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classicismo

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Lessico

Sm. [sec. XIX; da classico].

1) Termine assunto ad indicare fenomeni culturali o momenti storici traenti origine da modelli “classici”, ossia, per le loro caratterizzazioni emergenti, “esemplari”. Questa accezione è conseguente al significato del termine latino classicus, da cui deriva direttamente classicismo, coniato da Quintiliano nel sec. I d. C. col significato appunto di “esemplare, scrittore di prima classe” a indicare per traslato quegli scrittori dell'età aurea augustea degni, per la loro importanza e per i risultati di alta elaborazione formale da essi raggiunti, di essere presi a modello. E, al di là delle molteplici connotazioni assunte storicamente dal termine, il concetto di imitazione di un modello considerato qualitativamente irraggiungibile resta una delle categorie fondamentali nella delimitazione del fenomeno.

2) Nella storiografia musicale, periodo che segue lo stile galante (o rococò) e precede il romanticismo, collocandosi tra il 1770 e il 1820 circa.

Letteratura

Genericamente tutte le correnti estetiche che si propongono come modelli ideali i prodotti letterari dell'antichità greco-romana, giungendo a valorizzare l'imitazione di tali modelli, oppure cogliendo di essi taluni aspetti contenutistici o caratteri stilistici, come la serena armonia, la pacata contemplazione, il gusto della citazione dotta e della mitologia. Benché di solito si faccia risalire l'origine del classicismo al periodo umanistico, episodi notevoli di ritorno e di imitazione dei classici si ebbero durante tutto il Medioevo fin dai tempi immediatamente successivi alla caduta dell'Impero romano e specialmente tra il sec. V e il VI (Marziano Capella, Fulgenzio, Boezio). Gli autori più ammirati furono Virgilio, Ovidio, Lucano e Stazio. Il classicismo medievale ebbe momenti di grande fioritura durante la cosiddetta “rinascita carolingia” (sec. VIII-X) e poi a opera delle scuole di Chartres e di Orléans (sec. X-XII). Proprio durante il sec. XII fiorì l'ampio movimento letterario e filosofico della Scolastica che, specialmente a opera di San Tommaso, riscoprì la grandezza dei classici e gli altissimi risultati da loro raggiunti nel campo speculativo, con le uniche forze del pensiero e senza l'ausilio della Rivelazione e della Grazia. Di ispirazione classica furono le prime manifestazioni in volgare in Francia (Chansons de geste) e in Italia (i fatti di Troia, di Enea e di Alessandro) e una vasta influenza subirono anche i poeti provenzali. Fenomeno isolato tra Medioevo e Umanesimo va considerato il classicismo di Dante, che scelse Virgilio come guida nel viaggio ultraterreno, accettò la tradizione medievale della salvezza di Stazio, Traiano e Rifeo e pose nella “valletta dei principi” del Limbo i più grandi eroi, filosofi e poeti del mondo classico. Il fenomeno dell'Umanesimo è però il primo vero e consapevole ritorno alla classicità, una presa di coscienza del definitivo distacco dall'antichità classica, considerata ormai come una matrice di perfette leggi estetiche da riscoprire e da imitare. Il classicismo “storico” ha inizio quindi con la rielaborazione delle poetiche dedotte dall'insegnamento aristotelico da Vida, Speroni, Trissino, Scaligero, Castelvetro, Robortello ecc. Questo tipo di ideale classico si diffuse rapidamente dall'Italia nel resto dell'Europa e specialmente in Francia acquistò grande importanza nel corso del Seicento (Querelle des Anciens et des Modernes) e del Settecento, per opera dei teorici Boileau-Despréaux (Art poétique), Le Bossu, Bouhours e Rapin, oltre che di Corneille e di Racine. Il classicismo fu soffocato dal barocco nel resto dell'Europa (Spagna, Inghilterra, Germania), ma vi ritornò alla fine del sec. XVIII come reazione al barocco ormai estenuato, tuttavia sotto l'aspetto decadente di arte fredda e formalistica che si risolveva nella rigida applicazione di formule e regole artificiose. Tra la fine del Settecento e i primi anni dell'Ottocento, le nuove concezioni romantiche dell'arte costringono i cultori estremi del classicismo a rivedere certe affermazioni dogmatiche spostando l'attenzione, più che sull'imitazione degli antichi, sul tema dell'armonia e della pacatezza, quando non si abbandonano a una polemica antiromantica. In Germania, Winckelmann e Lessing favorirono la genesi del “neoclassicismo”, che rivendicava l'importanza dell'invenzione accanto a quella dell'imitazione, e al quale aderirono in seguito anche Goethe, Schiller e Humboldt con diverso atteggiamento. In Italia, il più importante seguace del neoclassicismo fu Vincenzo Monti ma l'ideale della purezza classica, spentosi altrove il fenomeno del classicismo, restò sempre vivo nel nostro Paese e riapparve in autori come Alfieri, Foscolo, Leopardi, che pure sono da considerarsi per altro verso preromantici o romantici. E così questo ideale fu vagheggiato da Carducci, da Pascoli, da D'Annunzio e dai poeti ermetici.

