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celerimensura

sf. [dal latino celer celeris, celere+mensūra, misura]. Metodo di rilevamento planimetrico e altimetrico del terreno mediante l'impiego del tacheometro o del teodolite e della stadia, senza misura diretta delle distanze; è detto anche tacheometria o rilevamento numerico. Il principio fondamentale della celerimensura consiste nel riferire i punti da rilevare a un sistema di tre assi cartesiani ortogonali X, Y, Z, con l'origine in un punto A di coordinate note detto “punto di emanazione”, e nel calcolare per ognuno di essi le coordinate riferite a tali assi, di cui le prime due forniscono la posizione planimetrica e la terza rappresenta la quota. Caratteristica principale della celerimensura è di ridurre al minimo le operazioni sul terreno; a tale vantaggio fa però riscontro un lavoro di calcolo sui dati raccolti, ovviato in parte dall'uso di tavole numeriche dette Tavole Napoletane e di strumenti autoriduttori. La celerimensura fu introdotta da I. Porro nel 1823; in realtà più che di un nuovo metodo di rilevamento si tratta di una razionale organizzazione di operazioni topografiche già conosciute. Per l'esecuzione del rilievo celerimetrico si procede nel modo seguente: si staziona con un tacheometro, teodolite dotato di cannocchiale centralmente anallattico e munito di reticolo distanziometrico, in un punto A di posizione nota; si orienta il cerchio azimutale su un altro punto noto per cui gli angoli letti allo strumento sono degli azimutsi pone la stadia verticale nel punto P da determinare e una volta collimata con il tacheometro, previamente rettificato, si rilevano su di essa gli elementi che permettono di calcolare le coordinate cartesiane di P, tenendo presente che il sistema di assi ha origine nel punto A e che l'asse Y delle ordinate è disposto nella direzione del meridiano. Tali elementi detti “numeri generatori” sono la lettura al cerchio azimutale per l'angolo α, la lettura al cerchio zenitale per l'angolo z e i valori dei tre fili distanziometrici del cannocchiale sulla stadia. Si misura inoltre l'altezza strumentale ΔI dello strumento sul punto di stazione A e l'altezza della stadia ΔM dal suolo. Da questi elementi, annotati in un apposito registro, si ottengono con semplici passaggi trigonometrici le formule per il calcolo delle coordinate e della distanza del punto P. La distanza orizzontale D risulta essere D=KS sen²z, dove K è la costante distanziometrica del cannocchiale dello strumento e S è l'intervallo letto sulla stadia; le coordinate e la quota di P vengono calcolate con le seguenti formule:

Affinché la celerimensura sia veramente vantaggiosa bisogna ridurre al minimo il numero delle stazioni; queste devono essere poste a una distanza reciproca compresa tra 50 e 400 m, a seconda della precisione richiesta. Se si ricorre a più stazioni queste devono essere collegate in modo che i punti rilevati vengano riferiti alla stessa terna assiale; sono necessari pertanto per ogni stazione la determinazione planimetrica e altimetrica e l'orientamento rispetto alla precedente.

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