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cracking

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Lessico

s. inglese (da to crack, rompere) usato in italiano come sm.

1) Operazione di conversione attuata sulle frazioni petrolifere medie e pesanti (da 14 a 30 atomi di carbonio) al fine di rompere, con l'azione del calore e della pressione, le catene molecolari e di ottenere prodotti più leggeri quali benzine e gas liquefacibili. È detto anche piroscissione.

2) In informatica, penetrazione telematica nei sistemi protetti senza autorizzazione allo scopo di manometterli. Più semplicemente aggiramento della protezione di un programma per utilizzarlo senza averlo regolarmente acquistato. Chi compie attività di cracking è definito cracker. Nel gergo informatico viene comunemente usato il verbo “craccare” nel senso di “entrare senza essere autorizzato in un sistema informatico”.

Chimica

Principalmente i processi di cracking sono di due tipi: "I due schemi di cracking termico e catalitico sono a pag. 377 del 7° volume." termico e catalitico. "Per gli schemi di cracking termico e catalitico vedi il lemma del 7° volume." Il primo, il più antico e non molto utilizzato, prevede come carica di alimentazione frazioni piuttosto pesanti, inviate dapprima in una colonna di frazionamento dove si dividono in due correnti, la leggera e la pesante, inviate separatamente ai forni di riscaldamento in cui la temperatura varia tra 370 e 500 ºC, con le temperature più elevate per le cariche leggere. Ivi, alla pressione di 30 atm, inizia la reazione di cracking, poi completata nella camera di reazione e ultimata con il raffreddamento brusco (quenching) seguito da distillazione dei prodotti ottenuti. Le benzine ricavate non hanno un alto numero d'ottano, sono cioè a bassa percentuale di isoparaffine, la resa di reazione non è troppo elevata e la reazione dà luogo a molti sottoprodott,i come metano, idrogeno ed etano. Per tali inconvenienti si ricorre al cracking catalitico a letto fisso, mobile o fluidizzato. I primi impianti con catalizzatore posto su letti fissi sono stati soppiantati da quelli a letto mobile, nei quali il catalizzatore, sotto forma di perline, si muove in continuazione nella camera di reazione collegata a un reattore di rigenerazione del catalizzatore che, a causa della reazione di cracking, si inquina di coke ed è rigenerato con insufflamento d'aria ad alta temperatura; il rinvio nella camera di reazione avviene pneumaticamente. Negli impianti a letto fluido, il catalizzatore è fluidizzato mediante gas o aria e quindi rigenerato con vapore. I catalizzatori usati sono argille naturali, tipo caolinite o montmorillonite, o geli sintetici silice-allumina trattati con acidi inorganici. Il principale vantaggio operativo del cracking catalitico rispetto a quello termico consiste nelle temperature più basse, il che diminuisce la formazione di coke, aumenta il grado di conversione della reazione e sollecita meno drasticamente i materiali dell'impianto. Per il cracking in presenza d'idrogeno, vedi idrocracking.

W. L. Nelson, Petroleum Refinery Engineering, New York, 1958; A. Girelli, Petrolio grezzo. Raffinazione e prodotti, Milano, 1968; R. Norris Shreve, Chemical Process Industries, New York, 1969; Autori Vari, Enciclopedia dell'Ingegneria, Milano, 1972; G. Guerrieri, Impianti petroliferi, Milano, 1980.