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cristianésimo

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Lessico

Sm. [sec. XIII; dal greco Christianismós, tramite il latino tardo Christianismus]. La religione che trae la sua origine dalla predicazione della buona novella (evangelo) di Gesù Cristo e che ha caratterizzato la civiltà occidentale. È quindi una dottrina che non scaturisce da un complesso di credenze religiose quali l'animismo o l'induismo, ma da un fondatore, il quale ha provocato una svolta rispetto al giudaismo.

Teologia

Fondatore del cristianesimo e autore della buona novella, Cristo è anche Dio e perciò oggetto del culto cristiano. Per questa sua intrinseca partecipazione alla natura divina, Egli è in grado di dare ai suoi fedeli una conoscenza diretta sulla vita intima della divinità e di plasmare su di essa la sua Chiesa, perché in ogni momento essa senta crescere la sua vita nella luce e nella sostanza della Grazia, il misterioso alimento che dall'alto scende a corroborare la vita della Chiesa. Ma Cristo si completa nella sua Chiesa non solo come luce e vita dell'anima: Egli è il Dio incarnato per adempiere alla sua missione di Salvatore del genere umano. È il momento più alto della vita di Cristo, quello in cui si manifesta il suo amore per gli uomini: all'abisso d'iniquità del mondo Egli commisura l'abisso del suo amore, annunziando la sua morte redentrice e svelando nel contempo la fonte della vita divina, che è amore infinito che lega il Padre al Figlio nella persona dello Spirito Santo. Su questa tipologia s'impernia tutta la vita del cristianesimo, che nell'amore di Dio abbina quello del proprio prossimo transustanziando la relazione umana nel fuoco dell'amore: Cristo quindi non si esaurisce nel suo momento storico, ma si perpetua nella sua Chiesa con una presenza sempre attuale e inesauribile. Il cristianesimo è altresì una “religione del libro”: infatti ha come punto di riferimento degli scritti sacri, la Bibbia, nella quale hanno il loro minimo comune denominatore tutte le “denominazioni” cristiane, al di là di differenze e divergenze talvolta rilevanti. In senso lato, le maggiori Chiese cristiane sono la Cattolica Apostolica Romana, l'Ortodossa (Cristianesimo orientale) e quelle di derivazione protestante, quel gruppo cioè di denominazioni e di sette che ruotano attorno alle dottrine di Lutero, di Calvino e di altri riformatori religiosi. Fin dal messaggio evangelico (quello cioè riportato nei quattro Vangeli) la concezione cristiana trova la sua più pregnante espressione nell'unica preghiera raccomandata da Gesù, il Padre Nostro (Vangelo di Matteo, cap. VI, 9-13) e nelle cosiddette otto beatitudini (Matteo, cap. V, 13-12; Luca, cap. VI, 20-22). Dalla predicazione di Gesù risulta con evidenza che la relazione uomo-Dio è sentita altresì con un forte senso comunitario che si esprime fin dalle origini con un rito tangibilmente “cristiano”, quello cioè della Santa Cena. È chiaro che una caratterizzazione dell'essenza del cristianesimo comporta inevitabilmente un'interpretazione del cristianesimo stesso. C'è tuttavia una serie di punti che sono nel cristianesimo irrinunciabili: la predicazione del regno di Dio e del suo avvento (vedi anche escatologia); l'asseverazione di un Dio personale che, particolarmente nel Nuovo Testamento, è sentito come Padre; un'interpretazione altamente spirituale della dignità dell'uomo (anima, spirito) e un'aspirazione “rivoluzionaria”, ma pacifica, a una migliore giustizia; la centralità e la necessarietà dell'amore: “Il compimento della legge è l'amore”, dice Paolo nell'Epistola ai Romani (13, 10). La fede appunto dei primi cristiani è centrata sulla credenza nella resurrezione corporale di Gesù. Poiché nella storia il messaggio di Cristo si è configurato in Chiese, importante è il concetto neotestamentario di ekklesía, un termine che trova chiara trattazione nelle lettere paoline. L'unità della Chiesa è una formulazione tipica del cattolicesimo, la cui ecclesiologia si colloca fin dagli inizi polemicamente rispetto ad altre concezioni volte di più in direzione profetico-spiritualistica (richiamo diretto allo Spirito Santo).la partizione degli storici Bihlmeyer e Tuechle, dividiamo la storia del cristianesimo nei seguenti periodi storici: antichità (fino al sec. VII), Medioevo, epoca delle Riforme (con epicentro nel sec. XVI), epoca moderna, epoca contemporanea.

