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chemioteràpico

agg. (pl. m. -ci) [da chemioterapia].

1) Proprio della chemioterapia, che si riferisce alla chemioterapia: istituto chemioterapico, che fabbrica medicinali.

2) Agg. e sm.: farmaco naturale o sintetico che combatte con meccanismo antimetabolico specifico gli agenti patogeni responsabili delle malattie infettive. § Il concetto di chemioterapico viene esteso ai farmaci adoperati nella terapia dei tumori (chemioterapici antitumorali), senza che ciò presupponga necessariamente un'eziologia infettiva per le malattie neoplastiche. L'uso di agenti chemioterapici, quali la chinina o il mercurio, risale a epoche lontane, quando l'origine infettiva delle malattie trattate era del tutto sconosciuta. La ricerca sistematica di composti chemioterapici da usare nella terapia delle infezioni iniziò con P. Ehrlich, che viene considerato il fondatore della chemioterapia. Partendo dall'analisi delle sostanze coloranti, questo studioso orientò le sue ricerche sulla teoria delle “catene laterali”, cioè sul presupposto che per ottenere un'azione farmacologica antinfettiva è necessaria la fissazione del farmaco su determinate strutture microbiche “bersaglio”. Pertanto nella molecola dei chemioterapici, in analogia con quanto osservabile nelle sostanze coloranti, dovevano ricercarsi un gruppo “tossoforo”, dotato di azione tossica sull'agente infettivo, e un gruppo “aptoforo”, responsabile della fissazione del farmaco ai recettori specifici del germe. Tale teoria, che in seguito si è rivelata per molti aspetti inesatta, ha portato tuttavia alla sintesi di chemioterapici di grande importanza nella terapia della lue e delle malattie protozoarie (arsenicali, derivati del bismuto). Con la scoperta dell'azione antibatterica del prontosil rosso (G. Domagk, 1935), scoperta a cui è legata l'introduzione in terapia dei sulfamidici, si verifica una svolta nella chemioterapia, sebbene già nel 1928 A. Fleming avesse notato l'esistenza di un antagonismo tra le colture di determinati funghi e gli stafilococchi. Per una serie di circostanze l'enorme potenziale terapeutico della penicillina, sostanza elaborata dalle suddette colture fungine, poté essere sfruttato solo quando, durante la II guerra mondiale, furono messi a punto i metodi per l'estrazione dell'antibiotico. Alla scoperta della penicillina ha fatto seguito quella di un grandissimo numero di sostanze naturali aventi proprietà chemioterapiche. Lo studio del loro meccanismo d'azione e dei rapporti tra struttura e attività ha permesso la sintesi di vari chemioterapici e la preparazione degli antibiotici semisintetici. Il ruolo dei chemioterapici è significativamente illustrato dalla scomparsa quasi totale di alcune malattie infettive e dalla radicale trasformazione del quadro clinico di altre. Grazie ai progressivi passi in avanti della ricerca, per esempio, la polmonite pneumococcica, la febbre tifoidea, le infezioni veneree, la tubercolosi, ecc. hanno una prognosi più benevola e si riscontrano con minore frequenza che nel passato. Oltre che nella produzione di chemioterapici antibatterici, progressi importanti si sono avuti nel trattamento farmacologico delle malattie protozoarie e delle elmintiasi, mentre la ricerca di chemioterapici antivirali comincia ha già raggiunto risultati di un certo rilievo. Occorre osservare che l'avvento dei chemioterapici ha portato anche dei problemi, quali per esempio l'aumento delle resistenze batteriche, il numero crescente di malattie e di superinfezioni prodotte dall'uso inappropriato o eccessivo dei chemioterapici e delle loro associazioni. Le classi di chemioterapici sono molte, potendosi tali farmaci raggruppare in funzione della loro azione elettiva; tra le più importanti vi sono: sulfamidici e solfoni; gruppo delle penicilline; antitubercolari; antibiotici a largo spettro, quali il cloramfenicolo e le tetracicline; gruppo degli antibiotici minori, quali per esempio la bacitracina, la polimixina, l'eritromicina, la gentamicina, l'oleandomicina, la ristocetina, ecc.; antivirali; antifungini; antiprotozoari, attivi su plasmodi, amebe, sui flagellati (tripanosomi, leishmanie) e sui trematodi (schistosoma, fasciola epatica); antielmintici.