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catacómba

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Definizione

sf. (usato di solito al pl.) [sec. XVI; dal latino tardo catacumbae, di origine discussa]. Gallerie sotterranee, usate dagli antichi cristiani come cimiteri e luoghi segreti di riunione e di celebrazioni liturgiche. Per similitudine, luogo sotterraneo, nascosto, centro segreto di riunioni; anche ambiente freddo e oscuro.

Cenni storici

In origine la catacombaera il luogo di sepoltura degli Apostoli e in seguito qualsiasi sepolcreto sotterraneo cristiano. Il nome designava propriamente il sepolcreto situato nell'avvallamento corrispondente al luogo dove sorse la basilica degli Apostoli detta ad catacumbas. In un primo tempo i cristiani erano tumulati in sepolcri pagani; ma già nel sec. II ebbero necropoli loro proprie, sia perché quelle pagane erano sovente sacre agli dei, sia perché i cristiani sin dal principio usarono l'inumazione invece dell'incinerazione. Il luogo delle sepolture era fuori della città, conformemente all'antica legge di Roma, quasi sempre ai margini delle vie consolari entro un raggio di tre miglia dalla cinta muraria. Le catacombe (tra le più antiche, sono note quelle di Domitilla, Priscilla, Callisto e Pretestato) non costituiscono una caratteristica di questa città; ne esistono infatti molte in altre località d'Italia e in diverse regioni quali Malta e l'Africa settentrionale. Anche altre comunità, per esempio quella giudaica, e alcune sette sincretistiche, ebbero sepolcreti a forma di catacomba. Durante i primi due secoli i cimiteri cristiani avevano usufruito della tutela delle leggi funerarie e la loro gestione era avvenuta nel modo più pacifico. Ma a partire dalla persecuzione di Valeriano (257) furono proibite le pratiche funerarie e persino le visite alle tombe. Con il sec. IV le catacombe persero il loro carattere di sepolture e divennero solo luoghi di venerazione. Dopo il trasporto delle reliquie nelle chiese urbane (sec. VIII-IX), le catacombe caddero in uno stato di completo abbandono.§ Gli studi sulle catacombe romane si enuclearono nel sec. XVI, quando con la Controriforma si rinnovò l'interesse per la storia della Chiesa primitiva. In tale clima di rinascita offrì un notevole contributo allo studio dell'archeologia cristiana il Cenacolo dei Filippini che reagiva alla fredda e classicheggiante cultura dell'Accademia Romana mossa da un interesse puramente antiquario e laico nello studio delle catacombe. Tale studio, incrementato dalla casuale scoperta (31 maggio 1578) del cimitero dei Giordani, erroneamente ritenuto quello di Priscilla, fu impostato con metodologia storicistica da Antonio Bosio (1575-1629) nella sua Roma sotterranea. Seguirono nel sec. XVIII gli studi epigrafici di Raffaello Fabretti (1618-1700) e nel sec. XIX i notevoli contributi di Giuseppe Marchi (1795-1860). Ma chi, più di tutti, procedette entro termini rigorosamente scientifici fu G. B. De Rossi (1822-1894) che fondò nel 1854 il Museo Cristiano in Laterano e anche in base alle iscrizioni funerarie, ricompose la storia della topografia catacombale nella sua Roma sotterranea cristiana. Studioso invece delle origini dei cimiteri cristiani per la parte figurativa fu Joseph Wilpert (1857-1944), mentre Paolo Styger (1889-1939) ridimensionò soprattutto la cronologia dei monumenti più antichi. Un notevole contributo è dato dal Dictionnaire de archéologie chrétienne et de liturgie di Cabrol e Leclercq. In antitesi con lo Styger e in linea col Wilpert, Pietro Kirsch (1861-1941) rivendicò il carattere simbolico-escatologico dell'iconografia catacombale. Nel nostro secolo Enrico Josi, della scuola del Wilpert, ha affrontato studi di topografia cimiteriale e Antonio Ferrua ha curato il Corpus delle iscrizioni cristiane di Roma, oltre ad aver portato alla luce importantissimi reperti inediti quali le catacombe di via Dino Compagni e il cubicolo di Leone nelle catacombe di Commodilla a Roma. Interessanti sono gli studi di Pasquale Testini. § Le fonti, concernenti il culto e la topografia, costituiscono un valido aiuto per uno studio serio sulle catacombe. Tra le più significative sono gli Atti dei Martiri (Acta Martyrum) e i Calendari. Gli Acta, di cui i più importanti sono quelli dei sec. III e IV, sono copie degli atti, depositati nell'archivio pubblico, del processo ai martiri. Nei Calendari il clero annotava il giorno, il nome e il luogo della morte del martire: il più antico è il cosiddetto “Filocaliano” del 354, dal nome del calligrafo di papa Damaso. Dai Calendari derivano i Martirologi, tra cui il più noto, per Roma, è il Martirologio Geronimiano forse compilato nell'Italia settentrionale verso il sec. V. Per lo studio della topografia e cronologia catacombale importanti sono il Liber Pontificalis, i vari itineraria e le “sillogi epigrafiche”. Il Liber Pontificalis, opera dovuta a più redattori, raccoglie le biografie dei papi da Pietro a Martino V (1431), molti dei quali martiri. Gli itinerari (i più importanti del sec. VII) sono resoconti di pellegrinaggi nelle catacombe e nei luoghi santi. Le sillogi epigrafiche sono raccolte di iscrizioni trascritte fin dal sec. IV a scopo devozionale e cultuale.