Cenni storici: antichità

Dall'epoca evangelica al sinodo trullano del 692: in questo arco di tempo, fondamentale è l'anno 313 (Editto di Costantino), in quanto il cristianesimo diviene religio lícita e si appresta a sostituirsi definitivamente al paganesimo. In questi primi secoli il cristianesimo si diffonde in Oriente, nell'Africa settentrionale e nell'Europa mediterranea. Nato in Palestina, viene portato in Occidente soprattutto a opera di Paolo di Tarso (sec. I). La sua rapida diffusione è favorita dall'unità politica, culturale, economica dell'Impero Romano. Come tutte le religioni e le ideologie il cristianesimo, concretandosi nella Chiesa, si trova ad affrontare tendenze rigoriste e radicali, tra cui ricordiamo quelle dello gnosticismo, del manicheismo, del montanismo, con tutte le loro implicazioni millenaristiche. In questi primi tre secoli, scontrandosi con la religione di potere (paganesimo romano), i cristiani sono più volte perseguitati, donde tutta la letteratura apologetica, la quale, con la teologia dei Padri della Chiesa, soprattutto di Ambrogio, Girolamo, Agostino, è alla base della dottrina cristiana. Il trasferimento del centro imperiale a Costantinopoli fa di questa città il centro della cristianità orientale. L'editto di TeodosioDe fide catholica (promulgato a Tessalonica nel 380) fa in pratica del cristianesimo la religione di Stato, e da allora esso si espande via via fino al sec. VII nel mondo allora conosciuto, ostacolato verso la fine dall'islamismo. In quest'epoca si sviluppano le controversie trinitarie e cristologiche che vengono dibattute nei primi grandi concili ecumenici. Infine, di fondamentale importanza, anche per l'influsso che ebbe sulla spiritualità medievale, è il diffondersi del monachesimo, di cui fu iniziatore in Italia Benedetto da Norcia.

Cenni storici: Medioevo

Nell'alto Medioevo (fino al sec. XI) il cristianesimo si diffonde tra i popoli germanici e slavi. Purtroppo lo scisma greco del 1054 sanziona la divisione tra Chiesa Latina e Chiesa Orientale. Nel basso Medioevo (sec. XI-XII-XIII), dopo la decadenza dei sec. IX e X, si assiste a una ripresa del cristianesimo. Momento tipico della cristianità occidentale di questi secoli è il conflitto tra Chiesa e Stato (sacerdotium-imperium con le relative degenerazioni in teocrazia e cesaropapismo), di cui un aspetto drammatico è rappresentato dalla lotta delle investiture. L'espansione cristiana vede inoltre due fenomeni ben diversi: uno esterno-trionfalistico nelle crociate, l'altro interiore e spirituale nella fioritura degli ordini monastici, soprattutto nella fondazione e affermazione dei due grandi ordini mendicanti: francescano e domenicano. Rilevante per il suo carattere emblematico di contestazione anti-clericale è il moltiplicarsi di correnti religiose condannate come eretiche (catari e albigesi, patari, valdesi, spirituali, ecc.), nelle quali sono presenti motivazioni sociali e pauperistiche. La teologia scolastica fa da supporto culturale e filosofico alla civiltà cristiana del Medioevo; nel suo ambito particolare va menzionato il pensiero di Tommaso d'Aquino e della Scolastica.

