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cavalière

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Lessico

(ant. cavalièro e cavallière), sm. [sec. XII; dal provenzale cavalier, che risale al latino tardo caballaríus, palafreniere, da caballus, cavallo].

1) Chi sta, viaggia o va abitualmente a cavallo: il cavaliere arrivò al galoppo; essere un buon cavaliere, essere esperto e abile nel cavalcare. In particolare, chi partecipa a gare di equitazione.

2) Ant., guerriero a cavallo: “si vedea davanti / passar distinti i cavalieri e i fanti” (Tasso). Più di recente, soldato dell'arma di cavalleria, in particolare dei reggimenti Piemonte e Savoia.

3) Presso i Romani antichi, appartenente all'ordine equestre.

4) Nel Medioevo, chi apparteneva alla cavalleria: fare, creare cavalieri; “oh gran bontà de' cavalieri antiqui!” (Ariosto); in particolare: cavalieri erranti o di ventura, nome dato nei poemi e nei romanzi cavallereschi ai cavalieri che giravano il mondo alla ricerca di nobili imprese da compiere, assumendosi la difesa dei deboli e degli oppressi. In particolare, cavalieri della Tavola Rotonda, guerrieri del leggendario re Artù (tra cui i famosi: Lancillotto, Ivano, Parsifal, Galaad), eletti dalla letteratura europea a modello di perfetta cavalleria. La Tavola Rotonda, intorno a cui si disponevano i cavalieri chiamati a corte da Artù, non prevedendo posti d'onore, era il simbolo dell'assoluta eguaglianza dei cavalieri. Attorno alle loro imprese fiorirono le leggende del ciclo brettone che trovarono in Chrétien de Troyes il cantore più organico e il poeta di un mondo cavalleresco che celebra la vita avventurosa ed eroica nobilitata dal sacrificio, dall'amore perfetto fino, a volte, alla sublimazione nell'ideale mistico. Con sensi estensivi: A) guerriero, eroe, campione, difensore: “vietar l'acquisto / di Palestina ai cavalier di Cristo” (Tasso); un cavaliere della giustizia sociale. B) Nobile, aristocratico (opposto a plebeo). In senso fig., persona di animo nobile e generoso; chi si comporta con signorile educazione e, in particolare, tratta le donne con cortesia e galanteria; gentiluomo: un inchino da vero cavaliere; è il tipo di cavaliere che le signore apprezzano. C) L'uomo che accompagna una dama e balla con lei durante manifestazioni mondane; più in genere, chi offre gentilmente il proprio aiuto e la propria compagnia a una signora o signorina: se permette, le farò io da cavaliere. In particolare: cavaliere servente, accompagnatore ufficiale e abituale di una dama dedito interamente al suo servizio secondo il costume settecentesco; cicisbeo; fig., corteggiatore assiduo, damerino.

5) Titolo nobiliare d'origine feudale.

6) Appartenente a uno degli ordini cavallereschi costituiti nel passato o conferiti più recentemente dal pubblico potere per meriti particolari; il grado onorifico spettante a ciascun membro.

7) Ant., elevazione di terra o di fabbrica, a figura circolare oppure poligonale, che sovrasta tutte le altre parti di una fortezza. Per estensione: essere, stare a cavaliere di un luogo, in posizione elevata e dominante; fig.: a cavaliere di due secoli, fra l'uno e l'altro.

8) Ant., il cavallo degli scacchi: “gli leva con un alfiere il cavaliere” (Boccaccio).

9) Regionale, baco da seta.

10) Cavaliere d'oro, nome dato nel sec. XV alle monete d'oro col tipo del sovrano a cavallo. Tra le monete con tale denominazione le più note furono quelle di Giovanni II di Castiglia (1405-1454), del valore di 20 doblas, e i filippi d'oro di Filippo il Buono duca di Borgogna (1439).

11) In anatomia, cavaliere dell'aorta, biforcazione con cui termina l'aorta addominale e da cui si dipartono le due arterie iliache comuni.

Cenni storici

Nell'antica Roma i cavalieri (ordo equester) si procuravano a proprie spese il cavallo (equites equo privato), affiancati per esigenze militari dai censori ai cavalieri iscritti nelle 18 centurie degli equites equo publico, forse fin dal sec. III a. C. Avendo la legge Claudia (218 a. C.) vietato ai senatori e ai loro figli l'esercizio di attività commerciali, queste vennero monopolizzate dai cavalieri, che assunsero altresì gli appalti di lavori pubblici e di riscossione delle imposte, spesso formando società di pubblicani. Distinti dai senatori e dagli altri cittadini, anche per segni onorifici esteriori, dopo G. Gracco (123-122 a. C.), essi ebbero contrasti e rivalità con il ceto senatorio, soprattutto per quanto concerneva la composizione delle quaestiones perpetuae. Augusto creò una categoria di equites equo publico divisa in 6 turmae, ciascuna comandata da un sevir. Dai predetti equites venne tratta la burocrazia imperiale non ereditaria, la quale godeva, tuttavia, come i senatori, di privilegi in campo pubblico e privato. Gli equites potevano o venire promossi senatorii, oppure ottenerne i distintivi onorifici. Durante la monarchia assoluta rimase in vita la distinzione fra humiliores e honestiores e, fra questi ultimi, in membri dell'ordo equester e dell'ordo senatorius. § Nel Medioevo il cavaliere era il milite proveniente dal ramo cadetto della bassa nobiltà che, dalla seconda metà del sec. XI, viveva al di fuori del feudo in cerca di una posizione indipendente. A seconda delle loro scelte i cavalieri si dividevano in: cavalieri di croce, milizia ecclesiastica sottoposta a regole religiose come i cavalieri di San Giovanni di Gerusalemme (che dal 1530 si chiamarono cavalieri di Malta), i Templari, i cavalieri di Santa Maria di Gerusalemme, i cavalieri di Calatrava, ecc.; cavalieri di collana, insigniti di un ordine equestre per aver onorato la milizia a cui appartenevano: tra questi ordini si ricordano quelli della Giarrettiera, dell'Annunziata, del Toson d'oro, ecc.; cavaliere di sprone, titolo di poco conto distribuito dal principe senza un preciso corrispettivo di meriti. In età comunale cavaliere era il titolo degli ufficiali di basso grado gravitanti attorno ai rettori di giustizia con mansioni di polizia; con il principato il cavaliere si confuse sempre più con il personale del bargello; meno spesso lo s'incontrava come cavaliere compagno o cavaliere di corte. § Dopo il sec. XVII, nella scala gerarchica dei titoli nobiliari indicò l'ultimo gradino, preceduto da quello di nobile. La corona di cavaliere, quando il titolo sia trasmissibile ereditariamente, è un cerchio d'oro brunito ai margini sostenente quattro perle (tre visibili). Negli ordini cavallereschi i cavalieri possono, in generale, appartenere a due classi: quella dei cavalieri di giustizia, quando abbiano dato prove di nobiltà ereditaria, e quella dei cavalieri di grazia, quando abbiano ottenuto il titolo per meriti propri e per concessione dell'ordine. § In tempi moderni cavaliere è solo un titolo onorifico conferito a un cittadino per meriti speciali. In Italia, sotto il regno, si avevano i cavalieri della Corona d'Italia; oggi si hanno i cavalieri al merito della Repubblica e i cavalieri al merito del Lavoro.