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comportamentismo

sm. [sec. XX; da comportamento]. Teoria linguistica, detta anche behaviorismo, che, escludendo ogni elemento psicologico o mentalistico, interpreta la realtà linguistica in senso prettamente positivistico e meccanicistico. Secondo questa teoria, che fa capo al linguista statunitense L. Bloomfield, gli atti linguistici vengono sostanzialmente intesi da una parte come una reazione condizionata da un fatto esterno, e dall'altra come uno stimolo che a sua volta provoca la risposta all'evento pratico che ha determinato l'atto linguistico. Bloomfield, nel suo manuale Language, si serve di questa esemplificazione: Jill vede una mela su un albero, vuole mangiare quel frutto e lo chiede a Jack che, arrampicatosi sull'albero, coglie la mela e la dà a Jill. Cioè come risposta allo stimolo esterno dell'aver visto la mela si ha l'atto linguistico con cui Jill chiede a Jack il frutto, e questo atto linguistico è lo stimolo che induce Jack a soddisfare il desiderio dell'amica. Tutto ciò si può ridurre alla formula

dove S è lo stimolo extralinguistico, r la risposta linguistica a questo stimolo, s lo stimolo linguistico che provoca R, cioè la risposta pratica allo stimolo extralinguistico S. § In psicologia, sinonimo di behaviorismo.

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