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damasco

sm. (pl. -chi) [sec. XIV; dal nome della città di Damasco].

1) Tessuto operato di aspetto levigato e uniforme ottenuto generalmente con filato di seta, nel quale campeggia l'armatura raso (solitamente in rapporto da 8) che rappresenta l'effetto di fondo. Il disegno, quasi sempre di ispirazione floreale, è ricavato per effetto di intreccio e non di colore ed è reso visibile, sul tessuto, dalla riflessione della luce che crea un contrasto tra “aspetto trama” e “aspetto ordito”. § Il damasco, di origine cinese, si diffuse prima in Oriente, trovando a Damasco nel sec. XII il centro più importante di produzione, e poi in Europa, dove era conosciuto già alla fine del sec. XIII. In Italia, prima del sec. XVI, fu prodotto solo il damasco di raso, a cui si aggiunsero poi il damasco marezzato, quello diagonale e quello con effetto di broccato. I damaschi italiani (prodotti a Lucca, Catanzaro, Venezia, ecc.) furono tra i più celebri. Nel damasco tessuto a macchina si usano, oltre al tradizionale filo di seta (damasco per paramenti sacri, arredamento, ecc.), filati misti (seta e lana, seta e cotone, ecc.), con cui si ottiene un tessuto detto damascato (talvolta anche bicolore), usato specialmente per tovaglieria (celebre quello di fiandra).

2) Acciaio ottenuto mediante la damaschinatura.