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castagno

sm. [sec. XIV; da castagna]. Nome comune della pianta arborea Castanea sativa (=Castanea vulgaris=Castanea vesca) della famiglia Fagacee originaria del bacino mediterraneo e coltivata nelle regioni temperate di buona parte d'Europa, Africa settentrionale e Asia occidentale. Sviluppa tronchi con corteccia dapprima grigia e liscia, poi bruno-scura e fortemente ruvida e screpolata; può raggiungere dimensioni imponenti (sino a 35 m di altezza complessiva e 2 m di diametro nel fusto) ed è molto longevo, tanto che alcuni esemplari superano il millennio. Ha foglie caduche grandi, oblunghe, lanceolate e seghettate, un po' ruvide, e fiori monoici, quelli maschili in amenti eretti costituiti da molti fiorellini bianchi o giallastri, quelli femminili avvolti da un involucro di brattee saldate fra loro (cupule o cupole) che dopo la fecondazione si fanno spinose (ricci). Questi a maturità si aprono in quattro valve liberando da 1 a 5 frutti (castagne), costituiti da acheni con pericarpo coriaceo color marrone, lucido all'esterno e peloso all'interno, contenente un seme formato da due grossi cotiledoni dalla buccia sottile, rossastra e un po' pelosa. Le castagne hanno elevato valore alimentare: contengono ca. il 25% di amido, il 19% di zuccheri, l'8% di sostanze azotate e il 3% di grassi e vengono consumate fresche, secche, candite o trasformate in farina (farina di castagne). Il castagno predilige il clima fresco e il terreno sciolto e profondo; in Italia vegeta fino a oltre 1000 m di altitudine, formando coperture boschive molto estese: si calcola infatti che 1/6 della superficie boschiva italiana sia formato da tali associazioni. Esistono due tipi di castagneti: quello ceduo è costituito da piante allo stato selvatico; a seconda dell'età dei polloni fornisce sostegni per viti e orti, piccola paleria agricola, tronchetti per doghe, pali per linee elettriche e travature e infine legname d'opera. Quello d'alto fusto (selva) è costituito interamente da piante da frutto, con individui innestati, e fornisce le castagne. Il legno e la corteccia del castagno vengono utilizzati anche per l'estrazione del tannino (estratto di castagno), che interessa l'industria della concia. Il legname che si ricava è di color bruno chiaro, molto durevole e resistente all'umidità, ottimo per infissi e serramenti, pavimentazioni, telai, nonché per mobili. Le varietà coltivate differiscono soprattutto per le caratteristiche del frutto (grossezza, forma, spessore della buccia, ecc.): la più pregiata è il marrone, che dà le castagne più grosse. La produzione inizia verso il 16º anno di età della pianta, che in media produce da 20 a 30 kg di castagne all'anno; la massima resa si ottiene da alberi di un centinaio d'anni. I castagneti italiani più estesi si trovano in Toscana, Piemonte, Calabria e Liguria ma sono in generale regresso sia per il consumo sempre più limitato di castagne, sia perché sovente danneggiati da agenti patogeni che causano gravi malattie (cancro del castagno e mal dell'inchiostro) e sia per gli incendi che li devastano.

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