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colibacillòsi

sf. [da colibacillo+-osi]. Infezione dovuta al colibacillo e, in genere, ai batteri aerobi gram-negativi presenti abitualmente nell'intestino umano. Due sono le forme cliniche che la colibacillosi può assumere: la forma localizzata, con quadro sintomatologico proprio della sede dell'infezione (intestino, vie primarie, apparato genitale, vie biliari), e la forma generalizzata, piuttosto rara, rappresentata da una vera setticemia colibacillare. La diagnosi in quest'ultima è affidata agli esami di laboratorio, mentre la forma localizzata deve essere sospettata se il processo ha evoluzione a carattere suppurativo con pus di odore fecaloide e colore verdastro. Può comparire anche una crisi febbrile preceduta da brividi con cefalea e malessere generale. § Vari sono gli animali colpiti da colibacillosi. L'incidenza di questa malattia è molto alta, specialmente nei mesi invernali. Nel suino si hanno tre forme: diarrea neonatale, enterite dei suinetti (di 1-4 giorni di età), enterite dei lattonzoli che si manifesta al momento dello svezzamento; infine la malattia degli edemi, che si manifesta dopo lo svezzamento. Nel vitello appare nella prima settimana di vita con tre forme: enterite, enterotossiemia, setticemia. Negli agnelli l'infezione da colibacilli si manifesta con una forma enterica in animali di 2-8 giorni di vita. Anche il pollo può essere colpito da questa infezione e la diarrea che si riscontra è il risultato della perdita di acqua dall'apparato urinario e non è conseguenza dell'enterite.

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