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coyote

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Zoologia

sm. spagnolo. Nome del canide nordamericano Canis latrans, detto anche cane o lupo della prateria, diffuso specialmente nelle regioni centrali e occidentali dall'Alaska alla Costa Rica. Di aspetto intermedio tra i lupi e gli sciacalli, è lungo sino a 95 cm, alto al garrese oltre 50 cm, ha coda di 30 cm e pesa oltre 20 kg; ha tronco molto robusto, mentre le zampe sono più corte di quelle del lupo; assomiglia alla volpe per il muso appuntito e per le grandi orecchie. Il folto manto è grigio-giallognolo, spruzzato di bruno-nerastro, con tinte più scure superiormente. Molto più numeroso in passato, quando svolgeva attività anche in piena luce, il coyote è diventato soprattutto crepuscolare e notturno. È noto per le sue urla prolungate e lamentose, simili al latrato di cani o alle grida degli sciacalli.

Etologia

I coyote sono animali fondamentalmente sedentari che vivono in coppie durature e praticano talvolta la caccia in comune, che permette loro di aver ragione di animali che non sarebbero in grado di catturare da soli. Nell'inseguimento della lepre (molto più agile del coyote) i due partner si avvicendano nel tagliare la strada alla preda lateralmente, fino a che uno dei due riesce a catturarla, afferrandola con le mascelle. Con il sistema degli attacchi alternati e coordinati i coyote riescono a sopraffare anche animali ben protetti come l'istrice, irto di aculei, che circondano e attaccano frontalmente più volte fino a che, esausto, viene rovesciato sul dorso e aggredito nelle parti ventrali, meno protette. Anche i grandi erbivori, come i cervi e i bisonti, possono pagare il loro tributo alle coppie di cacciatori, specialmente nella stagione delle nascite quando uno dei due, conducendo falsi attacchi a una madre, ne distrae l'attenzione dal piccolo, che viene catturato dall'altro. Per catturare le prede i coyote utilizzano essenzialmente la bocca, con la quale afferrano al collo le prede più grandi e scuotono quelle di dimensione media, mentre i piccoli animali possono essere immobilizzati a terra con le zampe anteriori al termine di un balzo. Talvolta i coyote si associano a predatori di altre specie, come i tassi, catturando, per esempio, Roditori quali citelli e cani delle praterie, che vengono stanati dal tasso, capace di introdursi nelle loro gallerie. Più che di collaborazione, in questo caso, si tratta di parassitismo alimentare; analogamente, si associano alle mandrie di bovini domestici e talvolta perfino alle macchine agricole, per usufruire dei piccoli animali che, disturbati, escono allo scoperto. Alcuni individui possono specializzarsi a predare animali domestici, e in questo caso possono perdere le abitudini sedentarie e transumare al seguito delle mandrie, percorrendo talvolta centinaia di chilometri. Data la sua grande versatilità il coyote può sopravvivere nutrendosi di un'ampia varietà di prede, inclusi insetti e altri invertebrati, e talvolta non gli sfuggono neanche gli uccelli acquatici. L'estro ha luogo alla fine dell'inverno, la femmina scava diverse tane, terminanti con una camera; in una di queste, dopo ca. due mesi di gestazione, partorisce da 5 a 7 cuccioli. A tre settimane di età i cuccioli escono dalla tana e apprendono progressivamente le caratteristiche dell'ambiente; a poco più di un mese incominciano a essere nutriti di carne. Verso i due mesi e mezzo si appropriano delle tecniche di caccia. Presto seguono i genitori, che permettono loro di uccidere le prede ferite. I giovani coyote non restano a lungo con la famiglia, che abbandonano intorno ai sette mesi.

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