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cattòlico

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Lessico

agg. (pl. m. -ci) [sec. XIV; dal latino ecclesiastico catholícus, comune a tutti i cristiani, che risale al greco katholikós, universale].

1) Universale, specialmente come attributo della Chiesa romana o della religione e della dottrina che le sono proprie: il rito cattolico.

2) Che professa la religione della Chiesa romana: nazioni, popolazioni cattoliche; Sua Maestà Cattolica, titolo onorifico concesso a Isabella di Castiglia e a Ferdinando V d'Aragona dopo la conquista di Granada e passato poi ai re di Spagna; anche come sm.: un cattolico praticante; i cattolici tedeschi. Per estensione, costituito dagli aderenti alla Chiesa romana o promosso dalla Chiesa romana: associazione cattolica; Azione Cattolica.

3) Appartenente o conforme alla dottrina ortodossa della Chiesa romana: l'etica cattolica; non è un dogma cattolico.

Il movimento cattolico

Attività organizzativa e programmatica, esplicata dai cattolici sul piano economico-sociale e culturale nei sec. XIX e XX. Il movimento, basato prevalentemente su iniziative provenienti dal basso, anche se coordinate dalla gerarchia (vescovi e Santa Sede), si è dispiegato in Paesi dove per circostanze storiche, lontane o recenti, il cattolicesimo era in condizioni d'inferiorità giuridica, oggetto di misure repressive ovvero in posizione polemica con lo Stato e le sue istituzioni. In Inghilterra esso, sotto la suggestione di convertiti dall'anglicanesimo quali J. H. Newman, sul piano culturale, e H. E. Manning, nel campo sociale, diede un nuovo volto al cattolicesimo fino allora costituito dai paria irlandesi delle zone industriali e dalle famiglie nobili sopravvissute alle persecuzioni dei sec. XVI e XVII: creò scuole, centri di assistenza, giornali e riviste, parrocchie e attività pastorali appoggiate da ordini e congregazioni religiose vecchie e nuove, facendo valere in sede politica le proprie direttive etiche e sociali, attraverso i partiti tradizionali liberali, conservatori, laburisti senza organizzarne uno proprio. In Germania il movimento cattolico, delineatosi già nella Restaurazione in connessione con motivi romantici, si accentuò nel 1848 rivendicando la parità giuridica negli Stati protestanti: cominciarono in quell'anno i “congressi cattolici” (Katholikentage); nella Camera di Prussia e più tardi nel Parlamento del Reich si costituì il Partito del Centro, che fronteggiò il Kulturkampf di Bismarck, obbligando alla fine il “cancelliere di ferro” ad abrogare le leggi eccezionali (1879). Nel contempo il movimento cattolico organizzava opere di assistenza per gli apprendisti (Kölpingshäuser), per la diaspora cattolica (Bonifatiusverein), per le biblioteche popolari (Borromäusverein); in quadro più dilatato e con impegno economico-sociale sorse l'Unione Popolare (Volksverein); espressione del movimento cattolico nel campointellettuale fu anche la società di dotti Görresgesellschaft. Nel primo dopoguerra nuovo e rilevante si rivelò il movimento cattolico nel “movimento giovanile” (R. Guardini), nel “movimento liturgico” (benedettini dell'abbazia Maria Laach e R. Guardini), nell'Akademiker Verband (dei laureati cattolici), tra l'altro con l'iniziativa di una università cattolica (Salzburger Hochschulwochen, 1925-37); opera del movimento cattolico fu la posizione più intransigente nella resistenza al nazionalsocialismo (F. Muekermann, La via tedesca). In Francia il movimento cattolico si delineò già nel quarto decennio del sec. XIX con Montalembert, con Lacordaire, con Lamennais della prima maniera rivendicando libertà d'insegnamento e libertà d'organizzazione: nel contempo ispirava iniziative di assistenza largamente imitate (Conferenze di S. Vincenzo di F. Ozanam); e più tardi esperimenti di riforma economico-sociale confrontando le proprie esperienze in “settimane sociali” anche a livello internazionale (a