Cenni storici: epoca delle riforme

Tra il 1294 e il 1448 il cristianesimo subisce un travagliato processo critico. Con la morte di papa Bonifacio VIII (1303), sotto il quale la teocrazia aveva raggiunto il suo acme, assistiamo alla cattività avignonese (1309-77) e allo scisma d'Occidente. Il centralismo romano deve affrontare l'assalto dei fautori del conciliarismo e dei cosiddetti preriformatori; è inoltre scosso da preoccupanti tendenze ecclesiastiche centrifughe (tipica quella del gallicanesimo). Particolarmente incisivi sono i movimenti “ereticali” che fanno capo a J. Wycliffe e a J. Hus. Inoltre, mentre in epoca carolingia e con le crociate la cristianità si era validamente difesa dagli attacchi dell'Islam, ora la minaccia turca si fa preoccupante. Nel 1453 avviene la catastrofe della caduta di Costantinopoli. Nel sec. XVI le esigenze di riforma religiosa si concretizzano in modo decisivo. Rimaste isolate o inascoltate le istanze spirituali del domenicano Girolamo Savonarola e di alti e sensibili prelati ortodossi (vedi Controriforma), nonostante gli ammonimenti presaghi di un Erasmo da Rotterdam, nei primi decenni del sec. XVI si hanno la radicale contestazione dei riformatori protestanti e lo scisma anglicano: Roma corre ai ripari con il Concilio di Trento (provvedimenti dottrinali e disciplinari) e reagisce con la Controriforma (rilancio spirituale con l'azione di nuovi ordini quali la Compagnia di Gesù; reazione politico-militare). Si restringono così le aree territoriali protestanti ma la teologia cristiana viene assorbita dalle grandi tematiche, care ai protestanti: libertà-grazia; autorità-obbedienza; repressione-libertà di coscienza, ecc. Nell'ambito dell'incipiente protestantesimo, poi, si profilano tendenze a carattere profetico-spiritualistico (anabattisti, antitrinitari, “spirituali liberi”, ecc.). Per quanto riguarda l'espansione del cristianesimo nel mondo, va positivamente considerata l'attività, che diventerà presto imponente, delle missioni cattoliche, e ciò in concomitanza con le scoperte geografiche e lo sfruttamento delle nuove grandi linee commerciali.

Cenni storici: epoca moderna

Dal Cinquecento in poi, in Occidente, il cristianesimo si frantuma in un pluralismo di grandi Chiese e di numerose correnti e sette religiose. Oltre al cattolicesimo e alle Chiese Orientali, si vanno formando, sulla scia della contestazione protestante, le cinque denominazioni “evangeliche”: anglicani, luterani, riformati, metodisti, battisti. Nel Settecento, l'illuminismo tende a sostituire ai valori tipicamente cristiani del Medioevo altri valori “laici” e una nuova visione etica e culturale del mondo, che sfocerà nella Rivoluzione francese. Dopo la rivoluzione, nonostante la reazione del Congresso di Vienna e la Restaurazione (che è caratterizzata dal connubio tra trono e altare), il cattolicesimo si trova a operare su un piano difensivo, non esente da un certo spirito aggressivo. I papi Pio IX (1846-78) e Leone XIII (1878-1903) attaccano aspramente le ideologie dominanti nell'Ottocento (liberalismo, con la libertà di coscienza, di stampa, ecc., socialismo, comunismo), vedendo nella Rivoluzione francese e, più a monte, nella Riforma protestante la radice di tutti i mali: la causa cioè della dissoluzione della civitas christiana. Nel 1869-70 il Concilio Vaticano I sancisce il principio dell'infallibilità pontificia (in fide et moribus, cioè nelle questioni di fede e del costume). All'asseverazione intransigente del primato papale (che rimane un ostacolo non indifferente al movimento ecumenico) si accompagna paradossalmente la fine del potere temporale della Chiesa Romana, il che schiude la possibilità di un più proficuo dialogo tra le varie confessioni cristiane. D'altro canto il cattolicesimo ottocentesco vede un notevole rilancio spirituale e devozionale accompagnato da vaste attività missionarie, a opera di nuove congregazioni. Per quanto riguarda l'area cristiana non cattolica gli “evangelici”, seguendo i classici tre modi d'organizzazione del presbiterianesimo, dell'episcopalismo e del congregazionalismo, si distinguono per una particolare rinascita spirituale. Anche i protestanti si dedicano ad attività missionarie e con successo; infatti le confessioni anglosassoni d'origine calvinistica sostengono le loro missioni con tutto il peso della loro economia capitalistica (la ricchezza come impegno civile e religioso). Alle soglie soprattutto del sec. XX si affermano movimenti religiosi particolari, quali per esempio gli Avventisti, i Pentecostali, i Testimoni di Geova e l'Esercito della Salvezza.

