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confine

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino confine, neutro dell'agg. confīnis, limitrofo]. Linea che delimita un terreno, una proprietà; in particolare, limite di una regione geografica, di uno Stato: confini naturali, confinipolitici; varcare il confine; il confine è segnato da un fiume; entro i confini, all'interno di un territorio. Anche la palizzata, muro, pietra o altro che segna il confine. Per estens., limite, termine, anche fig.: la sua vanità non ha confini; senza confini, enorme, illimitato: “una esasperazione senza confini invade il mio giovane amico” (Panzini); passare i confini, trascendere.

Diritto

La delimitazione del territorio di uno Stato è di regola costituita da una linea, anche se talvolta, in assenza di accordi precisi, può consistere in un'intera zona. I confini politici possono essere naturali o artificiali. Questi ultimi, non avendo alcun riferimento alle caratteristiche geografiche della zona, possono essere stabiliti con i più vari criteri. I confini naturali, invece, sono costituiti da spartiacque di montagne, linee mediane di fiumi e laghi, ecc. Dove si tratti di mari aperti, si distingue fra mare costiero e mare libero, considerandosi il primo, in misura però variabile da Stato a Stato, come “acque territoriali”; il sottosuolo appartiene naturalmente allo Stato cui appartiene la superficie; l'atmosfera sovrastante si ritiene analogamente appartenere agli Stati che vi si trovano sotto, ma la questione è impregiudicata per ciò che riguarda i voli cosmici. § Confini fondiari, quelli che delimitano le proprietà dei terreni. La proprietà del suolo si estende al sottosuolo con tutto ciò che esso contiene. Il proprietario può chiudere il fondo in qualunque tempo, salvi i diritti dei titolari di una servitù. Nell'ambito della proprietà rurale i Confini di un fondo incontrano un limite minimo, fissato per legge, nella cosiddetta minima unità colturale.

Religione

Le religioni politeistiche antiche avevano divinità preposte alla salvaguardia dei confini: in Mesopotamia, Nabû (per le sue facoltà di “proclamare”, “contrassegnare”), Papu (detto “signore dei confini” all'epoca di Hammurabi), Shamash (il dio-Sole che tutto vede, e perciò assunto come “sorvegliante” celeste). Nell'antica Roma c'era un dio-confine, Terminus (=termine), oltre alla garanzia generica affidata a Giove (detto anche Terminus), così come in Grecia era affidata a Zeus (detto anche Horios, confinario). Quando il confine era indicato da segni artificiali, la rimozione di questi era interdetta religiosamente mediante maledizioni che chiamassero l'intervento punitore di un dio, o agissero di per sé come una forza insita nel contrassegno stesso. Presso i popoli primitivi il valore sacrale del confine non sempre delimita un territorio o una proprietà in senso occidentale. per esempio, la proprietà circoscritta da un confine può riferirsi al seminato anziché al campo, e allora essa è protetta da quegli stessi esseri extraumani che proteggono il raccolto. Quanto al territorio, esso significa piuttosto “itinerario” per i popoli nomadi cacciatori, per esempio per gli indigeni australiani che, nelle loro continue migrazioni, seguono un percorso tradizionale, proprio di ogni singolo gruppo, rilevato da segni confinari naturali (colline, rocce, stagni, ecc.) che vengono messi in relazione con un mitico eroe culturale del gruppo che li ha “fondati” o ha dato loro il nome; la sacralità del confine in tali casi è data dalla credenza in eventi mitici che hanno legato un gruppo umano a un determinato itinerario come a una “patria”. Il territorio-patria (ossia “terra dei padri”) è una concezione collaterale a quella che, tra gli agricoltori dimoranti in sedi stabili, ha espresso il culto degli antenati; non si tratta in tal caso di antenati mitici, sul tipo dei menzionati eroi australiani, ma dei morti veri e propri riguardati come padroni della regione dove sono stati sepolti e perciò capaci di difenderne i confini con i poteri acquisiti dopo la morte.