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dèlta (geomorfologia)

pianura alluvionale di forma generalmente triangolare (simile alla lettera greca Δ) originata dai depositi sedimentari alla foce di un corso d'acqua diviso in rami divergenti. I delta "Per i cartogrammi di delta compatto e digitato vedi il lemma del 7° volume." possono raggiungere estensioni ragguardevoli, come nei casi, per esempio, delle pianure deltizie del Nilo(24.000 km²), del Mississippi (32.000 km²), del Gange-Brahmaputra (58.750 km²) e del Fiume Giallo (250.000 km²). La formazione di un delta è subordinata alla capacità che hanno i corsi d'acqua di riversare alla loro foce quantitativi di materiale superiori a quelli che il moto ondoso, le maree e le correnti litoranee riescono a disperdere. Per questo l'insorgere di un delta è possibile – almeno per i corsi d'acqua minori – solo nei mari poco profondi e tranquilli. Notevoli ostacoli alla crescita e allo sviluppo (avanzamento) dei delta possono essere altresì rappresentati: dall'eccessiva inclinazione del fondo marino; da eventuali fenomeni di subsidenza del fondo stesso o dall'innalzamento del livello del mare (a questi ultimi fenomeni è da collegare la distruzione, parziale o totale, di delta già esistenti, come è avvenuto per i delta del Reno, dell'Elba, del Weser, ecc.). Ciò non toglie tuttavia che alcuni corsi d'acqua particolarmente carichi di materiale riescano a compensare l'effetto della sommersione (Po, Nilo, Mississippi, ecc.) e, addirittura, ad ampliare il delta. Da un punto di vista genetico, si possono distinguere delta diretti e delta indiretti. I primi risultano dal progressivo avanzamento della superficie deltizia verso il mare aperto per continuo e massiccio apporto di materiale fluviale; i secondi corrispondono invece ai delta che avanzano per stadi, ciascuno dei quali è preceduto dalla formazione, al largo, di una barra di foce o di un cordone litorale, che isolano, verso l'interno, una laguna nella quale sfocia il corso d'acqua e che viene successivamente colmata (liman). Classico esempio di delta diretto è quello del Nilo, di delta indiretto è quello del Gange-Brahmaputra. Nell'ambito dei delta diretti si possono poi distinguere, in funzione della maggiore o minore velocità di accumulo del materiale e di avanzamento: delta digitati (Mississippi), delta lobati (Isonzo), delta compatti (Nilo), ecc., risultando ovviamente la forma tanto più irregolare quanto maggiore è l'attività costruttrice dei corsi d'acqua nei confronti dell'azione distruttrice del mare "Vedi gli schemi alla pagina 107 dell’8° volume." . Nei mari italiani, oltre agli esempi citati, è particolarmente diffuso il delta a sporgenza triangolare (Arno, Tevere, Volturno, Tagliamento, ecc.), che rappresenta anche la forma della maggior parte dei delta elementari che, insieme, costituiscono il grande delta padano (quest'ultimo rappresenta in particolare un esempio di delta indiretto, nel quale le successive barre di foce si trovavano a distanza assai ridotta dal fronte del delta e assumevano andamento arcuato, con massima distanza di fronte alla foce fluviale). Circa la struttura dei delta, va osservato come questa risulti assai più complicata nel caso dei delta lacustri, rispetto a quelli marini: nei primi è infatti presente una marcata discordanza angolare fra gli strati potamogeni superficiali, ad andamento suborizzontale, e quelli, marcatamente inclinati, che costituiscono il corpo principale del delta; questi ultimi presentano poi una spiccata selezione granulometrica longitudinale. Maggiore uniformità nella disposizione del materiale e una pendenza minore delle assise alluvionali frontali sono invece caratteristiche dei delta marini.