Friburgo in Svizzera). Nel movimento cattolico francese, come in Italia, si delineerà, contro la tendenza socialmente e politicamente conservatrice, una netta posizione di esplicita democrazia che incontrerà la disapprovazione papale di Pio X. Questa corrente però, in connessione con una analoga sul piano teologico-culturale, impronterà il movimento cattolico francese nel secondo dopoguerra (dal 1945), fino a promuovere la costituzione di un partito politico (Movimento Repubblicano Popolare). In Italia il movimento cattolico ha preso l'avvio sul piano della devozione e dell'organizzazione caritativa accentuando il motivo della fedeltà a pratiche, dottrine, istituzioni della Chiesa con l'istituzione di leghe per il riposo festivo, pii sodalizi, circoli di gioventù cattolica, periodici di edificazione e polemica, istruzione religiosa nelle scuole, scuole confessionali. Si è allargato dall'ambito diocesano a quello nazionale con l'Opera dei Congressi, assemblea di rappresentanti delle associazioni. Qui si faceva sentire l'istanza economico-sociale (Toniolo), con la critica del liberalismo economico e la delineazione di società miste d'imprenditori e lavoratori (nello spirito dell'enciclica Rerum novarum, 1891), con efficacia nella vita locale, dove i cattolici militanti erano attivi come amministratori di comuni, province, opere pie. In esso alla svolta del secolo si affermava la volontà più scopertamente politica sia con la partecipazione più o meno discreta alle elezioni con l'Unione Elettorale Cattolica Italiana e più tardi con accordi coi liberali (Patto Gentiloni, 1913), sia con la più esplicita direttiva di “Democrazia Cristiana” (R. Murri), sconfessata però da Pio X. Questa iniziativa generava tuttavia nel primo dopoguerra (1919-25) il Partito Popolare Italiano di L. Sturzo, i sindacati “bianchi” di operai e contadini (A. Grandi, G. Miglioli). Sul piano culturale il movimento cattolico realizzava l'Università Cattolica del Sacro Cuore (A. Gemelli), suscitava il fervore di pensiero e di studenti universitari e poi di laureati (FUCI e Movimento laureati di Azione Cattolica, con riviste di punta quali Studium). Nel periodo fascista il movimento cattolico si esprimeva in correnti di opposizione sia politica (soprattutto all'estero con L. Sturzo e G. L. Ferrari) sia culturale e religiosa (G. Bevilacqua, poi cardinale), fiancheggiato da case editrici quali “Studium” e la “Morcelliana”. Nel secondo dopoguerra, specialmente sotto la suggestione delle aperture di Giovanni XXIII e del Concilio Vaticano II, si ebbe un nuovo movimento cattolico in “gruppi spontanei” di laici ed ecclesiastici dissenzienti dalle società di azione cattolica come dalla rinata Democrazia Cristiana, con l'appoggio di centri universitari, di organismi editoriali, non senza ripercussioni sullo stesso organismo ecclesiastico. Particolarmente interessante è stato il fenomeno dei “cattolici del dissenso”, espressione con la quale si indica un insieme di posizioni e di iniziative che, pur restando legate al patrimonio dogmatico e religioso del cattolicesimo, criticano la Chiesa cattolica per le sue strutture temporalistiche. Su un versante più tradizionalista, si sono attestati alcuni movimenti come Comunione e Liberazione, i “Cattolici popolari” e, su un altro versante, il Movimento per la vita. Altre associazioni di riferimento per i cattolici sono le ACLI per quel che riguarda il settore sindacale e la Comunità di Sant'Egidio per le attività solidaristiche.

Fr. Schnabel, La Germania religiosa nel sec. XIX, Brescia, 1944; F. Fonzi, I cattolici italiani dopo l'Unità, Roma, 1953; G. De Rosa, Storia del movimento cattolico in Italia, Bari, 1965; E. Ritter, Il movimento cattolico-sociale in Germania nel sec. XIX e il Volksverein, Roma, 1967; A. Dansette, I cattolici francesi dal 1870 ai nostri giorni, Roma, 1971; W. Spael, La Germania cattolica nel sec. XX, Roma, 1972; M. Casella, Cattolici e Costituente, Napoli, 1987.