Questo sito contribuisce alla audience di

crànio

Guarda l'indice

Lessico

sm. [sec. XIV; dal greco kraníon, teschio].

1) Lo scheletro della testa; in particolare, il complesso delle ossa che proteggono l'encefalo (scatola cranica).

2) Fig., familiare, testa, mente: che hai nel cranio?; spaccarsi il cranio, lambiccarsi il cervello per risolvere o ricordare qualche cosa Scherzoso: cinquecento lire a cranio, a testa, per persona.

Anatomia: nei Vertebrati

Nello scheletro del capo dei Vertebrati si distinguono due porzioni: l'una, il neurocranio, che protegge l'encefalo e gli organi di senso, e l'altra, lo splancnocranio o cranio viscerale, che regge la parte anteriore del tubo digerente e, nei Vertebrati a respirazione branchiale, sostiene le branchie. Il neurocranio si abbozza nell'embrione di tutti i Vertebrati sotto forma di due lamine cartilaginee disposte ai lati dell'estremità cefalica della corda; nei Ciclostomi questa condizione permane anche nell'adulto. Nei Pesci cartilaginei il neurocranio avvolge completamente l'encefalo ed è costituito da una capsula cartilaginea continua, ai lati della quale vi sono le infossature orbitali. Nei Pesci ossei il cranio cartilagineo è sostituito, almeno parzialmente, da un cranio osseo. Il cranio è formato da numerose ossa che possono originare da preesistenti cartilagini (autostosi) o direttamente dal connettivo tegumentale (allostosi). In genere sono autostosi le ossa della base del cranio, allostosi quelle della volta. Le varie ossa possono conservarsi o sparire o variamente fondersi nelle diverse classi dei Vertebrati. Così, per esempio, nei Mammiferi le ossa della regione occipitale si riuniscono a formare l'occipitale; quelle della regione sfenoidale si fondono per formare lo sfenoide, come pure quelle della regione etmoidale per formare l'etmoide. Le ossa otiche, non tutte conservate, unendosi a un'allostosi formano il temporale; parietali, frontali, nasali e lacrimali derivano da allostosi. L'articolazione del cranio con la colonna vertebrale, nei Pesci, Rettili e Uccelli, avviene mediante un solo condilo occipitale; negli Anfibi e Mammiferi con due. Per quanto riguarda lo splancnocranio, nei Ciclostomi è costituito da un'armatura a cestello che sostiene il faringe ma non è omologabile allo scheletro branchiale degli altri Vertebrati: manca in particolare l'arco mandibolare, per cui i Ciclostomi sono detti anche Agnati e si contrappongono a tutti gli altri Vertebrati detti Gnatostomi. Nell'embrione degli Gnatostomi lo splancnocranio è costituito da un certo numero di archi (generalmente 7), detti arcate viscerali. La prima di queste arcate nei Pesci cartilaginei sorregge la bocca e prende il nome di arco mascellare. Essa risulta formata da 4 pezzi pari che costituiscono le mascelle superiore e inferiore e portano i denti: dorsalmente i 2 palatoquadrati e ventralmente le 2 cartilagini di Meckel. Il secondo arco prende il nome di arco ioideo, è situato tra lo spiracolo e la seconda fessura branchiale ed è composto da 2 iomandibolari pari dorsali e 2 ioidi pari ventrali. Gli archi successivi sorreggono le branchie (archi branchiali); nei Pesci ossei gli archi branchiali si ossificano. Dal palatoquadrato si formano l'osso palatino, 3 pterigoidei e il quadrato. La funzione di mascella superiore viene assunta da due ossa per parte che si generano per allostosi: il premascellare e il mascellare. La mandibola viene a essere costituita da parecchi pezzi ossei, tra cui il dentale, formantisi in rapporto alla cartilagine di Meckel. Nei Vertebrati terrestri, con la scomparsa della respirazione branchiale, tutto lo splancnocranio subisce profonde modificazioni: negli Anfibi, come nei Rettili e Uccelli, dalla parte del palatoquadrato, che si articola con la mandibola, si forma un osso quadrato che serve per la sospensione della mandibola stessa. Inoltre l'iomandibolare, in gran parte, costituisce l'ossicino dell'organo dell'udito che prende il nome di staffa nei Mammiferi e di columella negli Anfibi, Rettili e Uccelli. Nei Mammiferi manca l'osso quadrato e la mandibola si articola direttamente col cranio. L'incudine e il martello, che mancano nelle altre classi dei Vertebrati, si formano rispettivamente dall'osso quadrato e dalla parte articolare della cartilagine di Meckel. Quest'ultima non interviene quindi più nella formazione della mandibola che in questi animali è omologa al dentale dei Pesci. Il segmento ventrale dell'arco ioideo negli Osteitti costituisce lo scheletro della lingua, mentre nei Vertebrati più elevati concorre a formare parte dell'osso temporale del cranio nonché, insieme con parti del terzo arco viscerale (1º branchiale), costituisce l'osso ioideo. Gli altri archi branchiali nei Vertebrati superiori formano le cartilagini della laringeepiglottide, tiroide, aritenoidi, ecc.). Nei Pesci la volta della cavità orale è formata dalle stesse ossa della base del neurocranio. Negli Anfibi comincia ad abbozzarsi un setto osseo che separa la cavità boccale dal piano nasale. Questo setto rimane ancora incompleto in alcuni Rettili (Sauri), mentre in altri comincia a formarsi un vero e proprio palato secondario (Coccodrilli) derivante dall'espansione di palatini, mascellari e pterigoidei. Il palato secondario è invariabilmente presente in Uccelli e Mammiferi.

