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cianìdrico

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Descrizione generale

Agg. (pl. m. -ci) [sec. XIX; da cian(o)-+idrico]. Composto chimico di formula HCN, detto anche acido prussico. Si presenta come un liquido incolore, molto volatile, che bolle a 25,8 ºC, miscelabile in acqua in tutti i rapporti, e dal caratteristico odore che richiama quello delle mandorle amare. Si ottiene per decomposizione dei cianuri alcalini con un acido diluito a freddo:

Su scala industriale si prepara dalla reazione del metano con ammoniaca e ossigeno a temperatura superiore ai 1000 ºC e raffreddando poi rapidamente la miscela gassosa ottenuta dalla reazione per evitare che l'acido cianidrico, non appena formatosi, si decomponga sotto l'azione delle alte temperature:

L'acido cianidrico ha carattere di acido debolissimo: l'atomo di idrogeno può venir sostituito da atomi di metalli, dando origine ai cianuri, ma le soluzioni dei cianuri alcalini presentano reazione fortemente basica per idrolisi e l'acido cianidrico viene da esse spostato già dall'anidride carbonica contenuta nell'atmosfera. L'acido cianidrico trova impiego, oltre che nella preparazione dei cianuri, in quella di importanti materie plastiche, come i polimeri dell'acrilonitrile e dei metacrilati.

Tossicologia

L'acido cianidrico e i suoi derivati sono tra i veleni più potenti che si conoscano sia per la gravità sia per la rapidità delle manifestazioni tossiche. Responsabile della tossicità è il gruppo –CN, che nell'organismo si libera dall'acido cianidrico, dai suoi sali, dai ciano-complessi, dalle cianidrine, dai nitrili alifatici, dai tiocianati e dai glucosidi cianogenetici. Questi ultimi, per esempio l'amigdalina, si trovano in oltre 400 specie di piante, per esempio nelle radici di manioca, nei noccioli delle pesche, delle albicocche, delle prugne, delle ciliegie, nelle foglie e nella corteccia del sambuco, nelle piante di ortensia, ecc. Anche alcuni microrganismi hanno la capacità di sintetizzare cianuri, e un apparato ghiandolare cianoproduttivo è presente nell'organismo di alcuni miriapodi. Nei tessuti dei mammiferi, uomo compreso, il gruppo –CN è presente nella struttura della cianocobalammina e come intermedio del metabolismo di alcune molecole monocarboniose. L'azione venefica dell'acido cianidrico è conosciuta sin dall'antichità; alcune piante contenenti glucosidi cianogenetici venivano usate dagli Egizi e dai Romani per eseguire condanne a morte oltre che a scopi suicidi od omicidi. A tal fine trovavano impiego specialmente i distillati di noccioli di pesche e i distillati di lauroceraso. Attualmente l'intossicazione si riscontra molto spesso come episodio accidentale, in rapporto all'impiego dell'acido cianidrico come disinfestante di navi e di edifici, dei cianuri nella galvanotecnica, nel trattamento dell'acciaio, nella doratura, nello sviluppo fotografico, ecc. Uno degli aspetti più gravi dell'inquinamento idrico è oggi costituito dall'elevata concentrazione di cianocomposti nei corsi d'acqua che ricevono scarichi industriali; tali composti minacciano la vita dei pesci, degli animali domestici, degli uccelli, ecc., compromettono la potabilità delle acque, alterano gli equilibri biologici nella microflora. L'odore caratteristico dell'acido cianidrico può essere avvertito quando il gas è presente nell'aria in concentrazioni inferiori a quelle tossiche. Ciò, tuttavia, non è spesso sufficiente per evitare l'intossicazione, in quanto l'odore, per una precoce paralisi della sensibilità olfattiva, viene avvertito solo transitoriamente. L'azione tossica del gruppo –CN è legata alla formazione di un complesso stabile intraorganico con lo ione Fe‴, il quale non può più svolgere la sua funzione di trasportatore di elettroni nelle reazioni ossido-riduttive della respirazione cellulare. In pratica vengono danneggiati dal cianoione l'enzima citocromo-ossidasi e i sistemi metabolici che convergono nel sistema citocromico. In tal modo le cellule del soggetto intossicato non riescono a utilizzare l'ossigeno che arriva loro con il sangue arterioso. L'assorbimento del veleno può avvenire per ingestione, per inalazione oppure attraverso la cute per contatto. La sintomatologia dell'avvelenamento da acido cianidrico è caratterizzata da dispnea, fame d'aria, cianosi, convulsioni, collasso. Nei casi non mortali si hanno talora postumi a carico dell'apparato cardiocircolatorio e del sistema nervoso centrale, con disturbi di tipo extrapiramidale, irritabilità, depressione, ecc. La terapia richiede un adeguato trattamento di rianimazione, la somministrazione di sostanze (nitriti, p-amminopropiofenone) che aumentano le concentrazioni di metemoglobina, la quale, a sua volta, compete con la citocromo-ossidasi per lo ione CN-, l'impiego infine di tiosolfati che in presenza dell'enzima rodanasi reagiscono con l'acido cianidrico nei tessuti, formando tiocianato, meno tossico e facilmente escreto per via renale.