Arte

D'interesse archeologico nei confronti delle culture antiche assunte a modello, il classicismo è accompagnato per lo più da un vasto processo di elaborazione di teorie estetiche e precettistiche (basti citare in proposito gli scritti dell'Alberti dal punto di vista teorico e i disegni di Palladio per la documentazione del mondo classico, per il Rinascimento, oppure quelli di Mengs, Winckelmann, Milizia, per il neoclassicismo). Per quanto riguarda l'architettura e le arti figurative, il fenomeno è caratterizzato dal costante e prevalente riferimento all'arte greca e romana, non senza comprendere di volta in volta estensioni al retaggio etrusco e anche a quello egizio, e non senza l'influsso di tramiti culturali particolari (per esempio Bisanzio). Così è avvenuto per la cosiddetta rinascita carolingia che si riferisce abbastanza indifferentemente a motivi della tradizione ellenistica (nella miniatura: Bibbia di Vienna, Scuola di Reims), romana (statua di Marco Aurelio; Colonna Traiana nel caso della Colonna di Bernward a Hildesheim, ecc.), ravennate e bizantina. Nel primo Rinascimento i modelli principali sono stati reperiti in Italia e soprattutto a Roma e diffusi nell'accezione dei grandi maestri toscani (Brunelleschi, Donatello, Masaccio). Nel più recente neoclassicismo si è unita tradizione greca, etrusca, pompeiana, egizia, ecc. (cfr. i Recueils del conte di Caylus; la decorazione di interni di R. Adam; i modelli proposti dalle incisioni di Piranesi, ecc.). In tali movimenti di reviviscenza dei modelli classici sono apparsi caratterizzanti la rappresentazione naturalistica del corpo umano, l'idealizzazione di questo attraverso la proposta di canoni proporzionali, il conseguente più esteso concetto di armonia e di bellezza intese come equilibrio razionale dei rapporti, l'iconismo e il naturalismo come fenomeni linguistici e tematici prevalenti, ecc. Il fenomeno del classicismo implica infatti sempre due polarità compenetrantesi: quella morfologica e quella ideologica. Dal punto di vista della morfologia gli aspetti ricorrenti nei fenomeni classicistici – anche se spesso non concorrono – sono il richiamo a una tradizione, la “citazione” di un lessico di epoche storicizzate come classiche, il riferimento a modelli desunti da un repertorio archeologico, la concezione di un bello ideale contrapposto alla mutevolezza delle forme reali e articolantesi come proporzionalità, armonia, razionalità, nel totale rifiuto di ogni forma di decorazione accessoria, da una parte, e di ogni concessione al sentimento e alla passionalità, dall'altra. Per quanto concerne l'aspetto ideologico, il classicismo si articola su due piani; uno è etico, come lettura della storia e della cultura classica in funzione di modelli di comportamento (recupero di determinati valori civici e intellettuali di una società “aurea”, nel classicismo medievale; morale razionale ed eroica nel classicismo rinascimentale; democrazia e razionalismo della borghesia illuministica, che fa propria la cultura del neoclassicismo). L'altro, a carattere politico e statale, si lega alle concezioni, variamente interpretate, dello Stato e dell'Impero, come appare evidente in epoca carolingia, in talune posizioni politiche del papato, nell'ideologia fascista e nazista dell'impero, ecc.: tutte intese ad affermare una relazione dialettica con le concezioni giuridiche e dello Stato proprie del mondo antico greco e, nel secondo caso, soprattutto romano.

Musica

Nel classicismo le premesse di chiarezza e di facile cantabilità, caratteristiche del rococò e risultanti da una semplificazione linguistica nei confronti del barocco, furono trasferite su un piano di più profondo impegno, alla ricerca di una più complessa organicità costruttiva. Mentre armonia e modulazioni furono condotte a un grado di ricchezza e complessità sconosciuto al rococò, anche il contrappunto tornò a essere una componente rilevante del discorso. A questa evoluzione linguistica corrisposero una diversa e più autonoma posizione del compositore, un nuovo rapporto col pubblico, una concezione del fatto musicale non rivolta solo al dilettevole. L'ideale formale del classicismo fu la ricerca di un supremo equilibrio cui informare le diverse componenti del linguaggio, organizzandole secondo un saldo principio costruttivo. Esso si identificò innanzi tutto nella forma-sonata, che in età classica trovò la sua più matura e funzionale applicazione, caratterizzando lo sviluppo di tutta la musica strumentale, sinfonica e da camera. Il culmine del classicismo è rappresentato dall'opera dei tre grandi che formarono la scuola di Vienna, J. Haydn, W. A. Mozart e L. van Beethoven; nella produzione di quest'ultimo, a partire dalla 3a Sinfonia, si ravvisano ormai le premesse di un superamento dello stile classico, che fu del tutto posto in crisi nei lavori dell'ultimo periodo. Ancora a Vienna aveva operato Gluck, considerato il primo esponente del classicismo in campo operistico, ma il classicismo fu fenomeno europeo e investì in diversa misura la scuola di Mannheim, compositori come C. Ph. E. Bach, Benda, Quantz, o, in Italia, Boccherini, Cambini, Viotti, Clementi, gli operisti Paisiello, Cimarosa, Spontini, e condizionò almeno in parte la produzione di Rossini e Cherubini.

Bibliografia

H. Wölfflin, Renaissance und Barock, Monaco, 1888; J. Adhemar, Influences antiques dans l'art du Moyen Age Français, Warburg, 1939; H. Wölfflin, Schonheit des Kassischen, Gedanken zur Kunstgeschichte, Basilea, 1940; N. Pevsner, Architectural Principles in the Age of Humanism, Londra, 1950; V. L. Tapié, Baroque et Classicisme, Parigi, 1957; F. Ulivi, Monti e il classicismo romano, in “Settecento neoclassico”, Pisa, 1957; Dizionario letterario Bompiani, vol. I, Opere (alla voce Classicismo), Milano, 1963; A. Adam, L'âge classique (1624-1660), Parigi, 1968; A. Pellegrini, Wieland e la classicità tedesca, Milano, 1968; P. Clarac, L'âge classique (1660-1680), Parigi, 1969; R. A. Stern, Classicismo moderno, Milano, 1990.