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curaro

sm. [sec. XIX; dal francese curare, voce d'origine caribica]. Materiale viscoso, catramaceo, di origine vegetale, impiegato come veleno per frecce da alcune popolazioni indigene del bacino amazzonico, dell'Orinoco, della Guyana e dell'Ecuador. Il curaro si presenta come una massa bruno-nerastra, gommosa, solubile in acqua. Le sue principali varietà vengono spesso indicate con i nomi di tubocuraro, vasocuraro, calabassocuraro, in riferimento ai contenitori originali adoperati dalle diverse tribù per la conservazione e il trasporto del veleno. I diversi tipi di curaro meglio conosciuti provengono da alcune specie vegetali dei generi Chondodendron e Strychnos (Chondodendron tomentosum, Strychnos toxifera, Strychnos letali, ecc.) largamente diffuse nelle zone tropicali e subtropicali americane. Da queste piante sono stati isolati numerosi alcaloidi tossici, tra cui la d-tubocurarina, le tossiferine, l'alfa- e la beta-eritroidina. Gli studi sulla composizione chimica delle suddette sostanze hanno portato alla preparazione di vari curari sintetici, i quali trovano importanti applicazioni nella preanestesia chirurgica. Comuni curari di sintesi sono la gallamina, la succinilcolina, il decametonio, il benzochinonio. I curari agiscono sulla muscolatura volontaria con effetti paralizzanti, in quanto bloccano la trasmissione degli impulsi dai nervi motori alle fibre muscolari striate. In rapporto al meccanismo dell'azione i curari si distinguono in competitivi (o pachicurari) e depolarizzanti (o leptocurari). I primi antagonizzano con meccanismo competitivo l'azione dell'acetilcolina, i secondi provocano invece un accumulo della stessa acetilcolina nelle giunzioni neuromuscolari, determinando uno stato di depolarizzazione permanente che si traduce nel blocco della trasmissione degli stimoli. Nell'uomo la paralisi curarica colpisce progressivamente i muscoli delle palpebre, gli oculomotori, i muscoli del collo, i faringei e i laringei (impedimento della deglutizione e della fonazione), quindi i muscoli degli arti superiori e inferiori. Vengono infine bloccati gli intercostali e il diaframma, con conseguente asfissia per arresto della respirazione. I caratteri e l'estensione della paralisi dipendono dal tipo di curaro, dalla dose impiegata e dalla velocità della sua somministrazione endovenosa o intramuscolare. Va rilevato a tale proposito che, essendo i curari scarsamente assorbiti dall'intestino, la loro somministrazione per bocca è del tutto innocua, così come lo è l'ingestione della carne di animali uccisi con frecce intrise di curaro. In campo chirurgico i curari vengono adoperati per produrre il completo rilasciamento muscolare negli interventi sull'addome e sul torace, nella chirurgia oftalmica e ortopedica, negli interventi esplorativi e operativi sulla laringe. In campo medico trovano impiego nelle paraplegie spastiche, nella shockterapia, nel laringospasmo; non sono più usati nella terapia del tetano.