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dèmone

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Lessico

sm. [sec. XIII; dal latino daemon-ŏnis, che risale al greco dáimōn-onos].

1) Entità intermedia fra il divino e l'umano.

2) Genio ispiratore; personificazione di una passione travolgente: esser posseduti dal demone del gioco.

3) Lett., demonio.

4) In informatica, lo stesso che daemon.

Religione

In Grecia il termine designava una presenza extraumana limitata nel tempo e nello spazio: una specie di spirito legato a un'occasione o a un determinato luogo. Tipologicamente era un'entità inferiore agli dei, ma poteva indicare la stessa divinità (per esempio, in Omero) quando l'uomo avvertiva la presenza di un dio ma non sapeva di quale dio si trattasse. In altre parole, era la personificazione, più o meno momentanea, di una condizione di crisi che nasceva dalla sensazione di non potere agire secondo la propria volontà ma di essere “agiti” da qualcuno o da qualcosa. Il superamento della crisi si otteneva mediante l'accertamento della sua personalità, che permetteva di rivolgersi a lui e di cominciare, sia pure con un atto cultuale (per esempio, un'invocazione o una preghiera), a recuperare la propria capacità d'azione. Tale meccanismo di crisi e di recupero è ben noto nella fenomenologia religiosa, tanto che il termine demone è stato esteso alle più diverse religioni arcaiche e primitive per indicare concezioni simili alla greca: geni, spiriti, concezioni animistiche, ecc.

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