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dècima

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Lessico

sf. [sec. XI; dall'agg. latino decíma, f. di decímus].

1) La decima parte del raccolto o del reddito di qualsiasi attività che, secondo le epoche e le usanze, veniva pagata come tributo al sovrano, al feudatario, alla Chiesa, ecc. Per estensione, tassa: pagar le decime, anche figurato.

2) In musica, intervallo di dieci gradi della scala.

Storia

Nell'antica Grecia e, successivamente, nel mondo romano, la decima era pagata sui frutti di un terreno – analogamente a una vera e propria imposta fondiaria – e sul bottino di guerra. Essa veniva corrisposta allo Stato, alla città o agli addetti al culto di un tempio (a Ercole vincitore, Apollo e Diana); nel primo caso mediante tale esborso veniva riconosciuto il diritto dello Stato su una terra. A Roma, nell'età repubblicana e durante il principato, la riscossione della decima era affidata ad appaltatori, detti pubblicani. Il sistema delle decime si sviluppò rapidamente nell'epoca medievale, soprattutto nella forma di contribuzioni ecclesiastiche. Tale usanza affonda le sue radici nella tradizione biblica: la legislazione mosaica stabiliva una duplice decima, quella ordinaria su tutti i frutti della terra, da offrirsi in natura o in danaro, e quella straordinaria, triennale, prelevata su tutte le entrate dell'anno di scadenza. La legislazione carolingia, considerato che il servizio del culto era d'indole pubblica, rese generale l'obbligo giuridico di pagare le decime su tutti i beni produttivi di un reddito. In seguito si distinse la decima prediale o dominicale che gravava su un fondo dalla decima personale o sacramentale che si pagava alla parrocchia di residenza. Spesso le decime erano cedute in appalto ai laici e si confondevano così con i canoni di affitto. Fin dal sec. XIII da parte laicale e, più tardi, nell'epoca delle riforme, anche da parte ecclesiastica, si levarono gravi critiche contro le decime che, in generale, furono ridotte e iniziarono la loro decadenza. Verso la fine del sec. XVIII si ebbero vari provvedimenti di soppressione che si accentuarono con l'avvento della Rivoluzione francese, pur mantenendo una diversa gradualità a seconda dei Paesi. Nel Regno d'Italia, in particolare, le decime e le altre imposte affini furono completamente abolite con legge 14 luglio 1887. § Decima ecclesiastica (o sacramentale o spirituale), tributo generico, ordinario, gravante sui fedeli. Il diritto canonico stabilisce le decime in ogni regione secondo i peculiari statuti e le consuetudini. Esse sono dovute ad alcuni enti ecclesiastici quale corrispettivo dell'amministrazione dei sacramenti, della cura d'anime e, in genere, delle funzioni di culto. Le decime “dominicali” sono legate ad antiche concessioni di fondi, o anche di capitali. Abolite le decime, con la già citata legge del 1887, sono state conservate, in corrispondenza dei servizi generici resi dagli enti ecclesiastici alla popolazione, le altre specie di prestazioni terratiche, come le “dominicali”.

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