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concèrto

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Lessico

sm. [sec. XVI; da concertare].

1) Composizione strumentale in cui uno o più solisti si contrappongono all'orchestra.

2) Nel sec. XVI, pezzo musicale caratterizzato dall'unione di voci e strumenti o dalla contrapposizione di diversi raggruppamenti sonori. Fig. e ironico, insieme di suoni disarmonici, di rumori fastidiosi e continuati.

3) Per estensione, esecuzione musicale pubblica.

4) Accordo, intesa: con lui prenderò i concerti opportuni; di concerto, d'accordo. In particolare, atto di concerto, atto amministrativo emanato da un organo della Pubblica Amministrazione unitamente con altro organo della stessa Amministrazione. Il concerto è un istituto giuridico nel quale gli atti degli organi amministrativi, pur se coordinati fra di loro, rimangono distinti.

Musica

Il termine non è sempre stato usato nella moderna accezione: le prime testimonianze, del sec. XVI, si riferiscono per lo più a pezzi caratterizzati dall'unione di voci e strumenti o dalla contrapposizione di diversi raggruppamenti sonori; il significato di concerto restò vago e mutevole (come quello di sonata o sinfonia) . Dopo la metà del sec. XVII cominciarono a delinearsi con chiarezza i tratti fondamentali del concerto barocco, a opera di A. Stradella, della scuola bolognese (con G. Torelli) e romana (con A. Corelli), seguiti dalla grande fioritura della scuola veneziana nei primi decenni del Settecento. Accanto al concerto solistico dominò il concerto grosso, in cui al grosso o ripieno (l'orchestra) si contrapponeva il concertino, inizialmente costituito dall'organico della sonata a 3 (2 violini e basso continuo), poi anche da altri strumenti, come nei concerti grossi di Händel e di Vivaldi o nei Concerti brandeburghesi di J. S. Bach, summa del concerto barocco. Alla fine dell'età barocca scomparve il concerto grosso, con la sua articolazione in un numero di tempi variabile e la tipica alternanza di piani sonori “a terrazze”; dopo il trapasso allo “stile galante” terminò la preminenza del violino tra i solisti, mentre si preparava l'affermazione del pianoforte. Tra gli autori più significativi di concerto prima di Mozart, si ricordano Carl Philipp Emanuel e Johann Christian Bach; l'integrazione tra solista e orchestra nel concerto pianistico mozartiano rappresenta uno dei culmini del classicismo. Beethoven sviluppò il concerto nella direzione di una maggiore drammaticità nel rapporto solista-orchestra e di un più complesso linguaggio sinfonico; dopo di lui si affermò invece un'assoluta preminenza del solista e delle sue qualità virtuosistiche (si pensi a Paganini, Thalberg, Kalkbrenner, ecc.). Originali e irripetibili soluzioni furono quelle proposte da Chopin, Schumann, Mendelssohn, Liszt. Il drammatico antagonismo tra solista e orchestra, che in Liszt si integra in un ricco sinfonismo senza rinunciare a un virtuosismo eroico, ha trovato seguito in Čajkovskij e in altri compositori; contemporaneamente si affermò l'isolata e originale visione di Brahms, che rinunciò al contrasto drammatico in nome di un lirismo ricco di venature crepuscolari e di una riflessiva malinconia. Quasi tutti i maggiori compositori attivi nella prima metà del sec. XX hanno affrontato il concerto secondo una prospettiva di volta in volta diversa, che va dal recupero di atteggiamenti settecenteschi all'uso del linguaggio dodecafonico. Tra gli altri ricordiamo Hindemith, Schönberg, Berg, Stravinskij, Prokofev, Ravel, Bartók.

Bibliografia

F. Torrefranca, Le origini italiane del Romanticismo musicale, Torino, 1930; H. Engel, Das instrumentalkonzert, Lipsia, 1932; G. Piccioli, Il concerto per piano e orchestra da Mozart a Grieg, Como, 1932; B. F. Swalin, The Violin Concerto: a Study in German Romanticism, Londra, 1941; M. Pincherle, Vivaldi et la musique instrumentale, Parigi, 1948; J. Culshaw, The Concerto, Londra, 1950; R. Hill, The Concerto, Londra, 1952; H. Hutchings, The Baroque Concerto, Londra, 1961.