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contrasto

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Lessico

sm. [sec. XIII; da contrastare].

1) Opposizione, resistenza, impedimento: senza contrasto, senza resistenza, senza opposizione: “tirate le spade fuori, senza alcun contrasto ... verso le scale se ne vennero” (Boccaccio). In particolare, nel gioco del calcio, azione frontale di forza tra due giocatori che si contendono la palla (in inglese, tackle); nella scherma, colpo o azione tendente a neutralizzare un attacco dell'avversario.

2) Contesa, diverbio, litigio, alterco: venire a contrasto o in contrasto; c'è un contrasto aperto tra loro; conflitto, disaccordo: essere, trovarsi in contrasto; contrasto d'interessi, d'opinioni; anche fig., conflitto interiore, urto di sentimenti.

3) Componimento in versi, caratteristico della letteratura medievale (latina e romanza), costituito da un dialogo tra due persone, o elementi personificati, in reale o apparente contesa. In senso lato sono contrasti l'altercatio medievale in lingua latina, le batailles francesi, gli Streitgedichte (Kampfgedichte dopo il sec. XIV) tedeschi. Per la loro indole drammatica, i contrasti erano spesso recitati, come intermezzi, da attori o giullari. Si annoverano contrasti che svolgono temi attinenti alla filosofia, alla religione ecc. (Jacopone); contrasti allegorico-morali (come quasi tutti quelli di Bonvesin de la Riva); contrasti d'amore come quello di Raimbaut de Vaqueiras (lui che parla in provenzale, lei che ribatte in genovese) o il famoso Rosa fresca aulentissima... di Cielo d'Alcamo; infine contrasti comico-realistici di derivazione popolare portati a notevole dignità d'arte da L. Giustiniani.

4) In ottica, nella visione di due campi contigui illuminati, di egual colore, è l'effetto delle diverse luminanze L₁, L₂ dei due campi.

5) In fotografia, rapporto tra le densità massima e minima di un'immagine fotografica. Si usa chiamare contrasto anche la pendenza del tratto rettilineo della curva caratteristica di un materiale sensibile (vedi sensitometria), la quale più propriamente indica come il contrasto del soggetto viene tradotto in termini di contrasto del negativo, oppure come il contrasto di quest'ultimo viene riprodotto sulla copia positiva.

6) In medicina, mezzi di contrasto, sostanze utilizzate in radiologia per mettere in evidenza strutture anatomiche che i raggi X da soli non potrebbero rendere visibili (vie digerenti, vasi sanguigni e linfatici, vie urinarie e respiratorie).

Medicina

Per le vie digerenti, il mezzo di contrasto più noto è il solfato di bario, che va ingerito prima dell'esame radiologico. Per la visualizzazione dei vasi sanguigni e linfatici delle vie biliari, urinarie e respiratorie si usano sostanze iodate liquide che vengono introdotte per via parenterale o immesse direttamente in sede locale (per esempio nella broncografia). I mezzi di contrasto, oltre che liquidi o semiliquidi, possono essere gassosi (gas o aria) e venire utilizzati anche in associazione ai precedenti (per esempio esame a doppio contrasto, aria e bario, dello stomaco e dell'intestino). Possono provocare reazioni indesiderate, soprattutto di tipo allergico.

Ottica

Se si considera un campo centrale di luminanza L₂ circondato da un campo di luminanza L₁ si definiscono come fattori di contrasto, o semplicemente contrasto, le espressioni:

In particolare, riferito a uno schermo televisivo il contrasto è lo scarto di luminanza tra i punti delle immagini riprodotte. Poiché la riduzione di luminanza (livello del nero) è determinata dal livello del segnale televisivo, si ha un buon contrasto solo se detto segnale è captato con buon livello o se il televisore è di buona sensibilità. Poiché un eccesso di contrasto può rendere la visione televisiva poco naturale e sgradevole, ogni televisore è dotato di un comando di contrasto che permette di dosare l'effetto di chiaro-scuro della scena secondo anche la luminosità del cinescopio che viene regolata generalmente in base all'illuminazione dell'ambiente.

Psicologia

Fenomeno per cui la presenza di uno stimolo provoca la percezione apparente di uno stimolo di qualità fenomeniche opposte, contemporaneamente alla presenza del primo stimolo, o in un tempo successivo. Nel primo caso si parla di contrasto simultaneo, nel secondo di contrasto consecutivo. I fenomeni di contrasto sono stati osservati per quasi tutte le modalità sensoriali, ma indubbiamente essi sono stati particolarmente studiati per quel che riguarda la modalità visiva, e in particolare i colori. Nel caso si tratti di colori acromatici (scala bianco-grigio-nero) si parla di contrasto di chiarezza, "Per il contrasto di chiarezza vedi figura al lemma del 6° volume." mentre, se si tratta di colori cromatici, si parla di contrasto di colore. Il contrasto simultaneo può essere così evidenziato: avendo due superfici di colore diverso, di cui una (detta indotta) è circondata dall'altra (detta inducente) la prima superficie acquisterà una tonalità cromatica complementare a quella della superficie inducente. Nel caso del contrasto di chiarezza la superficie indotta apparirà più chiara se circondata da una superficie inducente più scura, l'inverso nel caso contrario. Il fenomeno opposto a quello del contrasto simultaneo viene detto eguagliamento. In esso, le superfici inducente e indotta tendono, anziché ad accentuare le differenze tra le rispettive qualità fenomeniche, a livellarle. Di massima, si ha contrasto quando le due superfici sono nettamente distinte, ed eguagliamento quando sono frammentate e con margini non ben precisi. Vengono indicate cinque leggi che regolano il contrasto simultaneo: è tanto maggiore quanto maggiore è la differenza fra l'estensione delle due superfici; è tanto maggiore quanto queste sono più vicine, ed è massimo se l'inducente circonda l'indotta; è maggiore nelle zone della superficie indotta più vicine alla superficie inducente (si parla a tale proposito di contrasto marginale); è tanto maggiore quanto minore è la visibilità della trama delle superfici; è tanto maggiore quanto meno visibile è il contorno che separa le due superfici. Per contrasto consecutivo si intende il fenomeno per cui la presenza di uno stimolo visivo (specie se di notevole intensità) provoca, dopo la sua cessazione, la comparsa della percezione di una macchia luminosa apparente della stessa forma e di colore complementare a quello dello stimolo precedente. Tale macchia luminosa, che presenta delle caratteristiche oscillazioni di intensità, viene detta immagine postuma o after-image. Attualmente si ritiene che i fenomeni di contrasto vadano interpretati in termini più fisiologici che psicologici, e che ci si trovi di fronte a particolari fenomeni a carico dei recettori retinici. In particolare, per ciò che riguarda il contrasto consecutivo (per cui l'interpretazione è più certa) la presenza di uno stimolo (per esempio, rosso) particolarmente intenso metterebbe per qualche tempo fuori uso i recettori deputati alla percezione del rosso. Alla cessazione dello stimolo, e in assenza di altri stimoli, i recettori ancora in grado di agire, e il cui effetto non è controbilanciato dai primi, invierebbero l'immagine di una macchia verde (complementare del rosso) per puro effetto della loro attività spontanea. Che si tratti di un fenomeno a livello retinico è dimostrato dal fatto che l'after-image segue consensualmente la direzione dello sguardo, pur venendo interpretata come esterna rispetto al soggetto. Ciò fa anche sì che la sua grandezza sia proporzionale per un fenomeno di costanza, alla distanza alla quale viene percepita, che è la distanza della prima superficie su cui si posa lo sguardo del soggetto.