La struttura delle catacombe

Le catacombe si presentano come una rete sotterranea di corridoi di varia larghezza e di tracciato irregolare " Per la pianta dell’ipogeo di via Latina e la planimetria delle catacombe di S.Agnese vedi pg. 38 del 6° volume." . "Per la pianta dell'ipogeo di via Latina e la planimetria delle catacombe di S. Agnese a Roma vedi il lemma del 5° volume." La direttrice verticale e orizzontale di scavo fu condizionata dal terreno a conveniente distanza da falde freatiche e con banchi di tufo. I nuclei più antichi utilizzarono anche in parte cunicoli idrici e cave di pozzolana (Priscilla, Callisto, Trasone a Roma). Si accedeva dalla superficie ai cimiteri sotterranei mediante una scala discendente (7-8 metri), poi si procedeva orizzontalmente lungo la direttrice di gallerie (ambulacra) ai cui lati e parallelamente alla quale se ne aprivano altre. Le pareti delle gallerie erano occupate da loculi costituiti da un vano in cui erano deposti da uno a tre cadaveri, chiuso da una lastra di marmo o da tegole connesse con calce. I cubicula, camere a pianta varia, potevano contenere più sepolcri, come nella articolata distribuzione dei diversi vani dell'ipogeo di via Latina a Roma. Nei cubicula si trovano spesso gli arcosolia, una forma più nobile di tomba, costituita da un'urna chiusa, solium, sormontata da un arco scavato nel tufo o costruito in muratura. Numerosi i “lucernai”, aperture imbutiformi raggiungenti la superficie, sorti per l'estrazione delle terre di scavo, poi utilizzati per il ricambio dell'aria e per l'illuminazione.

L'apparato pittorico delle catacombe

Contro la cronologia alta del Wilpert (sec. I), lo Styger data l'inizio delle pitture alla fine del sec. II e inizio del III. Certo la fioritura delle pitture avvenne nel sec. III in concomitanza con la tolleranza religiosa dei Severi e si protrasse sino a tutto il sec. V. L'iconografia si ispira, secondo il Wilpert, al Vecchio Testamento, mentre per Leclerq c'è solo un rapporto mediato dalle preghiere ebraico-giudaiche. Lo Styger studia, in chiave esclusivamente storicistica, questo materiale iconografico che per il Kirsch risponde a concetti simbolico-escatologici. La critica più recente afferma che il repertorio figurativo deve essere letto in termini contenutistici, nei cui limiti semantici soltanto si può parlare di “arte cristiana”. Nelle figurazioni più antiche sono utilizzati temi classici interpretati allegoricamente, come Amore e Psiche (ipogeo dei Flavi in Domitilla, sec. II), le stagioni, simbolo del rinnovarsi della natura (Pretestato, inizio sec. III), il pavone che caratterizza la resurrezione (Priscilla, inizio sec. III). Compaiono anche figurazioni bibliche (Noè, Giona, Mosè) della salvezza e resurrezione dell'anima. Tra i soggetti più propriamente cristiani interessa l'iconografia di Cristo, rappresentato prima con simboli quali la croce gammata, il pesce integrato col simbolo del pane, il simbolo della vite e dell'agnello, oltre che sotto figure classiche di Orfeo che incanta gli animali (Callisto, sec. III). Nell'ipogeo degli Aureli in Roma compare il primo tipo fisionomico di Cristo nel cosiddetto Discorso della montagna (metà sec. III). Dal sec. III si tende a liberarsi dal puro simbolo, dando rilievo, nel sec. IV, al senso dell'insegnamento di Cristo (Cristo docens in Domitilla, inizi sec. IV). Per lo stile si nota una rispondenza dei modi della pittura tra il sec. III e il IV, con progressivo allontanamento dal naturalismo ellenistico verso forme più disorganiche, fino a ridurre le figure a segni. Si può affermare che la pittura delle catacombe fa parte del processo di dissoluzione dell'arte classica. "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 370-372" "Per approfondire Vedi Gedea Arte vol. 2 pp 370-372"

C. Cecchelli, La chiesa delle catacombe, Roma, 1943; E. Kirschbaum, Le catacombe romane e i loro martiri, Roma, 1949; J. Carcopino, De Pythagore aux Apôtres, Parigi, 1956; P. A. Fevrier, Ètudes sur les catacombes romaines, Parigi, 1959-60; A. Ferrua, Le pitture della nuova catacomba di via Latina, Città del Vaticano, 1960; L. Reekmans, La tombe du pape Corneille et sa region cimeteriale, Città del Vaticano, 1964; P. Testini, Le catacombe e gli antichi cimiteri cristiani in Roma, Bologna, 1966; L. De Bruyne, L'importanza degli scavi lateranensi per la cronologia delle prime pitture catacombali, in “Rivista di Archeologia Cristiana”, Roma, 1968; A. Baruffa, Le catacombe di San Callisto. Storia, archeologia, fede, Torino, 1988.