Anatomia: nell’uomo

Nell'uomo il cranio è un complesso osseo nel quale si distinguono una parte dorsale, la scatola cranica, e una ventrale, il massiccio facciale. La scatola cranica è nell'insieme costituita da una parte inferiore o base e una parte superiore, volta o calvaria, convenzionalmente separate da un piano orizzontale che passa per la gabella e la protuberanza occipitale esterna. La scatola cranica è composta da 8 ossa principali tra loro articolate mediante sinartrosi. Il frontale è un osso impari, mediano e piatto che delimita anteriormente la cavità cranica: forma gran parte del tetto delle cavità orbitarie e nella sua parte sopraorbitale sono scavati i seni frontali. L'occipitale è un osso impari, mediano e piatto che delimita la scatola cranica inferiormente e posteriormente entrando a far parte della base e della volta. Si articola con la 1° vertebra cervicale (atlante), ed è attraversato dal grande foro occipitale. Il temporale è un osso pari che prende parte alla formazione della base cranica e delle pareti laterali della volta. È articolato superiormente con il parietale, infero-posteriormente con l'occipitale e anteriormente con il frontale. È formato da una parte squamosa, da una parte petromastoidea, da una parte timpanica e una parte stiloidea. Il parietale è un osso pari che forma la maggior parte della volta cranica. I due parietali si riuniscono fra loro sulla linea mediana mentre si articolano sul davanti col frontale, ai lati con i temporali e posteriormente con l'occipitale. L'etmoide è posto davanti allo sfenoide, al di sotto e dietro l'osso frontale e va a delimitare le cavità orbitarie e quelle nasali. Ha una forma assai irregolare, formato da una lamina sagittale mediana, da un'altra lamina posta orizzontalmente (lamina cribrosa) e da due masse laterali, in cui sono scavate numerose cavità (labirinti etmoidei). Lo sfenoide è un osso impari e mediano che prende parte alla costituzione della base cranica e delle pareti delle cavità nasali e orbitarie. Ha forma vagamente simile a quella di un pipistrello, costituito da un corpo cubico, mediano (contenente i seni sfenoidali), e da due paia d'ali, piccole e grandi. La saldatura articolare tra le ossa del cranio non è presente alla nascita ma avviene solo in un secondo tempo: è per questo che, alla nascita, tra di esse si notano talune soluzioni di continuità, le fontanelle, che scompaiono durante il secondo anno di vita al più tardi. Il massiccio frontale è invece formato oltre che da parte dell'etmoide, di 14 ossa, che proteggono nell'insieme taluni organi di senso e le parti iniziali degli apparati digerente e respiratorio.

Patologia

Tra le malformazioni e anomalie del cranio si ricordano quelle congenite (micro- e macrocefalia, turricefalia, platibasia, ecc.) e quelle acquisite (idrocefalia). Le fratture sono relativamente frequenti e possono interessare qualunque regione; di particolare gravità, per i sintomi che l'accompagnano, è la frattura della base del cranio, che si riscontra, in genere, nei traumi violenti. Ricordiamo anche le contusioni craniche, che possono essere causa di commozione cerebrale. Il cranio, infine, può essere sede di osteomielite, di osteite, di periostite, di periostosi, ecc.

