ciò appare evidente come i fenomeni carsici possano verificarsi esclusivamente in quelle regioni caratterizzate dall'esistenza di potenti ed estesi affioramenti di rocce calcaree fessurate e da una conformazione superficiale nell'insieme subpianeggiante o comunque priva di marcati rilievi (in caso contrario prenderebbe il sopravvento la normale evoluzione morfologica connessa all'azione meccanica erosiva delle acque dilavanti e di quelle incanalate); dette regioni devono inoltre presentare un clima caldo-umido o temperato-umido poiché la trasformazione del carbonato di calcio in bicarbonato è ostacolata dalla diminuzione della temperatura. L'evolversi del fenomeno carsico può essere così schematizzato: l'originaria circolazione idrica superficiale perde via via di consistenza per il progressivo aumento delle infiltrazioni nel sottosuolo, a seguito dell'ampliamento delle fessure presenti nella roccia sotto gli effetti della dissoluzione "Vedi quattro disegni vol. V. pag. 511" . "Per l'evoluzione del ciclo carsico vedi disegni al lemma del 5° volume." Si realizza, in tal modo, una graduale sostituzione dell'idrografia superficiale con una sotterranea; si intensificano nel contempo i processi di corrosione all'interno delle rocce, processi che si spingono via via a livelli più profondi, fino a raggiungere il basamento della serie calcarea o, se non altro, fino al limite di massima profondità oltre il quale non è più possibile un'attiva circolazione in senso verticale. Detto limite è regolato dal cosiddetto livello di base del fenomeno carsico e può essere rappresentato dal livello più basso al quale sono poste le sorgenti carsiche di scarico, oppure dal contatto fra la pila di rocce calcaree e il loro substrato costituito da altre rocce impermeabili o, caso più generale, dal livello del mare. La lenta, ma inesorabile, azione corrosiva esercitata dalle acque comporta quindi un sistematico allargamento dei condotti e delle cavità sotterranee, fino a provocare, nel tempo, cedimenti delle volte di queste ultime e, in definitiva, la sistematica distruzione dell'edificio calcareo. Il tutto si traduce quindi nella graduale ricomparsa della circolazione subaerea su una superficie di neoformazione. Le principali forme che accompagnano l'evolversi del fenomeno carsico sono rappresentate, per ciò che concerne la superficie, dai campi solcati o carreggiati, dalle doline, dalle uvala, dai polje, dalle valli morte, dalle valli cieche, ecc. I campi solcati o carreggiati, detti anche solchi o carreggiate carsici, corrispondono a profonde e strettissime solcature, ad andamento subparallelo, dirette secondo la linea di massima pendenza, ossia secondo il senso di scorrimento delle acque dilavanti che le hanno originate . Le doline sono depressioni a pianta rotondeggiante e relativamente piccole con diametro generalmente inferiore a 150 m e una profondità che varia da qualche metro a oltre 200 m; in rapporto al profilo trasversale possono assumere forme diverse, a piatto, a scodella, a imbuto, a pozzo, ecc. Le doline presentano spesso sul fondo un inghiottitoio che smaltisce le acque meteoriche; possono anche essere temporaneamente sede di piccoli bacini lacustri. La loro genesi è generalmente connessa a processi di dissoluzione che hanno interessato fessure o sistemi di fessure (doline di corrosione superficiale); non mancano tuttavia esempi di doline dovute allo sprofondamento o al cedimento di volte di cavità sotterranee (doline di corrosione interna). Anche le ùvala corrispondono a conche generalmente chiuse, ma di maggiori dimensioni; derivano per lo più dalla fusione di doline contigue. Dimensioni decisamente maggiori, dell'ordine di parecchi km², hanno i polje o bacini carsici, la cui origine può essere connessa ora a depressioni strutturali, derivate da faglia o sistemi di faglie, fosse sinclinali, ecc., ora a tronchi di vecchie valli subaeree allargati e rimodellati dai processi corrosivi superficiali. Ricollegabili ai polje istriani sono le aguadas delle regioni carsiche tropicali dell'America Meridionale. Le valli morte rappresentano le tracce lasciate dall'originario reticolato idrografico subaereo, ormai scomparso o solo parzialmente presente lungo le cosiddette valli cieche, ossia valli o spezzoni di valle ancora occupati da corsi d'acqua attivi, ma privi di sbocchi superficiali. Il fondo delle depressioni carsiche menzionate, e in particolare quello dei polje, è quasi normalmente ricoperto da depositi colluviali, detti terre rosse, costituiti da sostanze argillose e da impurità detritiche ossidate, originariamente presenti nelle rocce calcaree e di cui rappresentano i residui della dissoluzione. Inghiottitoi, pozzi, condotti forzati, gallerie, tutti variamente ramificati e dall'andamento molto irregolare, caverne, ecc., sono invece le forme più vistose del paesaggio carsico sotterraneo. La differenza fra inghiottitoi e pozzi (questi ultimi sono noti anche con il nome di abissi o voragini) è generalmente basata sulla loro percorribilità (pozzi) da parte dell'uomo; gli inghiottitoi maggiori, ubicati sul fondo di uvala o di valli cieche, sono detti anche foibe. Inghiottitoi e pozzi si sviluppano in media per alcune decine di metri di profondità, ma ne esistono esempi con profondità ben maggiori, dell'ordine di parecchie centinaia di metri. Forme costruttive del carsismo sono, invece, quelle risultanti dalla rideposizione di carbonato di calcio da parte delle acque di circolazione sotterranea e di quelle sorgive per perdita di anidride carbonica. Fra le più comuni vanno ricordate le numerose incrostazioni e, in particolare, le stalattiti e le stalagmiti, che ornano, rendendoli ancora più attraenti e talvolta assai pittoreschi, i complessi di cunicoli, gallerie, caverne, saloni, nicchie, corsi d'acqua, cascate e laghetti sotterranei (innumerevoli aspetti delle cavità carsiche) e che, saldandosi, portano alla formazione di vere e proprie colonne naturali. A rideposizione di carbonato di calcio sono analogamente dovuti tutti i depositi di travertino che si rinvengono lungo i percorsi delle acque carsiche, soprattutto in prossimità di sorgenti e di cascate. Gli ambienti ove sono presenti fenomeni di carsismo presentano particolari problemi per quanto concerne i fenomeni di inquinamento legati alle attività umane. Essi, infatti, per la loro specifica natura determinano la diffusione in direzioni e modi non facilmente prevedibili delle sostanze estranee che vengono immesse nelle acque. Inoltre, le formazioni calcaree che compongono gli ambienti carsici hanno scarsa capacità di cattura e ritenzione nei confronti delle sostanze inorganiche e organiche che le attraversano.

M. Gortani, Compendio di geologia, vol. II, Udine, 1948; C. Chersi, Itinerari del Carso Triestino, Trieste, 1956; G. Valussi, La pietra calcarea in Italia e nel Carso Triestino, Trieste, 1957; D. Cannarella, Il Carso e la sua preistoria, Trieste, 1959; L. Gorlato, Il Carso e la sua vegetazione, in “L'Universo”, Firenze, 1965; R. Mezzena, Flora del Carso, Trieste, 1965; F. Forti, Invito alla conoscenza del Carso triestino, Trieste, 1988.