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deglutizióne

sf. [sec. XVII; da deglutire]. Complesso di meccanismi per mezzo dei quali avviene il passaggio del bolo alimentare o di un liquido dalla bocca allo stomaco. Nella deglutizione si distinguono tre fasi successive: la fase buccale, di natura volontaria, in cui il cibo viene masticato, lubrificato con la saliva, spinto dalla lingua nel retrobocca e forzato ad andare in faringe. Successivamente tutte le fasi della deglutizione sono involontarie, legate a riflessi scatenati dall'ingresso del cibo in faringe; la fase faringea, che comprende la chiusura delle fosse nasali e dell'epiglottide, l'elevazione e l'inclinazione del laringe in avanti sulla base della lingua, in modo da condizionare il passaggio del bolo nell'esofago. Una serie di riflessi impedisce la penetrazione del cibo nelle altre aperture che si trovano in faringe (laringe, tube di Eustachio, bocca e cavità nasali) in modo che esso venga spinto solo nell'esofago; la fase esofagea, in cui il bolo viene spinto nell'esofago per la contrazione della muscolatura faringea. In seguito, le sostanze solide progrediscono per mezzo di onde peristaltiche fino al cardias; i liquidi, normalmente, arrivano al cardias senza avere preso contatto con la mucosa dell'esofago. Il centro della deglutizione si trova nel bulbo; infatti, i disturbi della deglutizione si verificano nelle paralisi bulbari. Turbe della deglutizione caratterizzano la disfagia.

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