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contrappunto

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Lessico

sm. [sec. XVI; dal latino medievale ponĕre punctum contra punctum, porre nota contro nota].

1) In una composizione musicale, tecnica che regola il coordinamento di diverse parti autonome cioè non rispondenti a un criterio gerarchico di subordinazione a una voce principale.

2) Per estensione, alternanza di motivi stilistici, di temi, di situazioni, in un'opera letteraria, cinematografica, ecc., in modo da realizzare una composizione artistica armonicamente mossa ed equilibrata; scherzoso, accompagnamento: fare il contrappunto a qualcuno, ripetere quello che egli fa.

Musica

Il contrappunto è la tecnica della composizione polifonica: i termini scrittura polifonica e scrittura contrappuntistica "L’esempio di una disposizione contrappuntistica di voci è a pag. 209 del 7° volume." sono infatti sinonimi e alludono a una concezione prevalentemente orizzontale del discorso musicale, svolto per linee parallele e aventi ciascuna un suo senso compiuto (mentre, al contrario, l'armonia implica una concezione verticale, accordale del discorso). Armonia e contrappunto rappresentano i due aspetti fondamentali della struttura musicale: essi si condizionano a vicenda, ma assumono diverso peso, si integrano in vario modo nel corso della storia della musica. All'origine (sec. XIII), il termine contrappunto indicava un tipo di scrittura “nota contro nota” (punctum contra punctum). La storia del contrappunto coincide con la storia della polifonia: dalle prime forme elaborate dell'Ars antiqua e dell'Ars novasi passò alle creazioni della scuola franco-fiamminga, in cui la varietà e la complessità delle tecniche contrappuntistiche giunsero al culmine e formarono la base del linguaggio polifonico rinascimentale. Il progressivo affermarsi di una sensibilità armonica e l'avvento del basso continuo, della monodia accompagnata, non implicarono una decadenza del contrappunto, che conobbe una nuova sistemazione in rapporto alla tonalità e all'armonia: l'opera di J. S. Bach rappresenta il vertice di una ricchissima elaborazione contrappuntistica inserita in un piano armonico-tonale. Il contrappunto passò in secondo piano nella seconda metà del sec. XVIII e durante il XIX per assumere poi una importanza fondamentale nel linguaggio del Novecento, in seguito all'esaurimento dei valori armonico-tonali. Su artifici contrappuntistici classici sono basati alcuni dei principi che regolano la dodecafonia. La pratica del contrappunto si basa sul modello storico di Palestrina (rifacendosi a una tradizione teorica che ha in un trattato di J. J. Fux, 1725, uno dei testi fondamentali): ha cioè un carattere vocale e si inserisce in un contesto ancora parzialmente modale. Si distinguono scolasticamente 5 specie di contrappunto. Su un canto dato, si scrive una melodia in cui a ogni nota del canto dato corrispondono una nota (prima specie), oppure due note (seconda specie), quattro note (terza specie), una nota in sincope (quarta specie), un libero disegno, combinato con le quattro possibilità ora descritte (quinta specie o contrappunto fiorito). Uno dei più tipici procedimenti contrappuntistici è l'imitazione, che può essere praticata nei modi più diversi: essa trova nel canone e nella fuga le forme in cui viene esaltata in tutta la sua complessità. Ricordiamo che al metodo “palestriniano” è stata preferita, da un'altra corrente didattica, una pratica pedagogica esemplata su Bach, della quale fu primo assertore, nel 1771, il teorico J. Ph. Kirnberger. Anche questo indirizzo si integra tuttavia al precedente nella prassi scolastica odierna, riferendosi soprattutto all'elaborazione contrappuntistica dei corali.

K. Jeppesen, Counterpoint, New York, 1939; E. Krenek, Studies in Counterpoint, New York, 1940; O. Swindale, La composizione polifonica, Milano, 1980.