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dermatoglifo

sm. [da dermato-+greco glyphe, incisione, intaglio]. Ciascuno dei particolari disegni che le creste cutanee formano sulle superfici volari delle dita (impronte o dermatoglifi digitali), delle mani (impronte o dermatoglifi palmari) e dei piedi (dermatoglifi plantari). I dermatoglifi sono noti fin dall'antichità, ma solo nel sec. XVII sono diventati oggetto delle prime segnalazioni di interesse scientifico da parte di anatomisti quali G. Bidloo e M. Malpighi; nella seconda decade del sec. XIX J. E. Purkinje effettuò un primo tentativo di classificazione sistematica. Verso la fine dello stesso secolo H. Faulds propose lo studio dei dermatoglifi digitali quale criterio per l'identificazione individuale e ne introdusse l'uso nell'individuazione di criminali; nello stesso periodo F. Galton propose una classificazione dei dermatoglifi digitali che tuttora è largamente adottata negli studi sulla popolazione. Il termine dermatoglifo è stato proposto da Cummins nel 1926. Dal punto di vista istologico ed embriologico le creste cutanee che costituiscono i dermatoglifi si formano dal 3º al 4º mese di vita fetale. Una volta costituite, esse restano inalterate per l'intera vita del soggetto per quanto riguarda sia il loro numero sia la loro direzione; di conseguenza saranno invariabili anche i disegni che esse formano sulla superficie cutanea. Abbastanza recentemente si è scoperta la correlazione fra la presenza di particolari disegni papillari e alcune anomalie cromosomiche quali la trisomia 21, la trisomia 18, la sindrome di Turner, quella di Keinefelter e altre. § Dermatoglifi digitali: nella comune pratica antropologica vengono generalmente distinti nei tre tipi fondamentali proposti da Galton: archi, anse e vortici. Gli studi condotti su numerose popolazioni hanno dimostrato che ciascuno dei tre tipi è presente con una frequenza percentualmente diversa e caratteristica in ogni gruppo umano. Per rendere più facilmente comparabili i dati relativi alle frequenze percentuali dei tre tipi di dermatoglifi digitali in popolazioni diverse sono stati proposti alcuni indici, dei quali i più utilizzati sono quelli di S. B. Holt, C. Midlo, M. S. Kamali. § Dermatoglifi palmari: il palmo della mano è percorso da numerose creste cutanee; alcune di queste, incontrandosi in corrispondenza della base di ciascun dito, formano delle particolari figure a forma di Y o trirradi. Da ciascun trirradio originano fasci o linee di creste papillari che si dirigono, con decorso più o meno curvo, verso la periferia del palmo; ogni linea viene denominata convenzionalmente con una lettera dell'alfabeto, mentre i suoi punti terminali sono indicati con numeri che vanno da 1 a 13. È così possibile costruire, per ciascun soggetto, una formula palmare in cui compaiono i numeri corrispondenti ai punti terminali presenti per ciascuna linea o per le sole linee principali. § Dermatoglifi plantari: sono i meno analizzati fra i dermatoglifi per quanto esista una sistematizzazione che segue principi di suddivisione e riconoscimento simili a quelli usati per i dermatoglifi palmari; di particolare interesse genetico è l'area corrispondente all'alluce, in cui la presenza di un disegno ad arco con concavità in direzione tibiale è stata correlata alla sindrome di Down.

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