Cenni storici: epoca contemporanea

Se si osserva complessivamente la situazione del cristianesimo nel mondo contemporaneo, occorre riconoscere che esso attraversa una crisi che peraltro rispecchia il carattere di transizione che è stato tipico del sec. XX. Del resto già fin dagli inizi dell'Ottocento si era fatto palese come l'industrializzazione portasse le masse proletarie al di fuori dell'alveo cristiano. I metodisti inglesi, sulla scia di J. Wesley (1703-91), avevano con preveggenza affrontato l'incipiente fenomeno di secolarizzazione che ha poi investito persino la stessa teologia cristiana. In poco più di un secolo la società industriale, raggiungendo notevoli traguardi economici (consumismo, benessere diffuso, neocapitalismo, ecc.), ha irrimediabilmente dissolto quella società arcaica cristiana che aveva il suo punto di riferimento in un ambiente tradizionalmente agricolo (una constatazione, questa, particolarmente valida per le aree cattoliche). Al processo di scristianizzazione delle masse proletarie hanno contribuito inoltre ideologie politiche di tipo socialistico (marxismo-leninismo), il soggettivismo e il relativismo in campo culturale e artistico (si consideri la filosofia esistenzialistica) e infine la crisi dei valori morali provocata da due esiziali guerre mondiali e da fenomeni aberranti e inumani quali quello del nazismo. Nel proporre rimedi a quello che appare come un declino della validità stessa del messaggio cristiano, i cristiani più impegnati si sono divisi anche all'interno delle singole Chiese (nel mondo cattolico, polemica tra cattolici “inquietanti” o critici o “del dissenso” e cattolici tradizionali; nel mondo protestante, polemica attorno alle proposte della cosiddetta “teologia radicale” o “della morte di Dio”.). Secondo stime del 2000 i cristiani nel mondo assommano a 1.999.600.000, pari al 33% della popolazione del globo. Le grandi Chiese cristiane contano i seguenti membri: cattolici 1.057.000.000; protestanti (compresi gli anglicani) 421.000.000; ortodossi 215.000.000.

Cenni storici: dalla Rerum Novarum alla Centesimus Annus

Nella Chiesa Cattolica, fin dal 1891, con la lettera enciclica Rerum Novarum sulla questione sociale, Leone XIII aveva iniziato il recupero delle masse proletarie che sembravano sfuggire alla sfera spirituale cattolica. Pio X (1903-14), pur avendo compiuto notevoli riforme, affrontò con durezza la crisi della cultura cattolica scoppiata agli inizi del sec. XX (il modernismo) sì da bloccare per lungo tempo ogni sincero tentativo di apertura e di adeguamento culturale-religioso. Nel periodo 1920-50 la religione cattolica perde grandi territori (Europa orientale, Cina, ecc.), ma acquista maggior prestigio in Occidente. Per quanto riguarda l'Italia, i Patti Lateranensi risolvono la pericolosa diatriba tra Stato e Chiesa e il grave dissidio tra coscienza nazionale e coscienza religiosa. Il pontificato di Pio XII (1939-58) si è contraddistinto per la rigorosa neutralità osservata nel II conflitto mondiale e, poi, per la decisa condanna del comunismo (viene coniato il termine di “Chiesa del silenzio” a indicare la Chiesa perseguitata nelle terre a regime comunista). Interessanti sono, sempre nel pontificato pacelliano, alcune grandi “manifestazioni” del mondo cattolico; quelle, per esempio, dell'Anno Santo (1950) e dell'Anno Mariano (1954). D'altro canto, la promulgazione del dogma dell'Assunzione corporea di Maria in cielo (1950) ha lasciato sconcertate quelle Chiese protestanti che rimangono ancorate alla più rigorosa cristologia. Nel 1958 è eletto papa Giovanni XXIII, che convoca il Concilio Vaticano II (1962-65) per affrontare le grandi tematiche della Chiesa, della Rivelazione, della Liturgia e soprattutto quella delicatissima dei rapporti Chiesa-mondo contemporaneo. Portato a termine dal successore Paolo VI (1963-78), il Vaticano II appare più un punto di partenza che un punto di arrivo, anche perché le inquietudini del nostro tempo rendono quanto mai arduo ogni tipo di analisi del presente e del futuro. Paolo VI, che ebbe il gravoso compito di “gestire” il post-concilio, si mosse con prudenza non disgiunta da ripensamenti (problema del controllo delle nascite; ubbidienza; celibato ecclesiastico; ecumenismo; ecc.). Con il pontificato di Giovanni Paolo II, il polacco Karol Wojtyła (ottobre 1978), la Chiesa ha accentuato l'attenzione ai problemi dell'Est europeo, giocando indubbiamente un importante ruolo nel processo di democratizzazione della Polonia e, più in generale, dei Paesi comunisti. Ma la figura di questo pontefice si è anche caratterizzata in un forte impegno teso a rilanciare il ruolo universale della Chiesa, testimoniato dai frequenti viaggi pastorali, in particolare nel Terzo Mondo, e dai numerosi richiami al valore fondamentale della pace. Significativi gli interventi sui problemi della decadenza dei costumi indotta da uno sfrenato consumismo. Da segnalare, inoltre, anche una rinnovata attenzione ai problemi sociali e del mondo del lavoro con la pubblicazione (maggio 1991) dell'enciclica Centesimus Annus.

