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coregìa

sf. [dal greco chorēgía].

1) La principale delle liturgie ordinarie cui erano obbligati i cittadini greci più abbienti, quelli cioè che possedevano due o tre talenti, ossia il doppio o il triplo del censo richiesto per la prima classe. La coregia consisteva nell'allestimento dei cori lirici, tragici e comici in occasione delle Panatenee, delle Targelie, delle grandi Dionisie, delle Lenee. Il suo ordinamento risaliva a Clistene e solo dopo la guerra peloponnesiaca essa fu trasformata in sincoregia; si concedette cioè che due cittadini sostenessero insieme le spese della coregia, in quanto rilevanti: fino a 5000 dracme, mai meno di alcune centinaia, in un'epoca in cui un bue ne costava 50 e un hl di grano ca. 5. Il premio, un tripode, veniva poi dedicato a Dioniso o ad Apollo, su una base o un piccolo monumento, con un'iscrizione in cui erano citati la tribù vincitrice, la gara, i nomi del corego, del maestro del coro, del flautista e dell'arconte eponimo. Diffusa anche fuori dell'Attica, la coregia andò progressivamente decadendo dal sec. III a. C. all'età romana.

2) Equivalente di regia in collaborazione.

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