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contare

v. tr. e intr. (ind. pr. cónto) [sec. XIII; latino computāre, calcolare, contare].

1) Intr. (aus. avere), enunciare la serie dei numeri: contare fino a 10, a 100; tr., numerare, riferire secondo la serie progressiva di numeri, cose, persone, ecc., per valutarne il totale: contare le persone presenti; “contavano i barilotti ad uno ad uno” (Verga); anche calcolare: gli conta i soldi in tasca; “fanno la spia ai servi di Dio per contare loro i bocconi” (Verga); fig., contare i giorni, le ore, i minuti, essere in ardente attesa; si contano sulle dita, sono pochissimi; non si contano, sono moltissimi; avere il danaro contato, la quantità esattamente necessaria. In particolare, contare un pugile, contare i secondi, a opera dell'arbitro, quando uno dei due pugili va al tappeto.

2) Tr., annoverare: conta tre cardinali fra i suoi antenati; mettere nel conto, considerare: c'erano cinque persone, senza contare i bambini; ha sei vestiti, contando anche quelli invernali. Per estens. e fig. (ora per lo più in gergo fam.), stimare, apprezzare, valutare: non lo contano nulla. Assoluto, avere valore, autorità, importanza: una persona che conta molto; “le cose che contano” (Alvaro).

3) Tr., lett. e dialettale, raccontare, narrare; dire: “io vo' contarti un sogno / di questa notte” (Leopardi).

4) Intr., riproporsi, prevedere: conto di andarci; fare affidamento: conto su di te.