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commentàrio

(ant. comentàrio), sm. [sec. XV; dal latino commentaríus, libro in cui si prende nota di avvenimenti, ecc.].

1) Commento molto accurato a un testo: i commentari al Corpus iuris giustinianeo di Bartolo da Sassoferrato. § Commentari aristotelici, commenti alle opere di Aristotele, che si susseguirono dall'antichità per tutto il Medioevo. Essi furono importanti sia per l'intrinseco valore scientifico ed esegetico sia perché costituirono spesso un veicolo di diffusione del pensiero aristotelico o furono all'origine di grandi controversie filosofiche, come il commento di Alessandro di Afrodisia (disputa sulla natura dell'anima) o come quello di Porfirio alle Categorie. Della tarda antichità si ricordano i commenti di Simplicio alla Fisica, di Temistio agli Analitici e al De anima, di Dessippo alle Categorie (tutti del sec. IV d. C.). In epoca medievale furono di massima importanza i commenti di Averroè (sec. XII) alla Metafisica e al De anima e di San Tommaso, in particolare quelli alla Metafisica e all'Etica Nicomachea.

2) Diario personale o di memorie storiche: “Nocte passata in trascrivere in brevissimi comentarii quanto il dì di sopra nelle udite sue disputazioni tenevamo” (Alberti). In particolare, nella letteratura latina delle origini, la raccolta degli atti e delle norme rituali dei pontefici (commentarii pontificum); esistevano anche i commentari dei magistrati, in cui si elencavano gli atti ufficiali compiuti. Nella storiografia, il commentario è la narrazione, redatta in forma diaristica, di particolari imprese cui l'autore ha preso parte: esemplari sono in questo senso i Commentarii de bello gallico e de bello civili di Giulio Cesare.

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