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cavità

sf. [sec. XIV; dal latino tardo cavítas-ātis, da cavus, cavo (1)]. L'esser cavo, incavato. Più spesso, parte cava, spazio vuoto all'interno di un oggetto; incavatura: un terreno pieno di cavità; lo scoiattolo aveva la tana nella cavità più ampia dell'albero. Nell'uso tecnico, oggetto cavo, detto specialmente di conduttori. § In anatomia, qualsiasi spazio cavo del corpo o di un organo: cavità addominale, amniotica, pleurica, toracica, ecc.; in genere, la cavità ha pareti proprie, rivestite da mucosa o sierosa, e un contenuto (organo, liquido, ecc.). § In embriologia, cavità primaria, cavità secondaria del corpo, rispettivamente il blastocele e il celoma. Cavità sottogerminale, quella che si forma inferiormente al blastocele nelle uova meroblastiche. Alcuni autori la considerano derivata dal blastocele stesso, altri una formazione a sé stante. Esaminando un disco germinativo in superficie si osserva nel suo centro un'area più chiara e trasparente corrispondente alla zona in cui vi è la cavità sottogerminale. Negli animali lo spazio fra la parete del corpo e l'intestino può essere occupato da tessuto oppure riempito di fluido. In animali primitivi (per esempio nei Platelminti) lo spazio è occupato da tessuto connettivo, ma nei Vertebrati e negli Invertebrati più organizzati gli organi interni non sono immersi in una massa parenchimatosa, ma sono situati in una (o più) cavità del corpo chiamata cavità celomatiche o celoma. La cavità celomatica è uno spazio ripieno di liquido (o fluido) delimitato da uno strato di cellule epiteliali, chiamato peritoneo. Gli organi interni sono sospesi in questi spazi ripieni di liquido; in questo modo possono compiere piccoli movimenti che facilitano la loro attività funzionale, e aumentare le loro dimensioni nel corso dell'accrescimento dell'individuo. Nell'anfiosso e in molti Invertebrati la cavità celomatica si forma da tasche metameriche distaccatesi dall'intestino primitivo come somiti mesodermici. Nei Vertebrati invece si forma per delaminazione del mesoderma, dopo la sua separazione dagli altri tessuti embrionali. § In fonderia, cavità di ritiro, zona che in fase di solidificazione rimane priva di metallo, provocando una discontinuità del getto. Tali cavità sono generate dal fatto che i metalli fusi subiscono, quando solidificano, una diminuzione di volume, detta appunto ritiro. Le cavità di ritiro possono localizzarsi all'interno del getto o alla sua superficie, oppure anche in apposite zone previste e facilmente asportabili, dette materozze. Per evitare la formazione di cavità di ritiro non previste occorre alimentare la zona interessata, durante la solidificazione, con metallo liquido. § In elettronica, cavità risonante, conduttore cavo, di forma opportuna, entro il quale può stabilirsi un sistema di onde elettromagnetiche stazionarie. Le cavità risonanti sono in uso nella tecnica delle microonde sia per l'impiego nei magnetron, nei klystron, ecc., sia per la realizzazione di circuiti risonanti di altissimo fattore di qualità o di merito: in tal caso vengono costruite in invar per mantenere costanti, anche con sensibili escursioni termiche, le caratteristiche di sintonia. Le cavità risonanti assumono diverse conformazioni a seconda della banda di frequenza in cui vengono usate e dell'impiego al quale sono destinate.