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cervellétto

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Lessico

sm. [sec. XVI; dim. di cervello].

1) Porzione dell' encefalo, posta tra il midollo allungato e il cervello (dal quale è superiormente separato dal tentorio, espansione della dura madre), e situata nella parte postero-inferiore della cavità cranica.

2) Fig., persona sventata, di poco senno, o anche stravagante, capricciosa.

Anatomia

Il cervelletto è una massa di sostanza nervosa appiattita, grigio-rossastra, di discreta consistenza e di forma irregolarmente ellissoidale, con l'asse maggiore posto trasversalmente; il suo peso s'aggira tra i 135 e 150 g. Nella massa cerebellare si distinguono tre parti: un rilievo sagittale, centrale, detto verme, e due lobi laterali, gli emisferi del cervelletto; filogeneticamente il verme è considerato il paleocerebello, i due emisferi il neocerebello. Il cervelletto è collegato alle altre parti del neurasse mediante tre paia di fasci di fibre, detti peduncoli cerebellari, che provengono da punti diversi dell'encefalo e penetrano nella massa di ciascuno dei due emisferi, in un punto detto ilo del cervelletto, situato sulla parte anteriore della superficie inferiore del cervelletto stesso. I due fasci che collegano il cervelletto con il midollo allungato sono i peduncoli cerebellari inferiori o corpi restiformi, quelli che lo uniscono al ponte di Varolio sono detti peduncoli medi o bracci del ponte, mentre quelli che lo connettono al mesencefalo sono i peduncoli superiori o bracci congiuntivi. La superficie esterna del cervelletto appare segnata da più solchi, di diversa profondità (solchi di 1º, 2º e 3º ordine), prevalentemente curvilinei, paralleli a decorso trasversale, che suddividono la massa cerebellare in lobuli e in giri o lamine. Sulla faccia superiore del cervelletto si possono così distinguere, tra i lobuli più importanti, sul verme, dall'alto verso il basso, la lingula, il lobulo centrale, il monticello, il foglio del verme; su ciascuno dei due emisferi possono esser invece evidenziati il lobulo quadrangolare e i lobuli semilunari superiore e inferiore. Sulla faccia inferiore del cervelletto sono distinguibili, dall'alto al basso, al centro, il nodulo, l'ugula, posta tra le due tonsille, la piramide e il tubercolo del verme: sugli emisferi sono visibili i lobuli digastrici e i lobuli gracili. La conformazione interna del cervelletto, analogamente alle altre porzioni del neurasse, presenta aree di sostanza grigia e sostanza bianca. La prima, disposta perifericamente, forma sulla superficie la corteccia cerebellare, una sorta di mantello continuo di poco più di un millimetro di spessore. La corteccia cerebellare è costituita da tre strati di cellule nervose: quello più esterno, detto molecolare, è costituito da piccole cellule dentate con dendriti lunghi e sottili (cellule di Golgi del II tipo e cellule stellate), quello intermedio o delle cellule ganglionari del Purkinje, è formato da grossi elementi nervosi dal corpo piriforme con 2-3 dendriti: quello più interno o granulare è composto da piccoli elementi cellulari sferici (granuli) dai dendriti scarsi e brevi. La sostanza bianca o midollare è invece posta centralmente, e in essa si trovano nuclei di sostanza grigia e scorrono fibre nervose; in una sezione sagittale del cervelletto la sostanza bianca appare prolungarsi nei lobuli e nei giri, assumendo una caratteristica disposizione frastagliata e ramificata, detta appunto arbor vitae. I nuclei di sostanza grigia immersi nella sostanza midollare sono quattro per ciascun lato; dal centro verso l'esterno vi sono: il nucleo del tetto o del fastigio, il nucleo globoso, il nucleo emboliforme o embolo e il nucleo dentato. Le fibre nervose che decorrono nel cervelletto sono quelle che conducono gli stimoli della sensibilità generale: esse si dirigono verso il cervello oppure ne provengono, a volte interrompendosi anche nei nuclei cerebellari. Alla corteccia del cervelletto giungono così quelle fibre afferenti che provengono dal midollo spinale (vie o fibre spino-cerebellari), dai nuclei dei fascicoli gracile e cuneato del bulbo (vie o fibre bulbo-cerebellari), dai nuclei vestibolari (vie vestibolo-cerebellari); fibre efferenti decorrono invece dai nuclei cerebellari a quelli vestibolari o alla sostanza reticolare del midollo spinale (rispettivamente vie cerebello-vestibolari e cerebello-reticolari) oppure congiungono tra loro aree differenti dello stesso cervelletto (fibre di associazione e fibre commessurali). Il cervelletto pare sia il centro della regolazione e della coordinazione dei movimenti e sede di talune specifiche localizzazioni per determinati gruppi muscolari. Al cervelletto perverrebbero infatti stimoli propriocettori dai muscoli e dai tendini e stimoli esterocettori acustici e visivi; attraverso questi la funzione cerebellare sarebbe, fra l'altro, quella di regolare il tono della muscolatura striata (nonché dei muscoli antigravitazionali), di sovraintendere alla motilità volontaria, di mantenere lo stato di equilibrio e di influenzare il tono posturale.

