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commensalismo

sm. [sec. XIX; da commensale].

1) Associazione simbiotica fra due organismi dei quali uno si nutre con gli avanzi del pasto dell'altro, senza arrecargli alcun danno. Il commensalismo rappresenta uno stato adattativo instabile, che tende a evolvere verso la simbiosi mutualistica o verso il parassitismo. Per esempio. i pesci del genere Amphiprion, commensali di certe attinie, fra i cui tentacoli pascolano consumando residui di cibo, al tempo stesso effettuano un'operazione di pulitura dell'acqua immediatamente a contatto con l'attinia. Il commensalismo si identifica talvolta con l'inquilinismo, perché un animale che abita nel ricovero di un altro spesso ne utilizza anche il cibo.

2) In etnologia, tipo di convivenza che si stabilisce fra l'uomo e vari animali per motivi in genere utilitaristici. Il commensalismo si differenzia dalle varie forme di soggezione dell'animale all'uomo in quanto l'animale viene tollerato nell'insediamento umano solo perché svolge alcune funzioni vantaggiose per l'uomo stesso. Esistono forme di commensalismo con avvoltoi in India e Sudamerica, con iene e sciacalli in Africa, con coyote fra gli Hopi, ecc., accettati nei villaggi in quanto svolgono azione di pulizia eliminando detriti, residui di cibo, ecc.; diffuso è quello con le api selvatiche, di cui si utilizza il miele. Molti studiosi ritengono che il commensalismo sia alla base del processo di domesticazione degli animali: infatti l'abitudine alla convivenza con l'uomo, come fu sperimentato da alcuni ricercatori sovietici, condiziona i cuccioli discendenti da animali da tempo commensali dell'uomo, tanto che questi riesce a far loro compiere taluni “lavori” pur lasciandoli allo stato selvatico. Ne sono esempi il lupo, l'orso, il falco, il ghepardo, utilizzati da vari gruppi etnici della Siberia.

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