Cenni storici: i protestanti

In campo protestante si è andato accentuando il frazionamento determinato dallo stesso impegno individuale e personale e dal porsi in un rapporto immediato con il divino. In Italia nel 1967 il movimento protestante ha creato un Consiglio Federale delle Chiese Evangeliche, di cui fanno parte la Chiesa Evangelica Valdese, l'Unione delle Chiese Evangeliche Battiste, la Chiesa Evangelica Metodista d'Italia, l'Associazione Missionaria Evangelica Italiana, la Chiesa Evangelica Luterana d'Italia, l'Esercito della Salvezza. A tale consiglio aderiscono poi: le Assemblee di Dio in Italia, l'Unione delle Chiese Cristiane Avventiste, la Chiesa Cristiana dei Fratelli, la Chiesa Apostolica, i Pentecostali. Interessante in Europa è stato il cammino del protestantesimo tedesco negli ultimi due secoli. Sulla scia di F. D. E. Schleiermacher, Albrecht Ritschl (1822-1889) ha sviluppato un sistema teologico con un'accentuazione in senso critico-storico e biblico. Egli ha creato in seno alla cosiddetta “teologia liberale” una scuola che nel periodo della I guerra mondiale era una delle più considerate in Germania (ricordiamo il periodico Christliche Welt). È da questo ambito che è venuto il grande studioso tedesco A. von Harnack. Le Chiese territoriali luterane tedesche sono unite nella Evangelische Kirche in Deutschland (formatasi a Eisenach nel 1948). Questa Chiesa luterana conclude, per così dire, la lunga storia del luteranesimo tedesco, che vide sia la formazione di una Chiesa Evangelica Tedesca (1933), che aderì al nazismo, sia la reazione della Bekennende Kirche (Chiesa Confessante), sorta sotto l'influenza del pensiero teologico di K. Barth. Un discorso storico sul cristianesimo merita di essere concluso con la menzione di A. Schweitzer, fondatore della cosiddetta scuola escatologica (J. Weiss, A. Loisy). Schweitzer ha sentito l'esigenza di riproporre tangibilmente e concretamente il messaggio cristiano al nostro mondo travagliato, quasi che anche il più rigoroso discorso culturale fosse insufficiente. Su queste carenze anche nel mondo protestante si è aperto un dibattito fortemente condizionato dalle istanze politiche e sociali. Tra i vari teologi meritano una citazione O. Cullmann (che fu osservatore protestante al Concilio Vaticano II) e R. Bultmann, il quale ha tentato di salvare la realtà del soprannaturale con una tesi di sapore esistenziale che è stata molto combattuta da altri teologi cristiani.