Antropologia

La forma del cranio ha subito profonde trasformazioni durante l'evoluzione dell'uomo (in rapporto soprattutto alla graduale trasformazione della forma della massa encefalica), unitamente allo straordinario aumento della capacità cranica. È noto che la scatola cranica va ossificandosi lentamente attorno alla massa encefalica ed è modellata da questa al punto che il calco interno del cranio dà l'immagine negativa della forma dell'encefalo. Così il progressivo aumento della massa encefalica e soprattutto il progressivo aumentare e complicarsi della parte anteriore (frontale) dell'encefalo hanno avuto una precisa influenza sulla forma esterna del cranio. Le modificazioni della forma del neurocranio, e del massiccio facciale rappresentano l'evento fondamentale nell'evoluzione degli ominidi. Gli Australopiteci, i più antichi ominidi noti, presentano un cranio molto diverso da quello dell'uomo moderno. La capacità cranica è assai inferiore (dai 415 cc delle forme gracili ai 520 cc delle forme robuste) e il cranio presenta numerosi caratteri arcaici: prognatismo, fronte sfuggente, forti arcate sopraorbitarie, grande sviluppo dell'apparato masticatorio. La prima forma del genere Homo, Homo habilis, presentava un cranio ancora molto primitivo, ma con una capacità cranica maggiore rispetto alle forme di australopiteco (630 cm3). Homo erectus mostrava un cranio lungo, con volta bassa e a pareti strette, capacità cranica di circa 1000 cm3, frontale sfuggente e grande toro sopraorbitario. L'uomo di Neanderthal presentava un caratteristico cranio lungo e basso, capacità cranica molto alta (1520 cm3 circa), frontale basso e sfuggente, toro sopraorbitario molto sviluppato, evidente protuberanza (chignon) sull'occipitale, prognatismo facciale. Le forme moderne del genere Homo (Homo sapiens anatomicamente moderno) mostrano un'architettura cranica molto diversa dalle forme precedenti. La capacità cranica (1350 cm3) risulta inferiore rispetto a quella del Neanderthal, l'osso frontale è verticale, la volta cranica è alta, con lati più o meno paralleli, occipitale arrotondato, assenza di toro sopraorbitario, assenza di prognatismo, presenza di mento. La forma del cranio è un carattere importante anche nello studio della variabilità delle popolazioni umane attuali. Uno degli indici maggiormente informativi sulla forma del cranio è il cosiddetto indice cefalico-orizzontale o cranico-orizzontale (nello scheletro), che misura il rapporto tra la larghezza e la lunghezza del cranio. Sulla base di questo indice gli individui vengono distinti in brachicefali (cranio largo), e dolicocefali (cranio stretto). Le forme intermedie vengono definite mesocefale. Rispetto al sesso si osserva che esiste sempre una lieve maggior tendenza alla brachicefalia nella donna rispetto all'uomo, pur appartenenti allo stesso gruppo etnico, e nel bambino rispetto all'adulto. Questo però è un fatto che viene interpretato come un condizionamento all'architettura generale del corpo, dato che, in genere, esiste una correlazione positiva fra dolicocefalia e alta statura. Perciò nelle donne e nei bambini, dove la statura è inferiore, si osserva una tendenza alla brachicefalia. Le popolazioni umane attuali mostrano abbastanza mescolati esempi di brachicefalia, mesocefalia e dolicocefalia; tuttavia si può sottolineare una diversa distribuzione della predominanza di un carattere sull'altro (in Australia gli aborigeni sono soltanto dolicocefali). Così in Africa, nell'Asia sudhimalayana e nelle zone più a nord dell'America prevale la dolicocefalia; nell'Asia nordhimalayana e lungo la fascia pacifica dell'America prevale la brachicefalia, che è accentuata anche nell'Europa centrale e orientale. Inoltre, le misurazioni dei crani fossili hanno dimostrato che la dolicocefalia è la più antica delle forme craniche: essa caratterizza tutte le forme di ominidi fossili ed è ancora netta nell'uomo di Neanderthal e negli Homo sapiens fossilis del Paleolitico superiore. Le prime forme di brachicefalia compaiono solo nel Mesolitico e sono caratteristiche dell'Asia; secondo l'antropologo G. Sergi tale forma si è diffusa solo in epoca relativamente recente in Europa. Così pure le forme di cranio “basse” (camecrani e tapeinocrani) hanno preceduto quelle “alte” (ipsicrani e acrocrani). Oggi, infatti, le forme a cranio basso si ritrovano isolate in mezzo ad ampie aree a cranio prevalentemente alto: cioè fra popolazioni che sono rimaste geneticamente isolate e che conservano caratteri primitivi (Boscimani, Aborigeni del Sud dell'Australia, Tasmaniani, Fuegini).

