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chenopòdio

sm. [sec. XIX; dal greco chḗn chēnós, oca+greco pús podós, piede]. Nome comune usato per indicare le piante del genere Chenopodium della famiglia Amarantacee che raggruppa numerose erbe annue o perenni delle regioni temperate, molto comuni lungo le strade o nelle vicinanze degli abitati e in genere nei luoghi ruderali. Chenopodium ambrosioides varietà anthelminticum, il chenopodio ambrosioide, detto anche ambrosia o tè del Messico, oriundo dell'America Centrale e del Messico, ma spontaneo anche in Italia, è una pianta annua con fusto eretto e ramoso, alto fino a 80 cm, e fiori ermafroditi riuniti in glomeruli ascellari che a loro volta formano lunghe pannocchie alla sommità del caule. Il frutto è un achenio con pericarpo membranaceo. Specialmente dalle sommità fiorite si estrae un olio essenziale aromatico (olio di chenopodio) contenente fino al 60% di ascaridolo. Chenopodium album, detta comunemente farinaccio selvatico o farinetto, è una pianta dall'aspetto biancastro e farinoso; talvolta se ne consumano le foglie e i semi, che forniscono farina. Chenopodium bonus-Henricus è specie conosciuta con il nome di buon Enrico; Chenopodium vulvaria viene comunemente detta vulvaria.

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