Patologia

Le principali manifestazioni patologiche del cervelletto sono rappresentate da: lesioni, malformazioni, atrofie, infezioni, occlusioni vascolari, neoplasie. Le lesioni del lobo flocculonodulare (sindrome archicerebellare) determinano atassia del tronco, nistagmo, rotazione del capo; la lesione del lobo anteriore (sindrome paleocerebellare) determina esasperazione dei riflessi di postura, difficoltà nella stazione eretta e nella deambulazione; la lesione del lobo posteriore (sindrome neocerebellare) interessa soprattutto gli arti del lato leso (atonia muscolare, disturbi della motilità volontaria e tremore, nistagmo, disturbi nella deambulazione e nella parola). Le malformazioni principali sono: la malformazione di Arnold-Chiari, consistente in un'anomala posizione del cervelletto che si manifesta con incertezza della stazione eretta, parestesie degli arti superiori, talvolta ipertensione endocranica; la malformazione di Dandy-Walker, che consiste nell'aplasia totale o parziale del verme cerebellare, atresia dei fori di Luschka e Magendie, dilatazione del IV ventricolo. Le atrofie primarie congenite interessano più o meno diffusamente la corteccia cerebellare e secondariamente la sostanza bianca. Le atrofie primarie acquisite comprendono sindromi lentamente evolutive, con alterazioni bilaterali della regolazione motoria, atrofia cerebellare tardiva a predominanza corticale (di P. Marie, Foix, Alajouanine), associata a disturbi della statica e dell'equilibrio, e l'atrofia cerebellare diffusa di Brouwer, che rappresenta la variante a decorso rapido della precedente. L'atrofia olivoponto-cerebellare di Dajerine e Thomas provoca disturbi cerebellari a carico degli arti inferiori, disartria e nistagmo. I processi infettivi si manifestano con sintomi di infezione acuta (febbre, malessere generale, iperleucocitosi) e segni di ipertensione endocranica indotta dall'edema cerebellare (cefalea, vomito, edema papillare). Le malattie vascolari sono prevalentemente dovute all'occlusione delle arterie cerebellare anteriore-superiore e posteriore-inferiore con sintomatologia più spesso rappresentata, nel primo caso, dall'anestesia termodolorifica della metà opposta del corpo, talora paralisi facciale e perdita dell'udito controlaterale; nel secondo caso, da ipoestesia o anestesia termodolorifica omolaterale del viso e in quella controlaterale del tronco e degli arti e da paralisi omolaterale del velo pendulo e della laringe. I più frequenti tumori cerebellari sono il medulloblastoma, maligno, a rapida evoluzione, che colpisce soprattutto i bambini e gli adolescenti; l'astrocitoma, quasi sempre benigno; l'angioreticuloma, con comportamento benigno.