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cirròsi

sf. [sec. XIX; dal greco kirrhós, giallo chiaro, con allusione alla colorazione dell'organo colpito]. Malattia cronica del fegato caratterizzata da aumento del tessuto connettivo, che altera la struttura dell'organo e ne compromette le funzioni. La atrofica di Morgagni-Laënnec è la forma più tipica di cirrosi, caratterizzata da granulazioni epatiche uniformi, con fibrosi negli spazi portali che suddivide il parenchima dell'organo in aree disuguali, alterandone la struttura. Può anche costituire la fase terminale della cirrosi biliare ostruttiva o dell'epatite virale. I sintomi consistono in anoressia con nausea e vomito, dolori addominali con meteorismo e perdita progressiva di peso; nelle forme più avanzate compaiono anche febbre modesta, ittero, episodi ricorrenti di ematemesi per varici esofagee, ascite e torpore mentale Le cause accertate della cirrosi epatica sono andate modificandosi per quanto riguarda l'importanza epidemiologica. In precedenza la principale era l'etilismo cronico, per l'azione tossica svolta dall'alcol sul tessuto epatico e per la malnutrizione, specialmente proteica; con il passare degli anni è andata via via aumentando la comparsa di cirrosi conseguente a epatiti virali croniche da virus dell'epatite B e particolarmente da virus C. Sono casi in cui la forma virale acuta non guarisce ma, diventando cronica, continua a danneggiare il parenchima epatico conducendo quindi alla fibrosi e alla rigenerazione caotica tipica della cirrosi; fra le cause vi sono infine i farmaci e le sostanze tossiche. Tra i farmaci più dannosi vi sono alcuni citostatici, mentre tra i tossici prevalgono l'arsenico e i cloruri. Nella progressione verso una cirrosi epatica, hanno comunque un ruolo determinante, oltre alle cause menzionate, i fattori immunitari, consistenti nello sviluppo da parte dell'organismo di un'aggressione di tipo autoimmunitario diretta contro il tessuto epatico, confermata dal riscontro nel sangue di autoanticorpi. La diagnosi di cirrosi epatica è clinica solo nelle fasi avanzate, mentre in tutte le altre si avvale di tecniche strumentali, come l'ecografia, la TAC, la risonanza magnetica nucleare (RMN) e, soprattutto, la biopsia epatica. La cirrosi epatica deve la sua pericolosità, oltre che alla sua intrinseca gravità, al fatto, ormai accertato, che essa predispone allo sviluppo del cancro del fegato. Forme particolari di cirrosi sono la biliare e la cardiaca. La cirrosi biliare è conseguente a stasi biliare, oppure insorge primitivamente. senza una causa riconoscibile. In questo caso la patogenesi è legata ad anormalità del sistema di regolazione immunitario (aumento patologico delle immunoglobuline IgM e comparsa in circolo di autoanticorpi), il cui effetto è una progressiva distruzione dei dotti biliari che vengono sostituiti da tessuto fibrotico. La cirrosi cardiaca è una cirrosi del fegato che compare nelle stasi circolatorie di lunga durata, in seguito a insufficienza cardiaca. Il connettivo epatico prolifera e successivamente si retrae dando luogo a un quadro anatomoistologico a volte non distinguibile dalla cirrosi atrofica di Morgagni-Laënnec. Le complicanze più temibili della cirrosi epatica sono l'encefalopatia e rottura delle varici esofagee.

D. Dominici, Le malattie del fegato e delle vie biliari, Milano, 1947; L. Condorelli, Studi e ricerche di epatologia, Milano, 1957; M. Fazio, L'agopsia epatica, Torino, 1957; J. Caroli, Y. Hecht, Le foie et ses maladies, Parigi, 1967; S. Sherlock, Diseases of the Liver, Londra, 1968; J. Galambos, La cirrosi epatica, Roma, 1981.