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cripta

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Lessico

sf. [sec. XIII; dal greco krýptē].

1) Luogo parzialmente o interamente interrato, coperto a volta e usato dai primi cristiani per individuare gli ipogei più vasti che si aprivano lungo le gallerie delle catacombe. Per estensione, cappella sotterranea nella quale sono conservate le reliquie o la tomba stessa del martire.

2) In anatomia, piccola cavità di forma varia, situata in un organo o altra formazione: cripta sinoviale, cripta tonsillare, ecc.

3) In botanica, cripta stomatica o stomatifera, cavità presente nella foglia dell'oleandro, in cui l'epidermide inferiore forma delle introflessioni subsferiche nelle quali si vengono a concentrare gli stomi e in cui vengono prodotti anche numerosi peli. Rappresenta un adattamento xerofilo per ridurre la traspirazione.

Architettura

Nell'architettura romana venivano chiamate cryptae le costruzioni a ordini sovrapposti che sorreggevano le gradinate dei teatri, dei circhi, degli anfiteatri, mentre lo stesso vocabolo indicava, nel periodo paleocristiano, l'insieme delle gallerie nelle catacombe. Intorno al sec. VIII, la traslazione delle reliquie dai cimiteri extraurbani alle chiese comprese entro la cinta muraria pose il problema della creazione di ambienti atti a ospitare i sacri resti e a renderli accessibili ai visitatori e vennero così ricavati ambienti sotterranei in corrispondenza del presbiterio. La cripta assunse poi, in alcune chiese, l'aspetto di vera cappella. Spesso non completamente sotterranea, questa obbligò a una notevole sopraelevazione della zona presbiteriale. Nel periodo romanico e in quello gotico la cripta si estese considerevolmente, arrivando talvolta a coprire un'area maggiore di quella del presbiterio sovrastante.