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teoria "Per la teoria di Wegener vedi disegni al lemma del 7° volume." "Vedi lo schema alla pagina 142 dell’8° volume." geologica formulata da A. Wegener (1912); questi, partendo dalle omologie continentali che si evidenziano nella compenetrazione tra il profilo della costa occidentale africana e quello della costa orientale dell'America Meridionale, ritenne che nel passato i continenti attuali avessero potuto costituire un unico continente smembratosi successivamente in più parti allontanatesi poi alla deriva. Secondo Wegener l'involucro sialico, che originariamente avrebbe rivestito tutta la superficie terrestre, si sarebbe spezzato in epoche remote e poi ricomposto accavallandosi per costituire un unico grande continente da lui definito “Pangea”, mentre il resto della superficie terrestre sarebbe stato occupato da un unico estesissimo oceano, la “Pantalassa”. Verso la fine dell'era paleozoica si sarebbero prodotte delle grandi linee di rottura all'interno della Pangea, rotture che si sarebbero in seguito allargate dando origine all'Oceano Atlantico, al Mar Rosso, all'Oceano Indiano, ecc., determinando per conseguenza il distanziamento reciproco dei continenti attuali. Considerando le masse continentali come enormi iceberg sialici capaci di spostarsi sul sottostante substrato simatico, esse avrebbero cominciato a derivare verso W in conseguenza della precessione dell'asse terrestre (sotto l'influenza dell'attrazione lunisolare) con diversa velocità: l'Antartide e l'Australia però si sarebbero spostate verso S e alcune masse verso l'Equatore sotto l'azione della forza centrifuga. Nel corso del Cretaceo l'America Meridionale iniziò il suo allontanamento dall'Africa lasciandosi dietro dei residui minori sialici in conseguenza della forza frenante esercitata dai magmi viscosi e questi “residui” avrebbero poi costituito le ghirlande insulari come le Antille. Analoga interpretazione viene data da Wegener per le ghirlande insulari dell'Asia orientale, Giappone e Filippine comprese. In relazione ai due tipi fondamentali di movimento previsti, verso W e in direzione meridiana, si sarebbero generati due tipi fondamentali di catene montuose: quelle costiere e quelle geosinclinaliche. Le prime, cioè quelle che sorgono al limite tra un continente e l'oceano, come le Montagne Rocciose e le Ande, si sarebbero formate in conseguenza della resistenza opposta dal magma simatico viscoso al movimento delle masse sialiche determinando sul loro bordo una compressione e un ripiegamento che avrebbero dato origine alla catena montuosa le cui radici, per l'equilibrio isostatico della zolla, si prolungherebbero in profondità proporzionalmente al rilievo soprastante. Allo stesso meccanismo orogenetico devono essere attribuite le catene montuose della Nuova Zelanda e della Nuova Guinea. L'altro tipo di catena montuosa deriverebbe invece da un fenomeno di compressione esemplificato dalla catena himalayana, originatasi dalla compressione della radice della penisola indiana, che nella sua deriva verso NE sarebbe giunta a collisione con l'Asia. In modo analogo, e cioè come catene derivanti da un fenomeno di compressione, possono essere interpretati altri corrugamenticenozoici come le Alpi in Europa e le catene dell'Atlante nell'Africa settentrionale. La teoria della deriva dei continenti, nella formulazione originaria di Wegener, ha alcuni argomenti a favore e alcuni contro. A favore sono numerosi argomenti, di natura geologica: corrispondenza di strutture geologiche, di facies, di serie stratigrafiche, dei caratteri del vulcanismo sulle due sponde dell'Atlantico; paleontologica e biogeografica: la flora e la fauna attuali dell'America Meridionale e dell'Africa australe appartengono a due distinte province biogeografiche, ma verso la fine del Cretaceo gli organismi delle due regioni appartenevano a un'unica provincia biogeografica della quale facevano parte anche quelli della penisola del Deccan, dell'Australia e dell'Antartide; climatica: la concentrazione dei continenti nella Pangea permette di giustificare la distribuzione dei depositi del Carbonifero che resterebbe incomprensibile se essi fossero sempre stati nella posizione attuale, ecc. Gli argomenti a sfavore vertono principalmente sul meccanismo della deriva, sulle sue cause e sulle sue conseguenze. In particolare è stato posto l'accento sull'inadeguatezza delle forze responsabili della deriva, sulla presenza di catene montuose corrugate anche nel Precambriano e nel Paleozoico, la mancanza nelle altre parti del mondo (per esempio, Africa e Australia) di catene montuose lungo il margine rivolto nel senso della deriva, il corrugamento del sial a formare le catene della costa occidentale delle Americhe pur essendo più rigido del sima. Dopo un periodo di stasi negli anni dal 1930 al 1940, svariate ricerche indipendenti sul magnetismo terrestre e sui fondi oceanici hanno ridato credito all'idea fondamentale di Wegener sulla deriva dei continenti anche se ne è stato mutato il meccanismo o, come nella teoria della tettonica a zolle, i fondi oceanici non sono più antiteticamente contrapposti ai continenti, bensì partecipano contemporaneamente al movimento "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 p 44" "Per approfondire Vedi Gedea Astronomia vol. 1 p 44" .