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coccodrillo

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Lessico

sm. [sec. XIV; dal latino crocodīlus, risalente al greco krokódeilos].

1) Nome comune di Rettili della famiglia dei Crocodilidi appartenenti al genere Crocodylus. Fig., lacrime di coccodrillo, pentimento vano e ipocrita di chi ha commesso colpe a grave danno di altri.

2) Per estensione, la pelle dell'animale conciata e utilizzata per accessori di lusso (borse, scarpe, cinture, portafogli, ecc.). La migliore qualità delle pelli proviene da animali giovani. Dopo la concia e la tintura la pelle si presenta con una superficie a squame con motivi geometrici abbastanza regolari.

3) Particolare tipo di pinza, per lo più di piccole dimensioni, nella quale i bracci di presa recano sui lati dei denti triangolari e sono normalmente tenuti serrati da una molla. Viene usata soprattutto come terminale di cavetti elettrici che debbano essere frequentemente rimossi.

4) Nel gergo giornalistico, biografia commemorativa che si usa preparare con anticipo in previsione della morte di un personaggio illustre.

Zoologia

La specie più nota è il coccodrillo del Nilo (Crocodylus niloticus), di dimensioni imponenti, potendo raggiungere i 7 m di lunghezza. La sua area di distribuzione comprende buona parte del continente africano, inclusi il Madagascar e alcune altre isole. Il coccodrillo di mare (Crocodylus porosus) può raggiungere i 5 m; pur vivendo di norma nelle acque dolci e negli estuari, si rinviene di tanto in tanto anche in mare aperto. La sua area di distribuzione comprende l'India e il Mare della Sonda. Il coccodrillo americano (Crocodylus acutus), che si distingue facilmente per il muso assai sottile e allungato, vive in Florida, nell'America centrale, nella porzione settentrionale dell'America meridionale; anch'esso si spinge talvolta in mare aperto. Lungo sino a 5 m è, come le due specie precedenti, assai pericoloso per l'uomo. Le altre specie di coccodrillo sono il coccodrillo della Nuova Guinea (Crocodylus novae-guineae); il coccodrillo catafratto (Crocodylus cataphractus), proprio del continente africano, e il coccodrillo di Johnson (Crocodylus johnsoni), che vive in Australia, il coccodrillo cubano (Crocodylus rhombifer) che si può incrociare con il coccodrillo americano, il coccodrillo palustre o mugger (Crocodylus palustrys), il coccodrillo siamese (Crocodylus siamensis) e infine Crocodylus intermedius, Crocodylus mindorensis e Crocodylus moreletti.

