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coloniale

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Lessico

agg. e sm. [sec. XIX; da colonia1].

1) Agg., che si riferisce a una colonia, tipico della colonia, che proviene da una colonia: casco coloniale; politica coloniale; diritto coloniale; truppe coloniali, destinate alla difesa dei territori coloniali; generi coloniali (o coloniali, sm. pl.), generi come cacao, tè, caffè, cannella, spezie varie provenienti dai territori di Asia, Africa e America che erano colonie di Paesi europei.

2) Sm., chi vive o ha vissuto in colonia.

Arte: l'architettura

Con architettura coloniale si suole indicare l'architettura delle colonie inglesi dell'America Settentrionale durante un periodo di quasi due secoli, che viene diviso in una prima fase, detta Early Colonial (1609-1700,) e in una seconda, detta Georgian o Late Colonial (1700-80) . Un'ulteriore distinzione, questa volta geografica, viene fatta per le due aree che più contribuirono allo sviluppo dell'architettura coloniale: il New England, al Nord, ed essenzialmente la Virginia, al Sud. L'Early Colonial, stilisticamente legato ai modelli Tudor, vide sorgere in Virginia le prime mansions (Bacon's Castle, Surry County, Virginia, 1655 ca.) legate all'organizzarsi dell'economia delle piantagioni e, nel New England, una modesta architettura puritana con la creazione delle Meeting Houses. Il fenomeno più rappresentativo della cultura dell'Early Colonial fu la fondazione nel 1693 della nuova capitale della Virginia: Williamsburg. Se il piano è ancora tutto nell'ambito dell'Early Colonial, gli edifici costruiti nella città iniziano la prima fase del Late Colonial (College of William and Mary, 1695-1702; Capitol, 1701-05; Governor's Palace, 1706-20; Bruton Parish Church, 1710-15, terminate nel 1769) e mostrano una matrice di netta derivazione wreniana. Intorno al 1730-40 sorsero poi al Sud le prime grandi residenze di piantagione, come “Westover”, in Virginia, perfetta espressione dell'economia schiavista, e al Nord, col formarsi di una nuova e potente borghesia mercantile, si diffuse il palladianesimo attraverso l'opera di Peter Harrison, emigrato in America e stabilitosi a Newport nel 1740 ca. La diffusione delle pubblicazioni di James Gibbs da un lato e il definirsi di una volontà di tenace attaccamento ai modelli di C. Wren e olandesi caratterizzano gli anni che precedono l'indipendenza.

Arte: l'arredamento

Come per l'architettura, anche per l'arredamento prevalsero gli stili inglesi (giacobiano, Guglielmo e Maria, Regina Anna e Chippendale) che, importati dalla madrepatria con relativo ritardo, venivano interpretati più o meno fedelmente dai mobilieri americani sulla base di libri e disegni. Nel sec. XVIII si ebbe una feconda produzione di notevole livello, seppure adattata alle esigenze di semplicità e praticità della nuova società americana. I materiali usati erano legni locali, quali il noce, la quercia, l'acero; solo più tardi il mogano. Gli stili che incontrarono maggiore fortuna furono il Guglielmo e Maria (soprattutto con gli highboys, cassettoni poggianti su un'alta base, anch'essa fornita di cassetti; con i lowboys, costituiti in sostanza dal corpo inferiore dell'highboy; con i tavoli a cancello), il Regina Anna e il Chippendale. Al contrario lo stile primo georgiano, con il tipico motivo a testa di leone, e i preziosi mobili dorati di William Kent furono pochissimo imitati o addirittura ignorati, probabilmente perché troppo lontani dall'ideale di semplicità americano. Filadelfia fu, in America, il più famoso centro di ebanisteria, soprattutto per la esecuzione di mobili in stile Chippendale. Quest'ultimo stile fu soppiantato dall'Hepplewhite con la ripresa dei contatti commerciali con l'Inghilterra, interrottisi durante la Rivoluzione americana. Per mobile “coloniale olandese” si fa riferimento in particolare allo stile d'arredamento in uso nello stesso periodo presso gli Olandesi di New York e dintorni. Si tratta per lo più di mobili di struttura assai pesante.