centrosinistra o centro-sinistra

sm. [sec. XX; centro+sinistra]. Formula di governo che si regge su una maggioranza parlamentare assicurata dalla collaborazione tra le forze politiche del Centro e quelle della Sinistra. Già il Piemonte sabaudo, durante il periodo cavouriano, fu governato con questa formula (connubio, C. Cavour, U. Rattazzi), tipica poi dell'Italia post-risorgimentale (da Depretis a Giolitti); mancò però allora un preciso incontro programmatico tra diversi partiti, tale da dare un contenuto ideologico e politico alla formula. Nel secondo dopoguerra lo sganciamento dei socialisti dai comunisti con il mancato rinnovo del “patto di unità d'azione” e la loro progressiva disponibilità (specialmente dopo i congressi del PSI di Torino del 1955 e di Venezia del 1957) a una collaborazione governativa con la DC, contemporaneamente a una svolta a sinistra all'interno di questa, dopo la parentesi del governo Tambroni appoggiato dal MSI (1960) e dopo il congresso di Napoli del gennaio 1962, portarono come prima tappa a un governo (Fanfani) DC, PSDI, PRI con l'appoggio esterno del PSI. Solo l'anno successivo si concretò il primo governo di centrosinistra “organico” (dicembre 1963) con la presenza al governo di esponenti del PSI. Si parla di centrosinistra “aperto” o “a maggioranza delimitata” per indicare il diverso grado di accettazione, da parte del governo, degli apporti in voti o in iniziative legislative di partiti estranei alla formula.

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