Cultura: il rapporto fra cristianesimo e filosofia

Tra i molti problemi che il cristianesimo porta con sé in sede filosofica, emerge anzitutto il rapporto tra verità cristiana e verità filosofica. Il cristianesimo infatti, pur non essendo una filosofia né riducendosi a una dottrina, ha elementi che necessariamente vengono in rapporto con la filosofia. Nasce di qui il problema – a lungo dibattuto e mai compiutamente risolto – della legittimità di una filosofia cristiana: per esempio San Tommaso subordina la filosofia alla teologia; Feuerbach sostiene l'impossibilità di una filosofia cristiana; Hegel identifica il contenuto della filosofia con quello del cristianesimo. In generale si può affermare che il cristianesimo ha recato contributi (l'universalità della fratellanza, il valore della sofferenza, il primato della coscienza e dell'intenzione, il peccato come rottura di un rapporto personale di amore e non come infrazione a una legge) e posto problemi (rapporto ragione-fede) che, anche sul piano strettamente filosofico, non si possono trascurare. Di qui i problemi del rapporto del cristianesimo con la filosofia classica (considerata come esempio di ciò a cui la ragione non illuminata dalla grazia può giungere e quindi espressione – la più completa – della potenza di una ragione puramente naturale) e con tutta la successiva filosofia sorta indipendentemente o in polemica con il cristianesimo. È innegabile inoltre che lo stesso tentativo di tradurre in formulazioni precise (dogmi) le verità del cristianesimo non è indipendente dall'assunzione di una determinata prospettiva culturale.Il tomismo è sembrato per lungo tempo offrire in questo senso l'appoggio più saldo e sicuro.

Cultura: il rapporto fra cristianesimo e storia

Un ultimo problema, infine, concerne il rapporto del cristianesimo con la storia. È sembrato talora che la dimensione escatologica del cristianesimo lo obbligasse a una netta separazione tra spirito e carne e segnasse una pessimistica condanna della carne, del mondo e di ogni autonomo impegno umano. Sono scaturite di qui due opposte forme d'integrismo: una, che chiameremo monastica, che induce il credente al disinteresse per il mondo; l'altra che chiameremo politica, che induce al tentativo d'impossessarsi e di cristianizzare tutte le strutture mondane per salvarle (il tentativo teocratico nel Medioevo di creare una res publica christiana). È tuttavia sempre rimasta chiara, al di là di queste interpretazioni, l'esigenza di cogliere la prospettiva escatologizzante del cristianesimo, che, proprio per la sua dimensione di trascendenza, conosce la radicale relatività di ogni assoluto puramente umano, ma che al tempo stesso conosce l'obbligo di realizzare attraverso il dato umano il regno di Dio.

Pedagogia

Nel campo pedagogico il cristianesimo si è sempre fondato sull'insegnamento del Cristo, il quale coepit facere et docere, prima cioè diede ai suoi discepoli l'esempio con la sua vita e poi formulò le linee del suo insegnamento. Nella Chiesa la tematica dell'imitatio Christi è sempre stata il punto di forza della sua pedagogia e se ha raccolto i più ampi frutti nel campo più particolarmente religioso, ha dilatato il suo orizzonte anche all'insegnamento delle discipline profane, vedendole come manifestazioni della sapienza divina e quindi finalizzandole alla conoscenza di Dio; altro elemento non meno importante è l'evidenza data alla volontà, come elemento essenziale nell'opera di rigenerazione dell'uomo e nel suo perfezionamento: è la volontà che infatti opera sullo stesso piano della grazia e che diventa protagonista della salvezza dell'uomo. Nella prassi educativa cattolica generale però il principio d'autorità ha prevaricato il rapporto con cui il Cristo aveva risolto il dualismo maestro-scolaro: rapporto cioè fondato tanto sulla superiorità del maestro quanto sull'amore scambievole tra lui e il discepolo; infatti, mentre il Vangelo di San Matteo presenta Gesù come uno che insegna “con autorità”, il Vangelo di San Giovanni lo mostra nell'atto di lavare i piedi ai suoi discepoli, e a San Pietro, che se ne schermisce, il Maestro risponde che se non vi avesse consentito, avrebbe rotto l'intima unità che fino a quel momento lo aveva legato a lui e che era tale da durare in eterno.

Per la religione

E. Buonaiuti, Storia del Cristianesimo, Milano, 1942-43; P. Tillich, Storia del pensiero cristiano, Roma, 1962; J. Dupuis, Gesù Cristo incontro alle religioni, Assisi, 1989.

Per la filosofia

K. Pruemm, Christentum als Neuheitserlebnis, Friburgo, 1939; O. Stimmel, R. Stahlin, Christliche Religion, Francoforte, 1957; J. N. D. Kelly, Early Christian Creeds, Londra, 1960; N. Martin, L'histoire de l'Eglise, Parigi, 1966; J. Chacin Ducharne, Sul dogma cristiano, Lodi, 1988.