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colorìmetro

sm. [sec. XIX; da colore+ -metro].

1) Apparecchio atto alla determinazione delle coordinate tricromatiche di una luce colorata. Tale determinazione viene effettuata per confronto soggettivo; uno dei più usati è il colorimetro di Guild, costituito da un sistema ottico che rende visibile all'occhio dell'osservatore la luce emessa da una sorgente di luce bianca, dopo che questa ha attraversato un sistema assorbente costituito da tre filtri dei tre colori fondamentali: rosso, verde, blu; questi filtri sono atti a dare dosi regolabili dei corrispondenti colori mediante la regolazione di aree di corrispondenti fenditure attraversate dalla luce bianca. Il sistema ottico oculare è a due campi: sul primo arriva la miscela di luci colorate dosate, sul secondo arriva la luce in prova. Mediante opportuna regolazione delle tre dosi, si arriva a ottenere l'eguaglianza dei toni colorimetrici dei due campi. Dal valore delle dosi, ossia dalle aree delle fenditure, si ricavano le coordinate tricromatiche.

2) Apparecchio atto alla determinazione delle concentrazioni di soluzioni colorate mediante misure di assorbimento. Uno dei più usati è il colorimetro di Duboscq; le misurazioni si basano sulla legge di Beer: due soluzioni aventi eguale soluto con concentrazioni c, diverse, che riempiono due recipienti di vetro ad altezze diverse h, , se attraversate dalla stessa luce in direzione verticale hanno eguali luminanze se ch=c´h´. Per determinare una concentrazione incognita, si varia sino a rendere eguali le luminanze dei due campi di un oculare al quale arrivino due raggi paralleli che hanno attraversato le due soluzioni; in queste condizioni, noti c, h, h´, si può calcolare .

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