cementifìcio

sm. [da cemento+-ficio]. Fabbrica di cemento composta da due elementi indissociabili: una cava, dove viene estratta la materia prima, e una fabbrica, all'interno della quale tale materia si trasforma. La trasformazione avviene attraverso un processo fisico-chimico estremamente rigoroso. Il calcare, costituito da carbonato di calcio, è estratto dalla cava mediante abbattimento di un fronte di taglio che, frantumato e trasferito all'interno della fabbrica, subisce il processo di trasformazione. Dopo essere stato finemente macinato, il calcare viene asciugato e mescolato con argilla, formata da silicati di alluminio eventualmente con aggiunta di sabbia e di altri materiali, creando così una polvere di aspetto farinoso. A questo punto, la polvere introdotta all'interno di un forno rotativo raggiunge una temperatura compresa tra i 1250 e i 1450 °C. In tal modo, essa subisce un processo di decarbonatazione e di mineralizzazione, dando luogo alla nascita di una roccia artificiale il cosiddetto clinker. Il clinker viene infine macinato molto finemente e mescolato a nuovi componenti, quali gesso o loppa, che consentono di ottenere differenti tipi di cemento. L'impatto ambientale di un cementificio è notevole sia a causa della cava, sia durante la lavorazione per effetto delle emissioni gassose del processo di cottura, tipicamente zolfo e ossidi di azoto e, infine, per le polveri emesse dai processi di macinazione. Nei moderni cementifici si utilizzano bruciatori a bassa emissione di ossidi di azoto e particolari filtri elettrostatici per intrappolare anche le particelle più fini di polvere. I fumi caldi provenienti dalla linea di cottura sono dapprima raffreddati con sistemi di cogenerazione e recupero del calore e poi dispersi in alta quota tramite ciminiere alte fino a 100 metri.

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