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circumcarìbico

agg. e sm. (pl. m. -ci) [circum-+caribico]. Proprio dei popoli che occupano la vasta area che va dall'America Centrale all'istmo di Panamá e che comprende inoltre la Colombiacentrosettentrionale e nordorientale, il Venezuelanordoccidentale e le Antille.§ Le culture circumcaribiche, specie nell'America Centrale, raggiunsero un alto livello nella produzione fittile, che ha risentito a volte di influssi meridionali (Colombia) e mesoamericani, rielaborati però in modo originale. Gli oggetti più notevoli appartengono allo stile Nicoya (Nicaragua e Costa Rica), Ulúa (Honduras) e Coclé (Panamá), mentre la ceramica venezolana è di gran lunga inferiore. Ma la tecnica in cui eccelsero i circumcaribici fu la metallurgia, che trova la sua più alta espressione in Colombia e nella parte meridionale dell'America Centrale, da cui provengono oggetti pregevoli in oro puro o in lega con quantità variabili di rame (tumbaga, guanín). Erano conosciute tutte le tecniche di lavorazione dei metalli (più una a noi ignota, la mise-en-couleur, praticata dai Chibcha), cosa che permise la produzione di statuine antropomorfe e zoomorfe, gioielli, armature e oggetti di ogni tipo, tra cui spiccano le figure umane nude dei Quimbaya, i gioielli avimorfi col corpo di pietra preziosa e i dischi d'oro a traforo di Coclé, i ciondoli e i pettorali della Costa Rica. Oltre alla lavorazione del legno, in cui si segnalarono i Bribrí e i Paria per la finezza dei loro seggi scolpiti, diffuse erano la lavorazione della pietra, i cui prodotti più notevoli sono i sedili e i metates dell'America Centrale, e la statuaria, con monumentali rappresentazioni di alter-ego, delle aree archeologiche di Costa Rica, Nicaragua, Panamá e Colombia, specie nella regione di San Augustín. Per quanto riguarda la glittica, si lavoravano giada, nefrite, serpentino e agata, soprattutto nella penisola di Nicoya da cui provengono i pezzi più pregiati.