Etologia

Il coccodrillo del Nilo è un animale territoriale e riesce a difendere tratti costieri di fiumi e di laghi che vanno da alcune decine a oltre i duecento metri. In genere solo i maschi molto grandi riescono a possedere territori e pattugliano i loro domini nuotando continuamente avanti e indietro presso la riva. Le lotte territoriali sono rare ma possono protrarsi a lungo: due grandi maschi si affrontano soffiando acqua dalle narici e cercano di afferrarsi il muso con le mascelle, emettendo suoni simili a muggiti; in genere il vincitore è quello che riesce a immobilizzare l'avversario, il quale, quando sarà riuscito a liberarsi, si allontanerà dall'area inseguito dal vincitore, con il quale ingaggerà ancora zuffe occasionali. Mentre il proprietario di un territorio è impegnato a lottare, non è raro che i coccodrilli non territoriali invadano il suo territorio e cerchino di corteggiare le femmine. Nei sistemi territoriali equilibrati, i maschi non territoriali apparentemente riconoscono i proprietari dei territori e reagiscono al loro approssimarsi minaccioso in tre modi: se sono possessori di territori confinanti, in genere si voltano e tornano entro i loro confini; se sono maschi senza territorio, nuotano verso il largo; se sono piccoli, attraversano velocemente l'area invasa, inseguiti dallo sbuffante proprietario e scalano prontamente la riva. I coccodrilli hanno ritmi di attività giornaliera piuttosto regolari e legati, trattandosi di animali eterotermi, a imprescindibili esigenze di termoregolazione. L'alimentazione si svolge soprattutto nelle ore notturne, che i coccodrilli trascorrono in acqua; di mattina i coccodrilli si portano a terra e si espongono al sole, recuperando il calore perduto durante la notte; poi, mentre la loro temperatura interna aumenta, spalancano la bocca, perdendo, attraverso l'evaporazione delle mucose boccale e faringea, il calore in eccesso; più tardi, nelle ore più calde, si porteranno all'ombra o nuovamente in acqua. I coccodrilli tendono ad aggregarsi per classi dimensionali, che corrispondono grossolanamente alle classi di età, comportamento che, almeno per i più piccoli, è protettivo, dato che gli adulti possono praticare il cannibalismo. Durante il riposo a terra non è raro che ai coccodrilli si associno il piviere egiziano (Pluvianus aegyptius), o guardiano dei coccodrilli, e la pavoncella spinosa (Haplopterus spinosus) che liberano i coccodrilli dai parassiti e altri invertebrati annidati nella loro ruvida pelle e talvolta possono penetrare nella loro bocca spalancata e liberarli delle sanguisughe aderenti alle mucose. I coccodrilli tollerano bene queste operazioni, anzi i due uccelletti sono gli unici che possono posarsi sui coccodrilli senza provocarne reazioni di intolleranza. La convivenza fra questi uccelli e i coccodrilli va oltre la semplice simbiosi di pulizia ed essi possono svolgere anche un ruolo di sentinella, emettendo un grido di allarme, all'approssimarsi di pericoli (grandi predatori, per i coccodrilli più piccoli, l'uomo per i più grandi) che induce i coccodrilli a cercare rifugio in acqua. A terra i coccodrilli si spostano con la caratteristica andatura sinuosa delle lucertole, trascinando parzialmente il corpo, oppure camminando sollevati sulle zampe o ancora, sulle rive scivolose, procedono con movimenti serpentiformi del corpo e della coda, tenendo le zampe aderenti ai fianchi; nei coccodrilli di taglia piccola è stato anche descritto una sorta di galoppo, con il movimento alternato delle coppie di arti anteriori e posteriori. In acqua nuotano pure per mezzo di movimenti laterali della coda. In presenza di femmine, esclusivamente in acqua, i coccodrilli effettuano parate di corteggiamento, arcuando il corpo e distendendolo bruscamente a colpire la superficie dell'acqua e sbattendo ripetutamente le mascelle; la femmina assume una posizione di sottomissione con la coda un po' sollevata. Allora il maschio le nuota intorno in cerchi concentrici, mentre essa risponde con vocalizzazioni gutturali. Durante il breve accoppiamento il maschio si aggrappa alle asperità del dorso della femmina con le zampe anteriori e porta il corpo di lato e sotto quello di lei fino a che le cloache combaciano. Le attività di corteggiamento si svolgono anch'esse con intensità maggiore al mattino e alla sera, quando la temperatura è più mite. La deposizione delle uova avviene in clima asciutto poco prima della stagione delle piogge. Le uova, rivestite da un sottile guscio calcareo, sono ellittiche, lunghe da 6 a 9 cm e larghe circa due terzi la lunghezza. Sono deposte di notte in una buca scavata con le zampe dalla madre in terreno morbido presso un luogo ombreggiato della riva in numero di alcune decine (al massimo quasi cento) e poi vengono ricoperte accuratamente con erba e terra, compresse poi con la coda. Le femmine anziane depongono normalmente più uova delle giovani. Nel nido la fermentazione delle erbe accumulate sulle uova mantiene la temperatura intorno al valore di 33 ºC. La madre staziona presso il nido fino alla schiusa delle uova, che avviene dopo circa novanta giorni, e tiene lontani gli eventuali predatori; fra questi, se i varani, i rateli e le mangoste sono i più temibili, non mancano gli stessi coccodrilli. Prossimi a nascere, i piccoli, stimolati da qualsiasi rumore, emettono caratteristici pigolii che attirano la madre; questa scava di nuovo nel nido e li raccoglie con la bocca, portandoli fino all'acqua. I piccoli, lunghi alla nascita non più di 30 cm, saranno accompagnati e protetti dalla madre, sul dorso della quale spesso si arrampicano per parecchio tempo, fino a che le loro dimensioni non li metteranno al sicuro dall'attacco dei pesci, delle tartarughe acquatiche, dei grandi trampolieri, ecc. Malgrado i piccoli tendano a stare riuniti fra loro e le madri tendano a proteggere indistintamente i piccoli di qualsiasi figliata, la loro mortalità, nei primi tempi, supera talvolta il 50%. Poiché il coccodrillo del Nilo nel corso della vita passa da dimensioni di pochi decimetri a quelle di alcuni metri, anche le dimensioni delle sue prede cambiano, passando dagli insetti ai grandi Mammiferi. In acqua il coccodrillo si avvicina lentamente alla preda e la afferra con un rapido movimento laterale delle mascelle. I grandi Mammiferi sono spesso catturati all'abbeverata: quando chinano il capo verso l'acqua, il coccodrillo scatta in avanti con un colpo di coda e li afferra alla testa, trascinandoli sott'acqua e annegandoli. Pare che la consumazione delle grandi prede avvenga dopo qualche giorno, quando la carcassa, parzialmente putrefatta, si smembra più facilmente; la bocca dei coccodrilli infatti, fornita di denti acuminati, è un efficiente organo di cattura ma è poco adatta a tagliare. A terra il coccodrillo non è un predatore pericoloso, data la sua scarsa agilità, ma alcuni possono abbattere una preda con un colpo di coda. Occasionalmente, ma solo in alcune regioni, pare che i coccodrilli del Nilo aggrediscano e uccidano l'uomo.