Etnologia

Fin dal Neolitico, e forse precedentemente, pare venissero eseguiti interventi sul cranio al fine di ridurre fratture (secondo alcuni studiosi anche per estrarre il cervello a scopo cannibalico): sono ca. 200 i crani finora ritrovati in varie parti dell'Europa e dell'Africa del Nord con evidenti tracce di trapanazione e che, in alcuni casi, rivelano una sopravvivenza dell'operato. La trapanazione del cranio a fini terapeutici, non sempre giustificati (per esempio in caso di epilessia), era effettuata normalmente nell'antico Egitto e, sembra, anche in Cina, Mesopotamia, Africa e India. Sempre per motivi rituali, vari gruppi etnici eseguono (o eseguivano) la deformazione del cranio, ottenuta mediante pressioni esercitate durante il periodo dello sviluppo del bambino. Le deformazioni del cranio possono ricondursi essenzialmente a due tipi: orbicolari (o circolari) e tabulari (erette oppure oblique). Nel primo caso la pressione viene esercitata con una stretta fasciatura che comprime il capo circolarmente, nel secondo la pressione viene esercitata mediante l'applicazione, in genere, di tavolette sulla squama dell'occipitale (deformazione tabulare eretta) oppure su tutto l'occipitale e qualche volta anche sul frontale, come tra i Maya (deformazione tabulare obliqua). La deformazione del cranio ha lo scopo di distinguere dagli altri una classe, un clan, un popolo considerantesi “nobile”; talvolta può avere significato puramente estetico (per esempio fra alcuni gruppi Dayak del Borneo e fra i Magbetu del Congo). Praticata fin dall'antichità in varie parti del mondo (Egitto, Caucaso, Cina), restò in uso fino al sec. XVI nei Paesi Bassi e fino a tempi recenti in Francia (dipartimento di Tolosa); era pratica diffusa presso i Maya e alcuni altri gruppi precolombiani dell'America. Continua a essere adottata in gruppi residuali dell'America e fra varie popolazioni dell'Asia insulare e della Melanesia. La conservazione del cranio per motivi rituali propri di ciascun gruppo umano è diffusa nell'America Meridionale, nel Borneo, nella Melanesia, nella Nuova Zelanda e nell'Africa centrale e occidentale.

Etnologia: culto del cranio

Usanza diffusa soprattutto in Melanesia e in Amazzonia, secondo la quale il cranio viene conservato dopo scarnificazione o dopo essiccamento delle parti molli oppure adottando tecniche di disossazione che ne riducono molto le dimensioni (per esempio tra i Jivaro dell'Amazzonia). Il cranio è spesso dipinto, rimodellato con mastice, ornato di occhi di conchiglia, ecc. ed è quasi sempre esposto nella casa degli uomini o in luoghi particolari, per esempio ai margini dei campi fra i Naga dell'Assam. Sia l'ornamentazione sia il rimodellamento (che può anche prevedere la conservazione della cute) hanno prodotto esemplari di valore artistico. A volte i crani sono posti sopra dei fantocci per indicare meglio l'immagine del defunto (Nuove Ebridi); tale forma di culto è legata a motivi di ordine spirituale, cioè alla convinzione che nella testa abbia sede la forza vitale (vedi caccia alle teste). Forma particolare di culto del cranio si ebbe in Mesoamerica, in cui apposite strutture architettoniche, gli tzompantli, servivano per sospendervi i crani dei sacrificati e dei nemici uccisi in guerra. Il teschio rappresentava uno schema ornamentale comunissimo in tutte le civiltà postclassiche e ancora in Messico il giorno dei morti esso, fatto di zucchero colorato, è esposto nelle pasticcerie.

Bibliografia

B. Oeheking, Human Craniology, New York, 1957; D. Doyon, Il cranio, Milano, 1982; M. Trevisi, Anatomia descrittiva dello scheletro del cranio, Padova, 1984.

. Webtrekk 3.2.2, (c) www.webtrekk.com -->