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concepire

(ant. concèpere), v. tr. (ind. pr. concepisco-sci; prem. concepii, ant. concepétti; pp. concepito, ant. e lett. concètto) [sec. XIII; latino concipĕre, da cum, con+capĕre, prendere]. Riferito a donna o a femmina d'animale, accogliere in sé una nuova vita, essere fecondata, rimanere incinta: “Una donna desiderosa di concepire” (Leopardi). In vari significati fig., accogliere nell'animo un sentimento, formarsi un'opinione, nutrire in sé: concepire affetto per qualcuno; concepire un sospetto, un desiderio; accogliere nella mente, comprendere, ammettere: non posso concepire un simile atteggiamento; ideare, inventare: concepire un'opera grandiosa; concepire un piano delittuoso; considerare, reputare: concepire lo studio un mezzo per affermarsi; supporre, immaginare: “come si concepisce arcadicamente la vita dei campi” (Alvaro). § Il pp., concepito, è usato nel linguaggio giuridico come sm.: la legge italiana riconosce al concepito diritti, subordinatamente all'evento della nascita. In applicazione di tale principio, se alla morte del coniuge la moglie si trova incinta, il tribunale può nominare un curatore per la protezione del concepito. Questi ha capacità di succedere e di ricevere donazioni purché nasca entro trecento giorni dalla morte del testante.

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