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cenàcolo

sm. [sec. XIII; dal latino cenacŭlum].

1) Ampio vano dell'abitazione nel quale gli antichi Romani consumavano i pasti; quindi, in genere, sala da pranzo.

2) Per antonomasia, la stanza in cui Gesù tenne con gli Apostoli l'Ultima Cena. Per estensione, rappresentazione artistica di tale avvenimento: un Cenacolo del Veronese. Il cenacolo di Gerusalemme costituisce la parte superiore della moschea maomettana del “Profeta David”, fuori delle mura. La questione dell'esatta ubicazione del cenacolo è stata molto dibattuta fin dai primi secoli del cristianesimo: dai testi del Nuovo Testamento non si possono dedurre prove decisive. Originariamente il cenacolo venne racchiuso in una piccola chiesa, che fu trasformata in una sontuosa basilica all'inizio del sec. V. Nel 1552 i musulmani la ridussero a moschea. § Suore del Cenacolo, congregazione religiosa fondata a Lalouvesq (Francia) nel 1826 da Maria Vittoria Couderc sotto la direzione spirituale di padre Stefano Terme, gesuita. Sono presenti in diverse città italiane.

3) Fig., luogo dove si riuniscono gruppi di letterati o studiosi per discutere dei propri interessi culturali: la biblioteca comunale era diventata il cenacolo degli studenti. Per estensione, ristretto numero di letterati e pensatori legati a un particolare indirizzo culturale (talvolta con implicazione spregiativo): “aveva avuta la fortuna unica di vedersi riconosciuto dai cenacoli più severi” (Gozzano).

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