Lessico

Agg. e sm. [sec. XVIII; da coro1].

1) Agg., che si riferisce al coro, che si esegue in coro; musica, canto corale, lirica corale; libri corali (o corali, sm. pl.), codici liturgici, per lo più di grande formato e miniati (di gran valore quelli membranacei) contenenti le officiature da cantare nel coro; società corale (o corale, sf.), associazione di persone che eseguono composizioni musicali cantando in coro. Per estensione e fig., di un'opera letteraria in cui le varie vicende e i vari personaggi sono armonicamente fusi come in un coro; anche unanime, concorde: lavoro che richiede una partecipazione corale.

2) Sm., componimento musicale per coro, specialmente di genere religioso. Per estensione, libro in cui sono raccolti tali componimenti.

Letteratura

Forma della poesia greca, legata alla musica e cantata da un coro. È propriamente di origine dorica e sempre poi conservò, almeno nelle sfumature, il dialetto dorico. Nasce da particolari occasioni: feste religiose e solennità varie, in cui un coro appositamente istruito canta, danzando, un carme celebrativo, composto in strofe, antistrofe ed epodo. Si distinguono così l'inno (in onore di una divinità), il nomo e il peana (per Apollo), l'encomio (elogio), l'epinicio (per un atleta vittorioso alle gare ginniche), l'epitalamio e l'imeneo (canti nuziali), l'iporchema (canto per danza), lo scolio (per banchetti), l'epicedio e il treno (canti funebri), il prosodio (per processioni), il partenio (per un coro di fanciulle). La lirica corale ebbe il suo massimo splendore tra il sec. VI e il V a. C., con Pindaro, Bacchilide e Simonide. A una sua forma particolare, il ditirambo (canto in onore di Dioniso, talora dialogato) si connette l'origine della tragedia.§ Molto meno importante della greca è la poesia corale latina, di cui restano peraltro solo pochi frammenti (per esempio il carme fratrum Arvalium). Forme di poesia corale possono anche esser considerate, nel mondo romanzo, le canzoni a ballo e le laudi religiose medievali.

Musica

Nella Chiesa romana il canto corale o liturgico è il canto gregoriano e anche, ma con minore proprietà, il canto polifonico. Il termine corale è tuttavia riferito quasi esclusivamente ai canti delle Chiese riformate che Lutero stesso, annettendo grande importanza al canto della comunità dei fedeli, introdusse nell'uso della Chiesa germanica. I testi potevano essere libere traduzioni di inni latini o di salmi o in parte frutto di invenzione poetica; le melodie furono spesso adattate dal gregoriano o da canti popolari o dalla tradizione del Lied tedesco o composte ex novo. Alle prime pubblicazioni di corali, curate da Lutero e dal suo collaboratore musicale J. Walther nel 1524, succedettero numerose raccolte e si formò un vasto repertorio, che ha assunto un'importanza fondamentale nella storia della musica liturgica tedesca. La melodia del corale venne fin dagli inizi sottoposta a diversi tipi di elaborazione polifonica vocale e strumentale: divenuta quindi per il musicista punto di riferimento desunto dalla tradizione, servì da base o da componente rilevante di numerosi aspetti della musica luterana, quali la cantata, il mottetto e, in campo organistico, il preludio corale, la fantasia o la partita su corale. Tale fioritura culminò in Bach e dopo di lui non ha più avuto (tranne qualche eccezione, come i preludi corali di Brahms) grande rilievo. La forma più caratteristica di presentazione della melodia di corale, ancora viva nella prassi liturgica luterana, è il cosiddetto corale armonizzato, elaborato a 4 voci che procedono omofonicamente con la melodia all'acuto.

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