demènza

sf. [sec. XIV; dal latino dementía]. Grave deterioramento dell'efficienza intellettiva; nel linguaggio comune, insensatezza, stoltezza, follia. Deterioramento globale e progressivo di tutte le attività psichiche e del comportamento, sempre legato ad alterazioni organiche del cervello, con particolare compromissione delle funzioni intellettive, affettive e volitive. A differenza del ritardo mentale e di altre forme di insufficienza mentale, la demenza è una condizione acquisita. Ritenuta in passato l'espressione di diffuse alterazioni degenerative delle cellule nervose, e come tale irreversibile, oggi è riconosciuta come una sindrome che può originare da molteplici fattori, alcuni dei quali individuabili e trattabili. Tutte le demenze sono caratterizzate da progressiva perdita della memoria, compromissione del linguaggio, delle capacità di concentrazione, di attenzione, di giudizio critico, nonché da alterazioni dell'abilità di orientamento temporo-spaziale, dell'affettività, della personalità e delle funzioni cognitive. Si distinguono forme di demenza dette primarie o degenerative e demenze secondarie ad altre malattie a carico di vari organi e apparati. Al primo gruppo appartiene per esempio la malattia di Alzheimer, la causa più frequente di demenza. Sono invece forme secondarie quelle conseguenti per esempio a malattie endocrine (come ipo e ipertiroidismo, la sindrome di Cushingeccetera), a malattie infettive e infiammatorie del sistema nervoso centrale, la demenza vascolare ischemica eccetera. Con il termine pseudodemenza si configura un quadro demenziale nel corso di malattie propriamente psichiatriche (depressione e schizofrenia), in assenza di alterazioni neurologiche. È bene sottolineare che nei soggetti anziani è necessario distinguere tra forme di decadimento mentale che possono essere considerate normali per l'età (invecchiamento fisiologico) e forme francamente patologiche. Di norma il declino delle funzioni cognitive è graduale e coinvolge prevalentemente le capacità mnestiche (disturbi della memoria a carico della capacità di fissazione e di rievocazione); nelle vere demenza senili a questo decadimento si associano disturbi del linguaggio, compromissione dell'intelligenza astratta e pratica, alterazioni organiche del sistema nervoso centrale e, comunque, un quadro clinico più marcato di quello della demenza fisiologica. § In diritto, la demenza è fra le cause che determinano un'alterazione tale della mente da escludere nel soggetto la capacità d'intendere e di volere e di conseguenza l'imputabilità penale. La demenza rientra, infatti, nel caso del “vizio totale di mente” previsto dal Codice Penale.

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